Varie

Una nascita travagliata

La mia generazione è una considerata di frontiera. Siamo nati nell’era predigitale e oggi la nostra vita è  immersa nel digitale fino al collo.

Io mi ricordo benissimo della prima volta che il televisore ha fatto il suo ingresso trionfale nel salotto di casa nostra. Fino a quel giorno, ogni sera, la famigliola si riuniva intorno al letto della camera di mia nonna per parlare del più e del meno. Da quella sera in poi, ci sedevamo tutti quanti di fronte a quello strano aggeggio per assorbire passivamente tutto quello che ci passava.
Il computer anche l’ho visto arrivare, nel nostro piccolo paese di montagna, in Algeria. Prima se ne sentiva solo parlare. Poi lo si è visto sulla tv. Poi un giorno qualcuno mi informa che la casa della gioventù del comune ha ricevuto una dotazione di computer. Sono subito corso a vederli dal vivo. Ma non mi sono mai seduto di fronte ad una di quelle strane scatole. Per anni ogni volta che avevo bisogno di qualcosa fatto al computer andavo dal mio amico Rafik. Era il figlio del direttore della casa della gioventù. Aveva approfittato di tutte le occasioni di formazione che l’istituzione aveva messo a disposizione dei giovani ed era diventato esperto.
Io mi mettevo dietro di lui e lo guardavo estasiato giocare con le lettere e con le forme e le immagini. E poi con un semplice clic mandare tutto ad uscire da una stampante che sta dall’altra parte della stanza.
La prima volta che mi decisi finalmente a sedermi anche io di fronte ad una tastiera e ad uno schermo, avevo già più di 30 anni e vivevo in Italia da qualche mese. La mia compagna di allora, tedesca che già da piccola giocava con i primi Atapi e Komodore, mi disse che non potevo continuare ad essere analfabeta in materia e che non c’era niente di molto straordinario nell’usare questi aggeggi. Qualche mese dopo, con uno dei miei primi stipendi in Italia, mi compravo il mio primo portatile. Un Toshiba Satellite, che per l’epoca era il top. Oggi, 13 anni dopo, anche se continua a funzionare benissimo quella scatola che mi era costata uno stipendio intero è meno veloce ed ha meno memoria di qualsiasi telefonino.
Avendo visto nascere queste cose molti di noi li vivono ancora come degli alieni. Hanno invaso la nostra vita senza chiedere permesso e non tutti hanno accettato questa realtà.
Diversamente lo vivono i giovani, quelli della generazione digitale, nati con una tastierina in mano.
Mio fratello più grande, al quale avevo regalato il mio ormai obsoleto Toshiba Satellite, pochi anni dopo averlo comprato, e al quale avevo fatto lo stesso discorsino della mia compagna, ci mise una eternità ad imparare ad usarlo. Un anno dopo averglielo regalato gli chiesi: come va?
– “Bene, bene -rispose- Ormai scrivo molto bene. Sono capace di aprire Word e scrivere un documento e tutto..”
– “E poi?”
– “E poi per salvarlo, chiamo mia figlia (di 13 anni – ndr) e lei fa tutto. Non ha mai avuto un pc suo ma imparato così al volo.”
Due anni dopo facevo la stessa domanda, mio fratello mi rispose ” Adesso ho imparato anche a salvare uno floppy disk.”
“Fantastico- risposi io -Peccato solo che i floppy disk non esistono più da qualche anno.”
E’ così la nostra generazione. e con questo dobbiamo vivere. Quello che una ragazzina di 11 anni impara al volo senza nemmeno accorgersene, noi lo dobbiamo incidere nella nostra testa poco per volta. Come chi scolpisce il granito.
E’ di questo digital divide generazionale che soffre questo nostro progetto che sta nascendo a fatica. Anche se non possiamo dire che tutto il nostro gruppo è della stessa generazione. Per fortuna non siamodiversi solo per origini geografiche e culturali. Siamo diversi anche per generazione, per formazione curricolare, per esperienze lavorative e personali… Ma comunque la maggior parte di noi è cresciuta senza aggeggi elettronici e continua a vederli come degli alieni.
Questo fa sì che alla prima difficoltà tecnica (doversi registrare su una piattaforma di blog, ad esempio) le cose rallentano. L’entusiasmo iniziale comincia a vacillare. C’è chi risponde subito di non essere capace, c’é chi rimane lì a riflettere a lungo come se dovesse fare un tufo nel vuoto. C’è chi fa finta di niente, come se non avesse sentito, come fosse altrove. C’è chi ci prova e abbandona al primo ostacolo… C’è chi più tenace, più testardo, ci mette tempo e energia ma alla fine lo fa.
Un ostacolo certo arduo, visto il nostro rapporto con queste scatole infernali, visto la distanza tra di noi e che fa sì che è difficile darsi una mano gli uni gli altri.
Ma un ostacolo che non è del tutto insuperabile. Oggi in questo mondo, cani e porci hanno un blog. Se sono riusciti tutti ad iscriversi e ad imparare come funziona, allora ci riusciremo anche noi. Tutti. Basta che ci sia veramente la volontà di far nascere questo nostro progetto.

Come ogni nascita sarà travagliata. Ma come ogni nascita, dopo le sofferenze ci accorgeremo che valeva proprio la pena!

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