1. Le parole sono importanti!

Candele di sicurezza

NIl corteo di solidarietà con la comunità cinese a Tor Pignattarael crepuscolo che scendeva sul quartiere romano di Tor Pignattara, più di 10,000 persone hanno sfilato ordinatamente per le strade. In mano fiori bianchi e gialli, vestiti in colori scuri portando sottili candele bianche che hanno appoggiato in fila lungo il bordo di un parco, intorno ad un negozietto di giornali, sui gradini di una chiesa.

‘’Sicurezza: sì, sì, sì. Violenza: no, no, no’’. Le parole ripetute prima in mandarino e poi in italiano: uno slogan su cui tutti possono trovarsi d’accordo. Che poi è il motivo vero dietro questo corteo: non solo ricordare una bimba di nove mesi e suo padre uccisi con un colpo a bruciapelo qui vicino, ma soprattutto chiedere una vita più dignitosa, meno paura per tutti coloro che contribuiscono a questa società e che vorrebbero portare i propri bambini in strada senza timori, sorridere al vicino di casa, potersi rivolgere alle forze di sicurezza in caso di tragedia, fiduciosi che saranno intrapresi tutti gli sforzi possibili perché giustizia sia fatta.

Vivo da diversi anni ormai in questo quartiere e ho sempre trovato ammirevole il suo modo di far convivere i negozi di alimentari gestiti da famiglie dal Bangladesh con i ristoranti indiani e cinesi, un anziano calzolaio italiano, uno dei miglior posti per gustare un kebab e qualche call centre pakistano.  Da tanto tempo dico che non scambierei questa zona con i Parioli o Trastevere, anche se potessi permettermeli. Però, con la crisi e la demagogia dilagante, è pur sempre vero che la tensione non fa che crescere. E che il trasporto pubblico nella zona è pessimo, con vetture malandate e tempi di percorrenza poco affidabili. Che i muri sono troppo spesso imbrattati da graffiti di pessimo gusto. E da mercoledì scorso quando il delitto è stato commesso, sempre più macchine della polizia setacciano la zona e il suono delle sirene si sente con frequenza impressionante.

Durante il corteo sono state distribuite copie di una lettera scritta dal regista Andrea Segré, premiato in vari festival per i suoi film su temi collegati all’immigrazione in Italia, che vive in zona. La lettera inizia con le parole ‘’quelle candele… mi fanno tremare’’.  Parla di ‘’una violenza che taglia le vene di una città’’. Le prime scene del suo ultimo film, che racconta le difficoltà incontrate da  una donna cinese che cerca di portare il suo bambino in Italia, sono state girate nella strada accanto alla scena del delitto.

Tanto è stato detto e insinuato negli ultimi giorni su che tipo di attività svolgesse il padre della bambina, in quale losco giro possa essere stato coinvolto.  Delle mafie cinesi che gestiscono posti malfamati. Nessuna prova è stata trovata finora a corroborare questa ipotesi, se non una quantità consistente di soldi in contanti. E anche se fosse veramente così, poco cambia. Il corteo chiedeva sicurezza e giustizia. Di conseguenza vuole che eventuali membri della comunità cinese che contribuiscono all’insicurezza siano – anche loro – puniti. La richiesta è di una società solidale, civile, che lavora per creare il futuro. Ed erano in tanti a chiederlo.

Nel frattempo il consigliere comunale leghista di Albenga, Mauro Aicardi, pubblica un suo commento su Facebook, dicendo che ‘’ci vogliono i forni’’ in riferimento ad un altro episodio che ha coinvolto immigrati. Il sindaco della sua  città Rosy Guarnieri è subito corso in sua difesa, giustificando il ‘’suo essere spontaneo’’, affermando che lui ‘’è un ottimo marito e padre di famiglia, un bravo amministratore, un individuo leale’’.

L’immondizia, la volgarità, la sporcizia – anche quella a cui siamo pericolosamente abituati – va eliminata dal nostro modo di agire ed esprimerci.  E i fuochi, che si accedono per distrarre l’attenzione dai problemi di poca competenza e/o dai danni alle vite altrui, vanno spenti.

Candele, invece, possono essere usate per illuminare la strada. E quelle candele di Tor Pignattara non mi hanno fatto tremare, ma sperare. Organizzati, insieme, forse si può portare luce a una società su cui a volte sembra incombere il crepuscolo. (foto: autore)

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