1. Le parole sono importanti!

Il paese della CONCORDIA

Un contributo per la Stanza degli ospiti di Ismail Ademi

Il naufragio della nave Concordia di Costa Crociere, sta riempiendo gli spazi di informazione (e non solo) da qualche giorno. Una tragedia, causata da errori umani imperdonabili. Possiamo però fare alcune considerazioni sul nostro modo di vivere le notizie, su come ce le servono e sul livello di empatia che mettiamo in campo.

Il primo paragone che mi viene spontaneo è il modo in cui i media trattano i naufragi e spesso i morti, di navi piene di profughi o potenziali richiedenti asilo. Solo nel 2011 ci sono stati almeno 800/1000 dispersi, ormai quasi per certo morti, che in partenza dalla Tunisia cercavano protezione in Italia. Per non parlare poi delle decine di piccole imbarcazioni, piene anche di donne e bambini, che vengono avvistate dai radar della Capitaneria di Porto e poi svaniscono nel nulla. Ecco, loro di solito trovano posto (quando va bene) qualche secondo verso la fine dei Tg, e un trafiletto nei giornali. Ormai la gente non ci fa più caso: è normale che possa succedere, questo è il messaggio entrato nel profondo della nostra testa. Ecco, se i racconti drammatici dei passeggeri che erano sulla Concordia ci hanno toccato, quelli che potremmo ascoltare dai sopravissuti dei naufragi di fronte alle coste siciliane, potrebbero sconvolgerci. Riflettiamo su come i media considerano la vita umana a seconda del passaporto al quale si appartiene, oppure al ceto socio/economico.

La seconda considerazione sta tutta nel modo di concepire del nostro divertimento/vacanza sempre più low cost. Se ci fatte caso, sulla nave erano pochi gli italiani che ci lavoravano. Le mansioni più basse/pericolose/sottopagate venivano eseguiti da cittadini extracomunitari (filippini, peruviani, ecc). Su questo punto forse anche Coste Crociere dovrebbe far vedere come li ha assunti, se in Italia oppure direttamente all’estero e se li paga, come gira voce sui 100 dollari al mese. Quindi il più caro prezzo continuano a pagarlo coloro che hanno meno tutele e soprattutto vengono anche accusati di non aver soccorso in adeguato modo i passeggeri, perché parlavano solamente inglese e quindi non riuscivano a farsi capire!!

Moltissimi giornalisti, hanno trattato in minima parte questa cosa, e addirittura Giovanna Botteri in collegamento da New York con RAI 2, mentre sosteneva l’eco della notizia nel mondo, si limitava a menzionare le nazionalità principali dei passeggeri (Usa, Italia, Spagna, Germania). Neanche una virgola sulla maggioranza di operai/e extracomunitari/e che compongono l’equipaggio di oltre 1000 persone. E una sua collega giornalista in studio, che era stata tra i passeggeri, continuava in modo pressante a etichettare come incapace di comunicare (perché parlavano inglese) i filippini che erano la maggioranza dei membri di equipaggio.

Ma davvero i passeggeri che erano sulla nave magari pagando 500€ a persona all inclusive per una settimana, pensano che si possa avere a quella cifra, personale altamente qualificato che parli 4 lingue (compreso l’italiano)? Non vi siete mai posti la domanda del perché costa cosi poco andare in crociera? Non vi siete mai posti la domanda di quanto possano costare 150 persone italiane che lavorano solo in cucina?

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3 thoughts on “Il paese della CONCORDIA

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