Quattro chiacchiere in cucina

Il dolcetto di Martha

Vivere tra due mondi vuol dire raddoppiare gioie e preoccupazioni, sentirsi parte di una data cultura e allo stesso tempo avere uno sguardo da straniero. Per motivi famigliari mi trovo a fare la spola tra l’India e l’Italia e di questi tempi mi domando se i miei due gruppi di concittadini ce la faranno a superare le grandi sfide del terzo millennio. Mi rattrista l’impoverimento ineluttabile della mia casa Italia, mi rallegra la crescita economica lenta ma costante della mia India che però non sta facendo ancora abbastanza per una equa distribuzione della nuova ricchezza. Entrambi le nazioni sanno che il male più grave si chiama corruzione e evasione fiscale, ma nessuno dei due sa  che pesce pigliare per risolvere la faccenda. L’India viene galvanizzata dalla figura di Anna Hazare, volto degli onesti senza voce. I giovani si radunano attorno alla sua carismatica figura per chiedere più trasparenza, giustizia e equità sociale. In segno di protesta contro la corruzione Hazare chiede a tutti gli indiani che sostengono la sua causa di spegnere la luce per dieci minuti e, all’ora di cena, l’India intera cade in un dolcissimo buio. Ma la mia luce in questo mio ultimo viaggio in India è una piccola donna di nome Martha.
La vedo nell’atrio del palazzo di mia madre a Bombay e l’abbraccio forte. Lei si ricorda ancora di me nella culla quando veniva a fare i servizi a casa dei miei. Quarantacinque anni dopo è ancora lì, settantottenne nel suo sari bianco cangiante da vedova, accovacciata a pulire il vano scale del palazzo dove abitano i miei genitori. In mezzo secolo sembra non essere cambiato niente per questa povera donna. E invece no. Con enormi sacrifici questa signora analfabeta della casta dei dalit (intoccabili) ha fatto studiare quattro figli che ora svolgono lavori prestigiosi e hanno rotto la barriera delle caste che avrebbe voluto loro costretti ad una vita di lavori umili come la mamma. Martha potrebbe non lavorare più, ma in un paese dove non esiste un sistema sanitario e previdenziale pubblico, non vuole pesare sul bilancio famigliare dei figli. Potrebbe godersi un breve frangente di vecchiaia da dedicare ai numerosi nipoti, ma preferisce dare loro l’esempio che uno deve andare avanti finchè ha la forza di farcela. Le parlo della situazione disastrata dell’economia italiana, delle tante persone senza lavoro che non arrivano a fine mese. La povertà crea empatia e Martha sembra sinceramente dispiaciuta per la triste sorte di tanti pensionati e anziani italiani. Sostiene che il mondo dei ricchi ci ha diviso, mentre forse quello dei tempi difficili ci ricompatterà. E riuniti potremmo ricominciare, pesando meglio oneri e onori. Mentre parla, Martha mi imbocca un kaju katli, un piccolo dolce a forma di rombo fatta di pasta di anacardi per “farmi la bocca dolce” com’è d’usanza dalle parti nostre per celebrare un incontro tra vecchi amici. Torno in Italia con il sapore della sua saggezza ancora sulla punta della lingua.
La ricetta:
500 g anacardi messi a bagno tutta la notte
300 g zucchero
1 cucchiaio di burro
Una punta di polvere di cardamomo
foglia d’argento commestibile (opzionale)

Scolare gli anacardi e macinare fino a formare una pasta usando il minor quantità d’acqua possibile.
In una padella, sciogliere lo zucchero, aggiungere la pasta di anacardi e cucinare fino a raggiungere una consistenza che ricorda quella della pasta fresca da stendere. Aggiungere il burro e la polvere di cardamomo. Mescolare bene. Stendere su un piano ben oleato, creando uno strato di un centimetro (tipo un biscotto da infornare). Coprire con la foglia d’argento commestibile. Raffreddare e tagliare a rombi.

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