1. Le parole sono importanti!

Strage di migranti a largo di Mayotte, Francia

Un contributo per la Stanza degli ospiti di Sarah Dinella

Il 16 gennaio scorso, mentre gli occhi di tutti in Italia erano puntati sulla nave Concordia della Costa Crociera incagliata a pochi metri dall’isola del Giglio, un’altra imbarcazione con 45 passeggeri a bordo affondava al largo di Mayotte, isola dell’arcipelago delle Comore, nel canale del Mozambico, colonizzata nel 1841 dalla Francia. Le vittime accertate sono tre: un uomo di trentacinque anni, una donna di vent’anni e una bambina. In 32 si sono salvati, ma mancano ancora all’appello dieci persone. Le ricerche sono state interrotte presto per il maltempo.
Nella notte tra il 17 e il 18 gennaio, mentre gli occhi di tutti erano ancora puntati sulla nave Concordia, c’è stato un altro naufragio nelle vicinanze di Mayotte. Questa volta non ci sono sopravissuti. Erano in 54, per ora sono stati trovati quindici corpi.

I sopravvissuti sono già stati espulsi, dopo una breve sosta nel famigerato Centro di identificazione ed espulsione, e in violazione della legge. In un comunicato, l’associazione ecumenica La Cimade sottolinea il fatto che «queste persone avrebbero dovuto, secondo la legge, avere 24 ore di tempo prima di essere espulse così come il diritto a fare ricorso contro questa decisione amministrativa. A Mayotte però, la legge è diversa da quella che viene applicata a Parigi. […] Alcuni membri della famiglia di questi superstiti vivono a Mayotte e non hanno potuto contattarli prima della loro espulsione».
I passeggeri avevano affidato le loro vite a un «kwassa kwassa», una delle tante barche Yamaha un tempo usate dai pescatori e oggi in mano ai «passeurs», i trafficanti di persone. Da quando la Francia ha introdotto l’obbligo di un visto per raggiungere Mayotte, nel 1995, i kwassa kwassa fanno la spola per raggiungere le coste dell’isola a solo 70 chilometri dall’isola comoriana Anjouan. Per aumentare i loro guadagni, i passeurs stipano fino a cinquanta persone su delle barche omologate per portarne otto, rendendo ancora più pericoloso il viaggio.

Nella partita che il presidente uscente Nicolas Sarkozy gioca contro l’immigrazione irregolare, quel fazzoletto di terra di 375 chilometri quadrati e circa 200 mila abitanti svolge discretamente la sua parte. Secondo il ministro dell’interno Claude Guéant, nel 2011 sono stati espulsi 32.912 migranti irregolari, cinquemila in più dell’anno precedente. «È il miglior risultato mai ottenuto» ha esultato Guéant. Mayotte totalizza circa 26 mila espulsioni di sans papiers ogni anno, di cui duemila sarebbero minori. I dati dell’oltremare non compaiono nelle statistiche nazionali.

Eppure questa provincia nata nel 2011, dove il 41 per cento degli abitanti non ha la cittadinanza francese e il 60 per cento parla malgascio o swahili, è un vero e proprio laboratorio delle politiche sarkozyste contro l’immigrazione. La repressione colpisce i cosiddetti irregolari, che sono spesso parenti stretti degli abitanti di Mayotte e rappresentano un terzo della popolazione. La distanza tra le isole è ridotta e la libera circolazione è sempre stata garantita, fino all’introduzione del visto Balladur. Negli ultimi anni, sono aumentati la presenza della polizia e il dispiegamento di mezzi di controllo (radar, elicotteri e vedette) sulle coste.

Mayotte, Maore in shikomori, fa parte insieme a Anjouan (Ndzuani), Moheli (Mwali) e Grande Comore (Ngazidja), dell’arcipelago delle Comore. Un insieme omogeneo di isole dove la popolazione è a maggioranza musulmana, posto sotto protettorato francese alla fine del diciannovesimo secolo. Nel ‘74 le Comore sono state chiamate a pronunciarsi sull’autodeterminazione e hanno votato massicciamente per l’indipendenza, ad eccezione di Mayotte che scelse al 65 per cento di rimanere francese. I trattati internazionali avrebbero imposto il rispetto dei confini coloniali nelle consultazioni che davano il via alla decolonizzazione, ma il presidente francese Valéry Giscard d’Estaing decise ugualmente di conservare Mayotte, separandola dalle altre isole. Una decisione condannata all’unanimità dalla comunità internazionale: con la risoluzione 3385 del 12 novembre 1975, le Nazioni Unite affermavano «la necessità di rispettare l’unità e l’integrità territoriale dell’arcipelago delle Comore». Altre risoluzioni si sono susseguite nel corso degli anni per ribadire la «sovranità della Repubblica federale islamica delle Comore sull’isola di Mayotte». Anche l’Unione africana e la Lega araba si sono schierate contro la Francia e da allora le Comore indipendenti rivendicano Mayotte. Invano.

La Rete educazione senza frontiere [Resf], che lotta contro le espulsioni di minori, ha denunciato nel corso della sua riunione nazionale ad Amiens, il 14 e il 15 gennaio, le sanzioni subite da diversi dipendenti pubblici impegnati negli scioperi contro il carovita che hanno agitato l’isola all’autunno – sindacalisti, insegnanti e infermieri – di ruolo a Mayotte. «In questo dipartimento- si legge nel comunicato di Resf – il prefetto dispone del diritto eccezionale di controllare l’attività dei dipendenti pubblici e a contratto e il potere discrezionale di rifiutare il rinnovo della loro assegnazione o del loro contratto senza giusta causa. Questa pratica, ereditata da un passato coloniale, deve essere abrogata e i diritti dei dipendenti pubblici ristabiliti. Mayotte è un dipartimento francese. I dipendenti pubblici e a contratto che vi lavorano devono godere dello stesso statuto di quelli degli altri dipartimenti».

Non è la prima volta che «l’eccezione Mayotte» scatena polemiche nella cosiddetta «madrepatria». Già nel 2005 erano stati presentati progetti di legge per modificare lo ius soli solo a Mayotte e in Guyana, e tra i costituzionalisti francesi molte voci si erano alzate per sottolineare come una simile modifica avrebbe dovuto semmai riguardare l’insieme del territorio. Il Parlamento ha respinto questa ipotesi.

Gli abitanti di Mayotte, con lo statuto di dipartimento francese, speravano di raggiungere l’uguaglianza di diritti con gli altri “citoyens”: non sarà affatto immediata. Il reddito di solidarietà attiva, il sussidio per i genitori single o il sussidio di alloggio sociale sono stati introdotti quest’anno, ma non superano il 25 per cento di quello che viene percepito negli altri dipartimenti francesi per analoghi interventi di welfare.
Il livello di vita sull’isola rimane tuttavia nettamente superiore a quello delle altre Comore, uno dei paesi più poveri del mondo. L’economia resta fragile e poggia soprattutto sulle coltivazioni di ylan-ylang, una pianta aromatica usata nell’industria cosmetica, ma l’istruzione e la sanità sono garantite. Attratto dai vantaggi offerti da un pezzo di Unione europea a soli settanta chilometri dalle proprie coste, l’immigrazione irregolare comoriana è continua. Naufragio dopo naufragio, il canale del Mozambico si è trasformato in un gigantesco cimitero subacqueo. Sarebbero almeno diecimila le persone morte, dal 1995 ad oggi, nel tentativo di raggiungere le coste di Mayotte su un kwassa kwassa.

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