1. Le parole sono importanti!

Caro civilista ti scrivo

Un contributo per la Stanza degli ospiti di Ismail Ademi

In questi giorni stai provando un grande disagio perché la decisione di un giudice rischia di ritardare la tua partenza per questa bellissima esperienza all’estero. Due ragazzi, quasi tuoi coetanei hanno fatto ricorso perché loro al servizio civile non ci possono accedere perché sono extracomunitari. Sono degli immigrati, spesso in un paese dove sono nati o cresciuti. Lo so che hai avuto anche tu dei compagni di scuola extracomunitari e che non sei razzista, ma non so quante volte ti sei chiesto come funzionano le cose per gli extracomunitari in questo paese. Forse non ti sei mai chiesto come mai chi nasce in Italia e ci chi cresce rimane straniero di fatto perchè l’accesso alla cittadinanza italiana è sbarrato.

Parlare di cittadinanza italiana ai figli degli immigrati però sembra essere un lusso, e ci sembra di chiedere il paradiso, mentre dovrebbe essere un diritto sacrosanto.

Anche io (e come me centinaia di migliaia di figli di immigrati) ci siamo incazzati molte volte perché abbiamo dovuto saltare la gita delle superiori per un permesso di soggiorno in fase di rinnovo. Ci siamo incazzati molte volte perché nonostante abbiamo fatto tutte le scuole insieme, non siamo riusciti a fare l’esperienza dell’Erasmus, perché con il pds in rinnovo non si può. Ci siamo incazzati moltissimo perché ci hanno rifiutato l’iscrizione ad albi professionali, ci hanno impedito la partecipazione ai concorsi pubblici, ci hanno costretto a vivere in maniera precaria. E, quante volte ci siamo incazzati. Forse però, tu non te ne sei accorto, perché come spesso accadde fino a quando un problema non ti tocca personalmente non te ne accorgi che esiste e fai finta di vivere in un paese che è fondato sul diritto.

Giustamente tu mi dirai che dobbiamo fare una battaglia sulla cittadinanza, e non bloccare la partenza di 18 mila persone. E io purtroppo, ti dovrò deludere se ti dico che sono 15 anni che facciamo battaglie di principi, che andiamo in audizioni parlamentari dove audaci parlamentari (pochissimi) si impegnano in prima persona con proposte di legge innovative, che puntualmente il parlamento non discute mai. Ti dovrò deludere se ti dico che le abbiamo provate tutte pur di raggiungere i nostri obiettivi senza ledere i diritti di qualcuno, ma in questi 15 anni non c’è stato nessun risultato. Ci dicono, come anche questa volta, “non è ancora il momento”. Bene, ci siamo stancati di aspettare, e giustamente facciamo ricorso contro tutte quelle situazioni che sono nettamente discriminatorio, servizio civile compreso.

In Italia abbiamo alcuni esempi, per fortuna positivi. La Regione Toscana per esempio non discrimina i figli degli immigrati e per quanto può li fa partecipare al servizio civile regionale. Il comune di Torino per metterci alla pari, ha strutturato un suo servizio civile dove i figli degli immigrati possono accedere. Il servizio civile nazionale invece lega la partecipazione alla cittadinanza, in un paese dove si aspetta mediamente 18 anni prima di diventare italiani, eppure se ti ricordi siamo andati a scuola insieme, e siamo cresciuti nello stesso quartiere, ci divide inesorabilmente il passaporto però; il tuo vale molto ma molto di più.

In tutto questo c’era qualcosa che poteva essere fatto prima e diversamente? Sicuramente si. Le associazioni che sono accreditate per il SCN, e che conoscono molto bene il problema, potevano attivarsi anni prima e chiedere che il regolamento del servizio civile fosse modificato e venisse meno il vincolo della cittadinanza, e prevalesse quello della residenza. Perché, caro civilista per far accedere anche noi al servizio civile nazionale, non bisogna cambiare la legge sulla cittadinanza, ma basta una modifica al servizio civile nazionale. Visto che questo non è successo ci affidiamo alle vie legali, cosi come faremmo ogni volta che ci verrà impedito di partecipare ad un concorso pubblico, cosi come faremmo ogni volta che ci verrà impedito di iscriversi ad un albo oppure di fare un master in Europa. Questo lo facciamo non per farti un dispetto e non farti partire, ma semplicemente perché è l’unico modo che abbiamo per far valere i nostri diritti.

Se per la modifica della legge sulla cittadinanza italiana, fossero scesi in piazza (reale e virtuale) cosi tanti giovani, forse il parlamento e la classe politica sarebbero più sensibili. A chi ci dice che cosi vi facciamo allontanare e creiamo divisioni tra italiani e aspiranti tali, ecco, dico che 15 anni dovrebbero bastare per far maturare alla classe dirigente di un paese, il pensiero e la determinazione per cambiare una legge assurda sulla concezione della cittadinanza. Quindi il tempo è scaduto, e se aspettiamo ancora forse neanche i nostri figli (terze e quarte generazioni) vivranno in un paese umano,democratico e fondato sul diritto. Tu che combatti per un paese migliore, che credi negli ideali della solidarietà e del volontariato come servizio al prossimo, non pensi che dovresti combattere un po di più per i diritti dei tuoi coetanei che sono nati e cresciuti in Italia, ma che questo paese considera stranieri?



Annunci

4 thoughts on “Caro civilista ti scrivo

  1. se il problema è la lentezza con cui il governo italiano concede la cittadinanza, allora forse è il caso di far presente il problema a chi di dovere, di fatto con tutta questa storia, i sinori politici sono stati comodamenti seduti sulle loro poltrone ben rintanati nei loro uffici pacifici.
    è sacrosanto il diritto di reclamare i propri diritti, specialmente per tutti quegli immigrati che sono nel nostro paese in regola da anni che pagano i contributi come tutti li altri cittadini, ma che all’occasione viene ricordato loro di non essere cittadini italiani, ma la sede in cui è stata presentata questa istanza è sbaliata. Io continuo a sostenere che l’art. 3 del bando del servizio civile nazionale, non è discriminatorio.
    Una volontaria.

  2. Assolutamente d’accordo con te Issie: è stata una delle prime cose che ho risposto a molti dei futuri volontari che, con assoluto “spirito di servizio”, hanno dimostrato insofferenza per il gesto di Syed.

    In ogni caso, per me rimangono aperti molti interrogativi, a cominciare dal silenzio del ministro Riccardi durante tutta la vicenda…

    Per quanto mi riguarda, la questione non si chiude qui, con il mio respiro di sollievo perché alla fine mi lasciano partire: nel mio piccolo, ho intenzione di continuare a seguire la vicenda e impegnarmi in prima persona affinché il SC continui ad esistere e affinché si livellino i diritti di serie A e di serie B.

    Continuiamo per la strada impervia 😉

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...