1. Le parole sono importanti!

Donne che cadono, una società rimbambita

Il 23 dicembre 2011 una ragazza ventenne è stata uccisa a casa sua a Francavilla, strangolata. Il giorno successivo il suo assassino è arrestato e accusato di omicidio e rapina, avendo portato via con sé il passaporto, cellulare, e soldi della ragazza. Uno degli individui veniva dalla Romania, l’altro dall’Italia. Quale sarà stata la reazione della stampa italiana?

Solo qualche menzione nei giornali locali, i quali notarono che il ragazzo (poco meno di diciannove anni all’accaduto) era ‘’molto provato, non riesce ancora a metabolizzare quanto accaduto’’ (http://ilcentro.gelocal.it/pescara/cronaca/2011/12/31/news/escort-uccisa-a-francavilla-si-va-verso-il-rito-abbreviato-5482101).

Sì. Chiaro. Il ragazzo è italiano, la ragazza rumena. Deve essere detto che la ragazza faceva l’escort – quella professione di cui certi politici italiani fanno ampio uso- per potere mandare soldi ai suoi genitori in Romania. Era figlia unica, i genitori sapevano che cosa faceva per guadagnarsi da vivere, ma non erano in grado di aiutarla o nemmeno di mantenersi da soli.

Deve pure essere detto che i ‘nostri’ a quell’età invece sono bambini che ‘’hanno bisogno d’affetto’’: gli avvocati asseriscono che ‘’il litigio sarebbe nato dal bisogno d’affetto, non si tratterebbe di un delitto passionale’’. La parola ‘passionale’ mi è sempre sembrato poco adatta per descrivere le uccisioni delle donne, ma comunque.

Forse anche quell’uomo di sessantacinque anni, che violentò una 28-enne rumena a Belluno, si sentiva pure lui ‘’bisognoso d’affetto’’. Lei che vendeva macchine, lui che l’aveva invitata a cena con altri con la proposta di parlare di una possibile vendita. E mentre che quest’altri ‘’tardarono’’, l’ha invitato su a casa sua e ‘’costringeva.. gravemente minacciandola con un’ascia che teneva sul letto durante lo stupro al fine di eseguire il delitto di violenza sessuale’’, secondo la sentenza depositata il 11/10/2011, trentaquattro  mesi dopo del accaduto.

Lui è stato trovato colpevole e condannato a due anni, con la sospensione condizionale della pena, dovuto all’attenuante ”di cui all’ultimo comma dell’art.609 bis c.p. ritenuta prevalente sulla contestata aggravante di cui all’art. 609 ter n.2 c.p.’’. La ragione: lei “era consapevole del debole che il.. nutriva per lei; è la stessa ad aver riferito in aula che il. già da tempo, si era mostrato galante’ nei suoi confronti telefonandole anche con insistenza pur sempre con la scusa di trovarle dei clienti per la vendita delle auto; inoltre, era stato generoso negli apprezzamenti personali nei suoi confronti quando l’aveva conosciuta la prima volta. Pertanto, sotto il profilo della concreta offesa arrecata, si deve desumere che verosimilmente vi fu all’inizio dell’incontro una accettazione da parte della donna della possibilità che la situazione con il.. potesse andare oltre. La.. per quanto dalla stessa riferito, non ebbe alcuna remora ad entrare in casa del., che ben sapeva avere un debole per lei avendola corteggiata’’. (http://blog.ilmanifesto.it/antiviolenza/2011/11/21/non-e-horror-ma-una-sentenza-del-tribunale/)

Poveretto. Sicuramente gli mancava l’affetto.

In ogni caso, oggi il 26 gennaio la Special Rapporteur ONU sulla violenza contro le donne Rashida Manjoo terrà una conferenza stampa dopo la sua prima missione conoscitiva in Italia. Dopo

Donne che cadono

ci saranno fiaccolate in tante città italiane per ricordare Stefania Noce, la 23-enne attivista per i diritti delle donne uccisa dal suo ex fidanzato.

E anche in memoria di tutte le altre donne che muoiono ogni anno in Italia per mano di mariti, fidanzati, padri, altri uomini. Uomini che si discolpa così facilmente. Vorrei che anche il nome della ventenne rumena Silvia Elena Minastireanu sia ricordato. Non necessariamente con affetto, ma per un senso di giustizia.

(foto: Shelly Kittleson)

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