2. Memorando

Il senso della Memoria e il pericolo dell’incomprensione.

Con questo scritto vorrei fare una riflessione sulla correlazione, che negli anni si è fatta avanti, tra lo sterminio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale e il conflitto israelo-palestinese. La riflessione vuol legarsi anche alla critica che spesso è stata sollevata all’Italia rispetto la scelta di istituire un giorno dedicato alla Memoria.

Un tema, questo, che mi riguarda molto da vicino viste le mie origini palestinesi, per cui, colgo l’occasione della giornata della Memoria per esprimere ciò che penso.

Prima di tutto chiediamoci perché l’Italia ricorda il giorno della Shoà. La risposta più naturale e ovvia è perché in parte è anche una responsabilità italiana; è parte della storia del Paese, una storia vergognosa, nera e drammatica che va riconosciuta e ricordata. L’Italia, dunque, non può nascondersi rinnegando o sminuendo questa responsabilità.

Nel tempo è emersa, spesso inconsapevolmente come reazione al dolore e alla sofferenza che il popolo palestinese vive da sessant’anni, l’associazione tra la diaspora degli ebrei post-Shoà, con la diaspora palestinese. In questa ottica si legge la trasformazione della vittima in carnefice, gli ebrei di Israele come colpevoli della diaspora e delle afflizioni dei palestinesi .

All’origine dell’errato collegamento concettuale, se volete anche semantico, dunque, ci sarebbe l’immigrazione degli ebrei in terra di Palestina. Immigrazione che perseguiva il progetto sionista di recuperare la terra di Israele, in Palestina, ma in realtà iniziata prima del secondo conflitto mondiale. Su queste basi sarebbe nato lo Stato di Israele, stato che per evidenze storiche sorge a scapito di un’altra popolazione, con un clamoroso errore di gestione internazionale. Inizia il lungo conflitto arabo-israelo-palestinese. Non mi addentrerò nelle questioni politiche-religiose del conflitto per ragioni di spazio, ma vorrei soffermarmi sui significati che tali intrecci storici hanno prodotto.

Il crescente conflitto, nonostante i tentativi di trovare degli accordi tra le parti, ha prodotto indubbie stragi nei confronti dei palestinesi. Si ricorda, tra le diverse compiute, il bombardamento con gravi conseguenze ai danni della città di Gaza nel 2009, con migliaia di morti, molti dei quali bambini. Questi atti hanno contribuito in tempi più recenti  ad accrescere l’immagine che paragona Israele allo stato nazista*. Proprio qui nasce, a mio avviso, il disguido che alimenta il dibattito sopra citato.

Quanta confusione! Quanto concetti usati impropriamente dunque! Tutti gli ebrei, così, vengono classificati da certi come sionisti. L’equazione che nasce infatti è: Israele=stato nato sull’ingiustizia=stato che opprime i palestinesi come il fascismo fece con gli ebrei=tutti gli ebrei sono così. Il termine ebreo viene usato impropriamente e la Shoà diventa incomprensibile ricordo di una tragedia riperpetuata da chi l’ha subita. Così, in molti si chiedono perché dover commemorare la Shoà che ricorda l’eccidio degli ebrei nella seconda guerra mondiale. Perché non ricordare invece i palestinesi oppressi appunto dagli  “stessi ebrei” in Palestina?

E’ sicuramente legittimo chiedere di commemorare tutte le stragi, stermini, oppressioni di popoli nel mondo, ma questa richiesta è da porsi su un piano diverso e merita una discussione a sé. La Shoà, ripeto, è storia italiana ed è giusto che l’Italia la ricordi, come per gli eccidi delle Foibe, le stragi ai danni dei giudici  Borsellino e Falcone, e così via, inscindibili dalla nostra memoria di italiani. Per questo vorrei che si potesse slegare quello che avviene in Palestina con quello che è avvenuto in Europa, senza sensi di colpa. Per senso di giustizia ed etica, non per altro.

Ho ricevuto messaggi di alcuni giovani figli di arabi e palestinesi che mi chiedevano se fosse giusto non fare il minuto di silenzio nel giorno della Memoria. A loro il mio suggerimento:  è giusto fare il minuto di silenzio, per i motivi già detti e che riprenderò di seguito. Nessun torto nel chiedere un altro minuto di silenzio per altre popolazioni vittime di ingiustizia. Se è presente un giovane siriano in classe, chieda un minuto di silenzio per i massacri in Siria operati dal regime carnefice di Assad. Oppure, se è presente un somalo, uno yemenita, una persona proveniente dal Darfur, dalla Nigeria, o da ovunque ci sia stato o ci sia un corso un massacro o una qualsiasi forma di ingiustizia, chieda di fare un minuto di silenzio. Questo, non per mettere in secondo piano il dramma vissuto e tutt’ora sofferto da molte famiglie ebree vittime del nazismo e fascismo italiano, no, ma affinché questa pagina nera della storia diventi davvero un momento di condivisione e ricordo di ciò che l’uomo non ha il diritto di fare su un altro uomo, per senso si umanità e solidarietà; affinché diventi occasione per non creare legami fuorvianti tra certi accadimenti storici che possono (anche se hanno simili espressioni); affinché diventi occasione per ricordare le responsabilità mancate del nostro Paese. Ovviamente questo discorso è rivolto a tutti; non è scontato, anche per chi non fa i collegamenti sopra indicati, che la Memoria vada intesa in questo senso.

Questa è la sfida, non facile, che le nuove generazioni devono perpetuare, perché il passato non diventi troppo lontano e dimenticato e perché il presente sia vissuto coscientemente e responsabilmente . E’ anche la sfida dell’evitare che la memoria intrappoli l’odio e il desiderio di vendetta ma liberi la passione necessaria a non ripetere su altri il male da alcuni inflitto. Tutto il resto è un discorso di politica, economia o altro,  mero strumentale uso della storia.

Per capire bisogna conoscere e riconoscere.

————————————————–

*Con questo non si può negare  che anche da parte palestinese non ci sia stata una offensiva significativa,  ma certo, non paragonabile alla prima. Io non sostengo la guerra dei numeri contando le vittime civili perché le vite umane sono inestimabili, ma a volte sono significativi di determinate dinamiche.

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8 thoughts on “Il senso della Memoria e il pericolo dell’incomprensione.

  1. Salam Sumaya

    Ho letto attentamente il tuo articolo e mi complimento con te per la tua pacatezza nell’affrontare questa giornata, cosa che io non riesco proprio a fare, anche se toccato in maniera “minore” perchè non ho origini palestinesi.

    Devo dire una cosa però: quello che ho visto quest’anno, rispetto a quelli precedenti, soprattutto nei social network è la quantità di gente che si rende conto che la “Giornata della Memoria” come viene intesa dalle istituzioni e dalle autorità, via via perde di significato e si riempie sempre di più di ipocrisia.
    Ognuno con le proprie ragioni, ce chi ha citato le Foibe, chi ha citato Pol Pot, chi ha citato Stalin e chi semplicemente ha ricordato che nello sterminio nazi-fascista non sono morti solo ebrei.

    Io personalmente non ho mai fatto e penso che non farò mai il minuto di silenzio e mi vien da ridere a vedere i politici parlare di solidarietà e del “non dimenticare” quando sono i primi a vedere e a restare in silenzio per finiti economici, davanti a soprusi e massacri compiuti da altri regimi…forse comincerei a rispettare questa giornata quando l’Italia riuscirà a separare il concetto del “ricordo storico” dello sterminio nazi-fascista che rappresenta il 27 gennaio dal concetto della difesa totale e cieca dello stato sionista che sta occupando la Palestina. Questo si sta confondendo, ed è per questo che per molti, me compreso, questa giornata è alquanto inutile.

    Inoltre sarebbe il caso di fare una Giornata della Memoria, o addirittura una Settimana della Memoria generica, dove la gente viene informata di quello che sta succedendo e capisca quali errori vengono ripetuti anche oggi purtroppo.

    • Ti ringrazio per il post, comprendo le tue ragioni anche se non le condivido in pieno. Sai, io sono dell’idea che anche se i politici o chi guida gli stati sbaglia, noi non dobbiamo reagire al loro errore con altri errori. Sono convinta che va sempre cercata l’armonia e l’equilibrio. Bisogna imparare a dare il giusto peso alle cose, sapendo discernere. Ti ringrazio ancora per aver commentato. E’ sempre utile scambiarsi le idee e ascoltare le ragioni dell’altro. Spesso si può imparare e cambiare. Un caro saluto Sami!

  2. Cara Sumaya, apprezzo ciò che scrivi e condivido il tuo consiglio riguardante l’esigenza di rispettare il minuto di silenzio. Sono assolutamente convinta dell’importanza di dover commemorare questo giorno, un po’ meno nella formalità in cui avviene la commemorazione in sè. Per quanto riguarda il tuo desiderio di slegare quello che succede in Palestina con quello che è avvenuto in Europa, la frase “Perché non ricordare invece i palestinesi oppressi appunto dagli “stessi ebrei” in Palestina?” è fuorviante per due motivi: primo, non sono certo le vittime dell’olocausto ad avere delle responsabilità nei confronti del colonialismo sionista in Palestina! secondo, non tutti gli ebrei superstiti allo sterminio hanno assecondato il progetto sionista (molti ebrei ortodossi, per motivi religiosi, non accetterebbero mai di raggiungere la terra promessa prima dell’arrivo del messia); quindi i termini “ebreo” ed “israeliano” non sempre combaciano perfettamente. Difficile scindere la storia. La storia è una, indivisibile. Essa intreccia cause e conseguenze che, nel bene o nel male, legano popoli e nazioni. Contrariamente, la storiografia è molteplice, multiforme e per questo motivo naturalmente soggetta a manipolazioni. Ricordare il passato non ha fatto mai del male a nessuno. La mia critica si orienta alla passività del ricordo, quando cioè una commemorazione risulta un ricordo fine a se stesso. Proprio in virtù del fatto che l’olocausto è essenza della storia d’ Italia, il ricordo di tale scempio dovrebbe rendere più sensibili ed attivi coloro che, ricordando la propria storia, affrontano la contemporaneità e le ingiustizie di oggi. Se davvero l’olocausto ha segnato qualcosa nel cuore degli italiani, se davvero siamo coscienti, mentre ricordiamo, dell’atrocità di quel triste episodio, non possiamo se non trasmettere questo messaggio nella vita quotidiana, condannando attivamente e a voce alta tutti quei crimini contro l’umanità che si verificano ogni giorno nel mondo e che rievocano episodi vissuti sulla nostra pelle prima di altri. Se ciò non avviene, delle due l’una: O l’Italia non sente particolarmente questo giorno come parte della propria storia (e lo dubito…); oppure, Il ricordare diventa esclusivamente un mezzo per sentirsi meno in colpa per non aver agito allora contro l’ingiustizia, utilizzando il ricordo come antidoto per scaricare insormontabili sensi di colpa. In tal caso, non è un minuto di silenzio a fare la differenza. Credo che il minuto di silenzio per delle vittime innocenti vada accompagnato da un attivo sforzo che promuova la vita come valore fondamentale dell’essere umano a prescindere da inutili distinzioni spazio-temporali. In altre parole, i valori si trasmettono con le azioni mentre i sensi di colpa si colmano ricordando vittime quando ormai è troppo tardi per agire.

  3. Cara Sumaya, apprezzo ciò che scrivi e condivido il tuo consiglio riguardante l’esigenza di rispettare il minuto di silenzio. Sono assolutamente convinta dell’importanza di dover commemorare questo giorno, un po’ meno nella formalità in cui avviene la commemorazione in sè. Per quanto riguarda il tuo desiderio di slegare quello che succede in Palestina con quello che è avvenuto in Europa, la frase “Perché non ricordare invece i palestinesi oppressi appunto dagli “stessi ebrei” in Palestina?” è fuorviante per due motivi: primo, non sono certo le vittime dell’olocausto ad avere delle responsabilità nei confronti del colonialismo sionista in Palestina! secondo, non tutti gli ebrei superstiti allo sterminio hanno assecondato il progetto sionista (molti ebrei ortodossi, per motivi religiosi, non accetterebbero mai di raggiungere la terra promessa prima dell’arrivo del messia); quindi i termini “ebreo” ed “israeliano” non sempre combaciano perfettamente. Difficile scindere la storia. La storia è una, indivisibile. Essa intreccia cause e conseguenze che, nel bene o nel male, legano popoli e nazioni. Contrariamente, la storiografia è molteplice, multiforme e per questo motivo naturalmente soggetta a manipolazioni. Ricordare il passato non ha fatto mai del male a nessuno. La mia critica si orienta alla passività del ricordo, quando cioè una commemorazione risulta un ricordo fine a se stesso. Proprio in virtù del fatto che l’olocausto è essenza della storia d’ Italia, il ricordo di tale scempio dovrebbe rendere più sensibili ed attivi coloro che, ricordando la propria storia, affrontano la contemporaneità e le ingiustizie di oggi. Se davvero l’olocausto ha segnato qualcosa nel cuore degli italiani, se davvero siamo coscienti, mentre ricordiamo, dell’atrocità di quel triste episodio, non possiamo se non trasmettere questo messaggio nella vita quotidiana, condannando attivamente e a voce alta tutti quei crimini contro l’umanità che si verificano ogni giorno nel mondo e che rievocano episodi vissuti sulla nostra pelle prima di altri. Se ciò non avviene, delle due l’una: O l’Italia non sente particolarmente questo giorno come parte della propria storia (e lo dubito…); oppure, Il ricordare diventa esclusivamente un mezzo per sentirsi meno in colpa per non aver agito allora contro l’ingiustizia, utilizzando il ricordo come antidoto per scaricare insormontabili sensi di colpa. In tal caso, non è un minuto di silenzio a fare la differenza. Credo che il minuto di silenzio per delle vittime innocenti vada accompagnato da un attivo sforzo che promuova la vita come valore fondamentale dell’essere umano a prescindere da inutili distinzioni spazio-temporali. In altre parole, i valori si trasmettono con le azioni mentre i sensi di colpa si colmano ricordando vittime quando ormai è troppo tardi per agire.

    • Cara, grazie per il tuo commento. Apprezzo molto chi si spende per confrontarsi.
      Continua a seguirci e darci il tuo contributo!

  4. mi scuso se sono stata un po’ prolissa nel scrivere il commento di cui sopra ma volevo semplicemente illustrare la mia umile opinione rispetto all’argomento in questione…Trovo inoltre molto bello il blog, complimenti!

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