1. Le parole sono importanti!

Mondo solidale-Repubblica ovvero la miopia dell’informazione italiana

Lettera di Giusy Muzzopappa.

Tempo fa, qualche mese, Repubblica.it ha inaugurato una nuova rubrica intitolata “Mondo solidale”. Bene, mi sono detta. E’ fantastico che un quotidiano mainstream come Repubblica abbia deciso di aprire una finestra di informazione seria e documentata sul mondo del non profit italiano, su quel tessuto fatto da passione, buone pratiche e sempre maggiore professionalità che – nonostante i drammatici tagli subiti negli ultimi anni – continua a operare e a crescere in Italia. Nella rubrica mi sarei aspettata quindi di trovare informazioni relative alla cooperazione internazionale italiana (magari articoli che si sforzassero di andare un po’ oltre la pubblicazione delle veline rilasciate dalle “multinazionali della solidarietà” e che analizzassero pro e contro di questo settore, allineandosi peraltro a un dibattito che all’estero è già ampiamente avviato), al terzo settore in Italia, al mondo delle cooperative sociali, al volontariato… E invece no. O meglio, non solo. Sin dai suoi primi giorni, “Mondo solidale” si occupa “naturalmente” di Africa (perché, si sa, l’Africa è il continente a cui si può pensare solo in termini di aiuti allo sviluppo), e lo fa con articoli relativi non a emergenze o a progetti di cooperazione: qui si trovano le notizie sul referendum sull’indipendenza del Sud Sudan, o sull’intricato e ventennale conflitto civile in Somalia. Qui ci scrive Vladimiro Polchi, bravo giornalista che segue da vicino il fenomeno dell’immigrazione, e si possono trovare (scarse a dire il vero) notizie su elezioni, movimenti politici ecc, in Africa. Qui ci è finita, martedì scorso, la notizia della nascita di questo bellissimo blog. Insomma, informazioni su processi politici, conflitti, ambiente cultura sono sparpagliate in mezzo ad articoli che parlano (più coerentemente con il titolo della rubrica) di cooperazione e solidarietà. Ecco, questo io lo trovo molto triste. Pochi giorni dopo l’apertura della rubrica avevo scritto una lettera al direttore di Repubblica, segnalando questa insofferenza, che sapevo non essere solo mia. Avevo avuto modo di confrontarmi con tante altre persone che, come me, hanno con l’Africa rapporti diversi da quelli meramente assistenziali: ricercatori che quotidianamente si confrontano con colleghi kenyani, angolani, nigeriani, senegalesi sulle questioni più diverse, analisti e giornalisti che non possono prescindere dall’apporto prezioso di colleghi che lavorano per centri di ricerca e organi di stampa sparsi in tutto il continente, operatori culturali che (come me) hanno e ricercano rapporti con scrittori, musicisti, artisti e imprenditori della cultura che – udite, udite! – scrivono romanzi e poesie, producono musica, dipingono, scolpiscono, producono film che partecipano a festival che noi nemmeno conosciamo, ma che in Africa sono già ampiamente mainstream. Quella lettera non ha avuto alcuna risposta da Repubblica. Ma è stata raccolta, condivisa, commentata – grazie anche a Igiaba Scego, che l’ha portata al Festival di Internazionale a Ferrara – dalle persone più diverse, che però condividevano con me quest’insofferenza. A distanza di mesi, purtroppo, “Mondo Solidale” non è cambiato, e ieri mi ha molto irritato vedere che l’articolo su A.L.M.A. fosse finito lì, invece che nella rubrica dedicata alla cultura. Però questo blog collettivo può essere una forma di risposta a rubriche come quella di “Mondo Solidale”: scrittori e giornalisti dalle storie e dalle traiettorie di vita più diverse che provano a raccontare – perché è il loro MESTIERE, e non per mera “testimonianza” – la nostra Italia, per criticarla, sì, ma soprattutto per prendersene cura, per migliorarla, per renderla più a immagine di tutti i suoi abitanti.

Gentile direttore,

sono un po’ perplessa dalla scelta fatta nella versione online del quotidiano La Repubblica di espellere le vicende del continente africano dalla sezione “esteri” e relegarle a quella “mondo solidale”. Naturalmente non quando si tratta di Libia o di primavere arabe, ma il Nordafrica in qualche modo è già da tempo considerato “non Africa”. Parlo dell’Africa sub-sahariana, quell’immenso continente dove accadono fatti – non solo guerre, badate bene, né catastrofi o genocidi – di rilevanza spesso mondiale che fatico a inquadrare nella categoria di “mondo solidale”, che istintivamente rimanda a questioni legate alla cooperazione, agli aiuti umanitari, alla solidarietà, ma non a questioni relative invece alla geopolitica, all’economia, alla finanza. In questo momento i primi due articoli nella suddetta rubrica parlano di Sud Sudan e di Somalia: certo, il focus sono i conflitti nei due paesi, ma parlandone in un rubrica che si occupa al tempo stesso di cooperazione, assistenza, volontariato ecc. l’impressione che se ne ricava è che l’approccio alla gestione e all’eventuale soluzione a queste vicende è e può essere soltanto umanitario. Ci sono dei conflitti in atto? Si mobiliti la Croce Rossa o le Ong, e non una parola sulle questioni politiche, su cosa determini questi conflitti, sulle posizioni della “comunità internazionale” al riguardo, su negoziati o contatti diplomatici in corso. Si parla solo di assistenza post-catastrofe.

Un quotidiano come il vostro dovrebbe fare più attenzione a questi aspetti: nei grandi quotidiani internazionali le pagine esteri includono tutto il mondo, e quando si parla di assistenza o cooperazione lo si fa allo stesso modo, che si tratti di Fukushima o di Mogadiscio. L’Africa, caso mai non ve ne siate accorti, non è una terra incognita dove succedono disastri e chissà come continua a non sparire dalla faccia della terra. E’ un continente afflitto sicuramente da tanti problemi, molti dei quali dovrebbero interpellarci da vicino – e penso al caso somalo – ma anche assolutamente dinamico, diversificato e soprattutto presente sullo scacchiere geopolitico mondiale. Non accorgersene o ignorarlo significa perpetuare un modo miope, provinciale e nord-centrico di fare informazione.

Cordiali saluti

Giusy Muzzopappa


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