6. La posta dell'Alma

Felice e Assunta: Questo matrimonio s’ha da fare? – Atto Primo

Happy chiacchera un sacco! Dopo mezz’ora sono stordito, ma riesco ancora a sorridere alle sue battute. Dopo un’ora non lo seguo più, mi limito ad annuire, tanto fa tutto lui. Si alza dalla sedia, e continua a parlare, fa per uscire, e continua a parlare, apre la porta, si ferma davanti all’uscio, continua a parlare, rientra, richiude la porta, poggia il telefono e il foglio di carta sul tavolo per mimare qualcosa con le braccia, riprende il tutto, guarda l’ora, saluta e finalmente esce. Ma tra un’oretta tornerà a portarmi il vino della casa: un misto di uve, rosse e bianche, piccole e grandi, di sagrantino e chissà cos’altro.

Happy, che potremmo anche chiamare “Felice”, è un indiano del Punjab, capitato in Italia a seguito di qualche decreto flussi degli anni duemila. E’ un bell’uomo sui trentacinque anni, capelli imbrillantinati pettinati all’indietro, lunghi sopra e corti ai lati. Sarebbe un tipico indiano, se non fosse per i suoi occhi chiari, marroni tendenti al verde, e per la sua storia un po’ singolare.
Impiantatosi in Umbria ha sempre lavorato in aziende agricole. Mi racconta così del suo ultimo datore di lavoro: <<Con lui non ho mai avuto problemi con i documenti (leggi “permesso di soggiorno”). Ma si è rovinato andando dietro alle donne…. Era così grasso, – dice allargando le braccia – una pancia fin qua. Non riusciva neanche ad allacciare la cintura in automobile. Anche con il sedile spinto tutto all’indietro la pancia gli toccava il volante>>. E giù a raccontare aneddoti, sulle lussuose auto che il datore di lavoro cambiava come camicie, sulle figlie di quest’ultimo che tornavano a casa sbronze e strafatte e lui, Felice, che una volta era stato buttato giù dal letto dalla telefonata di una delle figlie che gli chiedeva di prendere il trattore di nascosto dal padre per recuperare l’auto appena incidentata.
Anche Felice alzava volentieri il gomito in quei tempi: <<Cominciavo all’ora di pranzo, durante la raccolta delle olive, e bevevo fino alla sera, tutti i giorni. Poi una volta guidavo il trattore verso casa, con il carrello carico di casse e con alcuni braccianti indiani. Ad un certo punto in una discesa i freni hanno smesso di funzionare. Il trattore prendeva velocità. Ho detto ai ragazzi di saltare giù. Grazie a dio sono riuscito a portare il trattore verso un rivolo d’acqua, dove si è fermato. Ho fatto andare via i ragazzi senza documenti ed ho chiesto aiuto. Da quel giorno mi sono detto “basta con l’alcool!”. Dio mi ha dato una chance, e non la voglio sprecare>>. Infatti ora Felice regala e offre a tutti il vino della casa, ma brinda solo con il latte, della casa pure quello. Poi litigò con il capo-pancione, che lo accusava di qualche cosa di cui non portava colpa; da allora vive con la famiglia di un contadino italiano che lavorava con lui, della cui figlia – divorziata e con due bimbi – è innamorato.

La prima volta che lo incontrai, la scorsa estate, era accompagnato proprio dallo “suocero” e dalla compagna, che d’ora in poi chiameremo Assunta; vennero all’ufficio di consulenza per chiedere come ottenere il permesso di soggiorno di Felice. Mi mostrarono la ricevuta di ritorno di una raccomandata, con la quale avevano letteralmente spedito il permesso di soggiorno, in originale, alla Questura: la raccomandata era datata 2007. Una situazione assurda, irrimediabile. Qualcuno avrà detto loro che per rinnovare il permesso bisognava “spedirlo” alla Questura attraverso l’ufficio postale, e loro hanno eseguito. Una mancanza d’informazione pagata cara. E poi la Questura, che certamente ha ricevuto la busta contenente il permesso di soggiorno, perché non li ha contattati? O forse lo ha fatto ma il messaggio non è stato recapito o compreso? Un bel casino! Così ora Felice è senza permesso di soggiorno. Però ha un tetto e, potrei dire, anche una famiglia. Per rimettersi in regola le strade non sono molte. Un decreto flussi/sanatoria, che però quest’anno non c’è stato e molto probabilmente non ci sarà, oppure sposarsi con la sua compagna.

Fino a non molto tempo fa ciò non era possibile, poiché le “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica” (!) varate dall’ex governo Berlusconi con la legge n. 94 del 15 luglio 2009 avevano modificato il codice civile così: «All’articolo 116, primo comma, del codice civile, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: ..nonchè un documento attestante la regolarità del soggiorno nel  territorio italiano», con la conseguenza che veniva proibito di sposarsi agli stranieri e con gli stranieri irregolarmente presenti sul territorio italiano; chi poteva (alcuni paesi lo consentono ma soltanto per i propri connazionali) si è sposato nel proprio consolato, altri sono andati a San Marino, che ben presto ha fiutato il business dei matrimoni, altri ancora sono andati a sposarsi nel paese di origine, molti hanno rinunciato a farlo.

Per Felice e per molte persone nella sua condizione il diritto – considerato pericoloso per la sicurezza pubblica – a contrarre matrimonio è stato ripristinato dalla Corte Costituzionale che nella sua Sentenza n. 245 del 20 luglio 2011 ha ritenuto <<…che i diritti inviolabili, di cui all’art. 2 Cost., spettano «ai singoli non in quanto partecipi di una  determinata comunità politica, ma in quanto esseri umani», di talché la «condizione giuridica dello straniero non deve essere pertanto considerata – per quanto riguarda la tutela di tali diritti – come causa ammissibile di trattamenti diversificati e peggiorativi.
[…] Si impone, pertanto, la conclusione secondo cui la previsione di una generale preclusione alla celebrazione delle nozze, allorché uno dei nubendi risulti uno straniero non regolarmente presente nel  territorio dello Stato, rappresenta uno strumento non idoneo ad assicurare un ragionevole e proporzionato bilanciamento dei diversi interessi coinvolti nella presente ipotesi..>>.

Così Felice e Assunta potrebbero finalmente sposarsi…se non fosse però per un altro documento indispensabile, il Nulla Osta al matrimonio, che Felice può ottenere soltanto dall’India dato che l’ambiasciata indiana in Italia non lo rilascia. Ma ottenere tale documento dall’infernale macchina burocratica indiana diventa una missione impossibile se l’unica persona che da lì lo può fare è la perfida sorella di Felice, che chiameremo Felicetta. Infatti Felicetta non vede di buon occhio il connubio tra Assunta e il fratello, pensa che quest’ultimo si sia fatto stregare dalla giovine donna italica.
Riusciranno quindi i nostri eroi a superare gli ostacoli che il fato maligno frappone sul loro cammino e a far risuonare i ritmi della Bhangra nelle campagne umbre?
Lo scoprirete soltanto alla prossima puntata!


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