1. Le parole sono importanti!

Giovanni Sartori U Chiaccherun’

Io abito un quartiere molto popolare della periferia nord di Torino: Barriera di Milano. Qui il livello culturale è abbastanza basso al punto che l’unica libreria aperta qui fa fatica a sopravvivere. Non ci sono negozi di musica. Niente teatri o luoghi di alta cultura. Non mancano invece le sale giochi, videopoker, videolottery, scommesse sportive… E poi i bar.  Mammamia quanti bar! Ce ne stanno per tutti i gusti: quelli belli, quelli zozzi, quelli per i piemontesi (quei pochi rimasti in zona), quelli per i siciliani, quelli per i pugliesi, quelli per i calabresi, quelli per i marocchini, quelli per i rumeni… Alla fine le uniche istituzioni culturali della zona sono i bar.

Ognuno va nel suo bar di riferimento, ma io non ho scelta. Quando voglio immergermi nella cultura popolare, non essendoci un bar di riferimento per i cabili, e essendo un po’ pigro, scendo al bar di Beppe detto U Chiaccherun’, perché è proprio sotto casa mia.

Al bar di Beppe non c’è tanta gente, E quelli che ci vanno sono un po’ silenziosi. Qualche volta, quando la Juve vince e che il Toro è in difficoltà (cioè sempre) qualcuno lancia qualche battuta cattiva in direzione di qualche malcapitato tifoso del Toro. Il resto della settimana niente. Tutti in silenzio. Tutti tranne il Beppe, che a lui solo anima tutto il bar. E parla parla parla il Beppe.

Beppe parla di tutto e sa tutto. Non tanto del calcio. Lui, pur essendo meridionale, tifa per il Toro. Allora un po’ perché sul Toro c’è poco da dire, un po’ per preservare la clientela che è invece quasi unanimemente “bianco e nero” come la stramaggioranza del quartiere, evita il tema calcio. Ma parla di tutto il resto: meteorologia, sismologia, sanità, politica nazionale e internazionale, psicologia individuale e delle masse, sociologia delle tribù urbane, fenomenologia dei quartieri di periferia… Sa i segreti e le cause di tutti e di tutto, U Chiaccherun’.

Spiega con forza dettagli il coinvolgimento della massoneria nelle scosse sismiche e negli uragani più devastanti dell’ultimo secolo. Racconta con precisione il rapporto tra le rivolte arabe, il riscaldamento del pianeta e il crash della Parmalat. Conosce molto bene, per sentito dire da un qualche cliente di passaggio, le abitudini e costumi di molti popoli, e con quella profonda conoscenza spiega tutti i fenomeni sociali della Barriera di Milano.

Le volte in cui scendo da Beppe per sorseggiare un bicchiere del suo cattivo vino bianco e ascoltare le sue teorie illuminanti, mi diverto. Mi diverto tantissimo. Mi diverto perché so che Beppe è in fondo una brava persona senza grande istruzione né pretese. E che se fa tutta quello chiasso è solo colpa nostra, dei suoi clienti. E’ perché siamo così silenziosi…

Ma leggendo questo pezzo, di Giovanni Sartori, considerato da alcuni uno dei massimi esperti di scienza politica in Italia, io non mi sono divertito… ma per niente. Anche se, in fondo, un po’ di stile Beppe U Chiaccherun’ nel discorso del nostro luminare … C’è e come! Parla un po’ del perché non bisogna dare la cittadinanza ai figli degli immigrati, specialmente se Africani e/o di religione musulmana. Salta all’effetto delle primavere arabe sui futuri esodi biblici dall’Africa. Poi ci fa una veloce ma illuminante lezione di socio-demografia, dove si scopre che gli africani fanno tanti bambini perché li buttano appena nati, nudi, per strada a lavorare. Per saltare a somministrarci la prova che i mussulmani sono geneticamente contrari alla democrazia attraverso una schematica, per non dire caricaturale, compressione della storia dell’indipendenza e della scissione tra India e Pakistan, in 10 parole. E finire rafforzando la sua teoria già esposta in precedenza nel pezzo intitolato “Una soluzione di buon senso”, della creazione di una specie di limbo per i cittadini immigrati e i loro discendenti (non dice per quante generazioni), una specie di cittadinanza di serie B, revocabile e senza diritto di voto. Cioè: siccome i tuoi geni “democraticofobi” possono inquinare la nostra bella democrazia occidentale, ti portiamo qui per lavorare, perché a noi ricchi fare figli costa troppo, però ti teniamo sotto una campana di vetro per un paio di generazioni.

Ecco, leggendo questa chiacchierata da bar travestita da riflessione intellettuale, questo mucchio di “verità” del peggior gusto, servite nel miglior stile demagogico populista, scritta da qualcuno considerato una autorità intellettuale e sul principale quotidiano nazionale, non mi diverto. Non mi diverto per niente. …

Non mi diverto e penso che faccio benissimo a spendere spesso il mio euro e mezzo per un bicchiere di vino aspro da Beppe e ascoltare i suoi discorsi allucinanti, invece di comprarci certi giornalacci. Perché, mi dico, Beppe, lui, non ha fatto le alte scuole e la sua unica cattedra è il banco del suo bar. La sua unica platea è composta, nei giorni di piena, da 8 ascoltatori, di cui due quasi sordi e uno che malapena capisce l’Italiano. Eppure, nonostante questo, e questo bisogna riconoscerglielo a Beppe U Chiaccherun’, lui almeno, non ha mai, mai, collocato lo Yemen in Africa.

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7 thoughts on “Giovanni Sartori U Chiaccherun’

  1. Sono d’accordo con quello che racconti sul bar di Beppe. In ogni caso chi nasce in Italia da genitori che lavorano e vivono in Italia e’ italiano. Dov’è il gran problema ? se non xenofobia e razzismo. Continuiamo questa battaglia per la cittadinanza italiana ed europea di chi nasce in Italia senza nessuna reticenza e paura.

    • A difesa di Beppe U Chiaccherun’, che vende anche pane, devo dire che ha la lavagnetta piena di crediti che sa benissimo che non gli saranno mai pagati. Dubito che Sartori abbia mai dato credito a chiunque tranne la sua personcina.

  2. Io abito in un quartiere che è peggio di barriera di m….. borgata vittoria ! Qui la vecchia emigrazione degli anni 60/70 non si è mai integrata ed è campione di campo di sale giochi, maschilismo e razzismo; qui per emanciparsi i vecchi emigrati del sud votano lega così si spostano 200km in più verso nord!Auguri tra 10 generazioni arriverete al polo nord! Anch’io sono emigrata a Torino 27 anni fà, vengo dal canavese (canavesano coltello in mano si diceva a Torino agli inizi del 900) pertò state attenti sono originaria del paese della ‘ndrangheta piemontese “Leini'”! E la mia famiglia e pure vicina di casa di una famiglia molto nota al procuratore Caselli nell’inchiesta Minotauro “Coral/Ferrero”!

  3. Caro Karim, tutto giusto, ma solo perchè pubblica l’opinione di Sartori non puoi liquidare come giornalaccio il Corriere della sera.C’è di peggio e criminalizzarlo non potrebbe che peggiorarlo.
    Buone teste pensanti pubblicano i loro articoli sul Corriere e magari anche Sartori potrebbe poi cambiare idea e scrivere altre cose e forse cose migliori.
    Un abbraccio . Fulvio Senatore

    • Carissimo Fulvio,
      Io se hai visto ho detto giornalacci e non giornalaccio. Sono più di 10 anni che boicotto sia i “grandi” giornali cartacei sia la Tv. Almeno trasmissioni, all’eccezione di due o tre e telegiornali. Credo che il problema non è solo l’opinione di Sartori, pubblicato solo perché è un barone perché il suo pezzo non vale una cipolla marcia, come si dice da noi, ma tutto l’insieme. Comincia dalle tematiche trattate, al come sono trattate, al linguaggio<usato per trattarle… I singoli articoli sono anche a volte molto buoni. Ma l'insieme fa pena.
      Preferisco cercare l'informazione su internet. Leggere libri buoni. Guardare tanti flim… e sorseggiare vino cattivo da Beppe.

  4. Dal punto di vista storico poteva andarci peggio: oltre a India-Pakistan poteva regalarci anche un focus sulla “guerra civile tra militari e il Gruppo Islamico Armato”. Dal punto di vista umano invece è difficile che ci vada peggio… “italiani a tempo”? ma vergogna! a Sartori e, se c’era, pure al titolista!

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