1. Le parole sono importanti!

Sartori, non faccia il comico

(Lettera aperta A Giovanni Sartori)
Lei, prof. Sartori, era già intervenuto sulla questione dello jus soli e dello jus sanguinis, proponendo l’alternativa della “residenza permanente revocabile”. Concetto opinabile quanto si vuole, ma pur sempre una proposta. Ora ritorna di nuovo sull’argomento avanzando sempre la stessa proposta. Ci sta. I professsori, si sa, sono puntigliosi. Ma lo fa dilungandosi in una prolusione che non ci si aspetterebbe da un luminare del suo calibro. Ma che, volendo essere più precisi, non ti aspetteresti nemmeno da un giovane assistente universitario alle prime armi ubriaco.
Tutto il suo ragionamento è fallace: scambia le cause con gli effetti. Dice ad esempio: “Posto che il grosso di questi immigrati saranno islamici, in Europa l’esperienza di come accoglierli e inserirli finora non è stata felice. In Europa i Paesi più «invasi» sono l’Inghilterra e la Francia. In entrambi i Paesi vive oramai una terza generazione di immigrati (in buona parte una eredità coloniale), regolarmente accettati come cittadini ma che non si sentono tali. Anzi. Vivono in periferie ribelli che alimentano anche nuclei di terroristi. Si credeva che questa popolazione fosse oramai integrata, e invece si scopre con sorpresa, per non dire con sbigottimento, che specialmente i giovani rifiutano i valori etico-politici della civiltà occidentale”.Mentre invece è vero esattamente il contrario: se stanno nelle condizioni in cui sono questo è dovuto all’assenza di politiche per la loro integrazione. Di esempi di questo tenore è infarcito tutto il suo articolo. Basta dare una scorsa all’articolo in questione e chiunque può avvederserne da sè. E questo, tralasciando anche i molti dubbi sulla veridicità dei postulati che imperniano il suo discorso, è per quanto riguarda la sostanza. Ora la forma. Subito, professore, parte crogiolandosi su come il suo precedente articolo abbia sollevato parecchie discussioni, dimenticando che a precederla in quanto a sollevar discussioni ci aveva già pensato Beppe Grillo. E anche questo è barare. La paternità della polemica spetta senza ombra di dubbio a Beppe Grillo. Ma lei, professore, sembra non voler sentire ragione, e ce la mette tutta pur di battere il comico sul suo proprio terreno. Un linguaggio approssimativo, ammiccante, luoghi comuni sparati a raffica, il tutto pervaso da livore razzista solo parzialmente celato dal suo ghigno beffardo…insomma tutto pur di strapparci una risata. No caro professore, non ci ha fatto ridere. Anzi è stato, il suo, uno spettacolo triste.
Ci piacerebbe serbare del professore Sartori un bel ricordo. Dovrebbe fare come fanno certi veri campioni: non appena si rendono conto che non potranno mai più essere quelli di una volta hanno l’eleganza di abbandonare le competizioni. Il pubblico capisce e li riempie di riguardi, onorificenze ed ovazioni. Ecco professore, lasci stare Grillo e si prepari piuttosto a un commiato decoroso. Forse fa ancora in tempo. Le daranno tante lauree ad honorem; se ne andrà da trionfatore e io sarò in prima fila ad applaudire alla standing ovation. Vorrei ricordarla come esimio professore, non come sosia di Grillo o un replicante della non più fra noi Fallaci.

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4 thoughts on “Sartori, non faccia il comico

  1. grandioso, perfetta analisi che sottoscrivo…anch’io ho avuto il dubbio: ma è proprio lui? L’esimio prof. Sartori che scrive ‘ste cose? Bah…no ci resta che piangere, diceva sempre un altro caro comico 😦

  2. Che peccato, è vero Sartori è andato un po’ fuori strada. Credo glielo si possa perdonare, orsù. Come si deve perdonare alla Fallaci. Capita, con l’avanzare dell’età, di non riuscire a comprendere appieno i mutamenti di una società. Tacciare di razzismo mi sembra eccessivo. Solo per puntiglio dico: quando Sartori nel suddetto articolo afferma che gran parte degli immigrati di domani saranno musulmani lo fa riferendosi a quanto da lui affermato poco prima, cioè che nel mondo arabo e africano ci sarà un boom demografico che spingerà a una migrazione verso l’Europa. Non ci vedo una precisa islamofobia, ed è anche vero che da qui a vent’anni la spinta migratoria dall’est Europa si sarà esaurita complice la crescita del benessere nei Paesi di provenienza (in gran parte comunitari o legati all’Unione da accordi di associazione). Se poi Sartori volesse implicitamente affermare un’irriducibilità alla democrazia da parte della cultura islamica, non saprei. In effetti l’articolo è confuso. Per l’idea che mi sono fatto di Sartori, leggendo altri preziosissimi libri sull’ingegneria costituzionale, credo che sia un democratico radicalmente laico. E credo che – senza voler interpretare il pensiero di Sartori – quanto esprime (pur malamente) sia un timore legato all’Islam come religione, non come cultura. Ed è una riflessione che condivido. Mi spiego: nessuna religione, se vissuta nella sua essenza più piena, è concliabile con la democrazia poiché la religione detiene la verità, la democrazia rifiuta la verità che (appunto) esclusiva e intollerante. Per questo motivo, da ateo quale è, Sartori ha sempre molto criticato la cristianizzazione delle istituzioni repubblicane. Secondo voi è possibile leggere anche in questo senso l’articolo in questione? Saluti

  3. @ Matteo Zola
    certo è possibile anche questa lettura. credo anch’io che non si tratti di razzismo verace. però è palese nel suo modo di affrontare questi temi ( islam, immigrazione…) una sorta di deriva populista che stona con il suo background da accademico illuminato. Quanto all’islam trattato in maniera laica no saprei: nell’articolo in questione, quando tratta di islam, quel che mi ha infastidito è la non coerenza. Come in questo pezzo:
    Lo dimostra con straordinaria evidenza il caso dell’India, dove l’Islam è arrivato mille anni fa, dove musulmani e indù hanno dunque convissuto spesso pacificamente per secoli e secoli, e dove alla prima prova di voto concessa dagli inglesi che si apprestavano a lasciare l’India tutti i musulmani, quasi senza eccezione, hanno votato il loro partito islamico. Dopo un millennio nessuna integrazione.
    Come se integrarasi volesse dire, per i muslmani, rinnegare il proprio credo e i valori ivi inclusi. A me questo modo di fare non sembra propriamente laico.

  4. Pingback: Io non voglio sognare con una #schedina in mano « BatBlog

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