2. Memorando/4. Espressioni

IL MIO GIORNO DEL RICORDO – La storia di zia Renata e le altre

Immagine indelebile. Zia Renata aveva le trecce folte e pesanti. Ramate. Indossava il capotto verde di mia nonna Viktoria. Le scarpe erano il regalo di Romano, il vicino di casa Burul, che durante la guerra aveva il promiscuo mercato delle calzature che trafugava da Trieste e dintorni. Ne aveva per tutte le occasioni: i funerali, i matrimoni, le scarpe da contrabbandiere. Ecco, un paio di queste ultime, robuste e color giallo marrone, le aveva procurate per i piedi mingherlini di zia Renata. “Per superare le rocce carsiche sono le migliori”. Il vicino di casa Romano era un mago della borsa nera, ma era una persona di cuore.

Frequentavo l’università di Fiume quando papà mi portò verso Učka, una montagna rocciosa e carsica che si sviluppa appena ti lasci alle spalle la città. Papà era un uomo di mare, ma adorava la montagna. Una specie di stambecco selvaggio che conosceva tutte le scorciatoie intorno alla città. Ci fermammo davanti a un sentiero pericoloso e disagiato. “Qui sotto dovrebbero esserci zia Renata, Irene e Tonka, ci vengo ogni volta che posso.” Prendeva un rametto di motoviliza[1] e lo gettava dentro il crepaccio. “Per calmare gli animi maligni. Ce ne sono tanti da queste parti. Non si sa mai”.

Così ho imparato la lezione sulle foibe. La parola che non si pronunciava dentro la mia famiglia. Si diceva semplicemente: “Sono rimasti sulla montagna, nel viaggio”. Come se ancora dovessero arrivare da qualche parte. La stessa sensazione l’ho avuta alcuni anni fa, mentre chiacchieravo con Marino Micic, il direttore del museo storico “Fiume” a Roma. Lui, esule, nato nel 1958 nel campo del Villaggio giuliano–dalmata sulla via Laurentina, ha dedicato la sua vita alla ricostruzione della memoria, anche quella di zia Renata, Irene, Tonka e le altre. Così, oggetti di storia, di come sono stati trattati, studiati come profughi di guerra, sparpagliati dai vertici politici dei diversi schiarimenti così come gli conveniva, potranno finalmente essere soggetti e veri protagonisti della Storia. Sono stati davvero italiani di serie B, ma veri rifugiati politici. Questo mi viene sempre in mente quando guardo le atroci statistiche sulle concessioni dello status di rifugiato politico in Italia. Gli stessi sguardi sconfortati e impauriti si moltiplicano e uniscono. Con il cuore zuppo di fiducia e del miraggio di attraversare la frontiera. Un lasciapassare per esistere.

Quello delle foibe è stato un tacito compromesso che non ha onorato questo paese. E tanto meno lo hanno onorato quelli che hanno provato a trattare la nostra zia Renata e le altre sparpagliando le loro verità e utilizzandole per una reciprocità atroce. Gli darei in mano un rametto di motoviliza per un Giorno del ricordo rispettabile e raccolto.


[1] La valeriana nel vernacolo fiumano.

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One thought on “IL MIO GIORNO DEL RICORDO – La storia di zia Renata e le altre

  1. CIAO SARAH!
    Ho letto con piacere il tuo articolo e apprezzo il tuo riconoscimento al museo storico di Fiume – Istria e Dalmazia. Lì c’è tutta la storia sofferta dai nostri genitori che hanno abbandonato le loro care terre perchè credevano in una Italia libera e democratica. Chissà ocme vivrebbero questi tempi dopo tanto patire, scappare, e sopratutto ricominciare dal nulla. Hanno cominciato dai campi profughi e non è stata facile l’accoglienza in “Italia”. Per loro Italia erano anche quelle terre che han dato loro i natali e la cultura che ora, noi figli, non vogliamo perdere , ma tramandare perchè è un’italianità riconquistata con amore e rispetto.
    grazie Silvia

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