1. Le parole sono importanti!

immagini e pensieri

L’idea di “immigrato” è spesso legata alle immagini che i media trasmettono, e quelle che trasmettono sono spesso quelle del “clandestino”, “irregolare”, l’uomo, raramente la donna, che sbarca dalle barchette traballanti, ma che irrimediabilmente lascia il sapore di invasione. Le donne vengono riprese quando la pietas è necessaria per l’audience. Allora può essere il primo allontanamento per effetto del pacchetto sicurezza, dove il volto tirato di una donna africana, che guardava lontano senza però piangere, saltellava da un Tg all’altro. Le immagini che abbiamo si fermano qui. Sbarco e soccorso, invasione e carità.

Sappiamo che lo Stato spende un sacco di soldi per gli immigrati, o ancora di più per quelli che chiedono asilo. Sappiamo che li ospitiamo in strutture, che forniamo loro pasti caldi e forse anche qualche soldo da tenere in tasca. Sappiamo che molte risorse sono impegnate su quel fronte tra forze dell’ordine e amministrazioni varie e questo ci fa arrabbiare molto. Sappiamo i numeri che ogni tre mesi Istat, Caritas, Ministero degli Interni, Ministero dell’Istruzione, INPS, Camere di Commercio, Carabinieri, ma anche quotidiani e riviste femminili ci propongono e sono sempre allarmanti, anche quando ci vogliono tranquillizzare. Poi non sappiamo più nulla. Non abbiamo idea di quali percorsi affrontino quei volti che ci sembrano tutti uguali, sofferenti e minacciosi, perché è la sofferenza che minaccia il nostro precario equilibrio, quello che ci siamo costruiti negli anni chiusi a curare il nostro orticello.

Quello che non sappiamo è cosa succede dopo lo sbarco, quando non ci sono rivolte che indignano i cittadini. Quando le telecamere si allontano per rincorrere qualche altro fatto che possa destare la curiosità del telespettatore annoiato, cosa succede a quei volti tutti uguali, che appena distinguiamo tra nordafricani e africani dell’Africa nera? Forse bisognerebbe dimenticare un momento i numeri, le statistiche che rendono le persone dei fenomeni, forse varrebbe la pena seguire il pensiero di uno solo di quegli uomini o una donna, chiusi in un centro dove sono loro garantiti pasti e vestiario. Cosa passerà per la testa di un uomo o di una donna in quelle condizioni? Qual’è il pensiero che attraverso la mente di una persona che non vede futuro davanti e che è aggrappata a una qualche speranza di cui non capisce nemmeno i meccanismi. La speranza è quella di lavorare e per farlo ci vuole che qualcuno ti dia dei pezzi di carta, un permesso. I meccanismi di questa concessione, però sono del tutto oscuri. Un rito divinatorio probabilmente è più scientifico.

Ad un uomo o una donna che sbarca in Italia spesso viene consigliato di seguire l’iter per richiedere “protezione” (umanitaria, ambientale, politica, e così via). Qualche volta al consiglio non segue un’adeguata assistenza, nonostante sia prevista nelle risorse che lo Stato spende per gli immigrati e che tanto ci fanno arrabbiare. Allora succede che nei verbali delle commissioni  (a volte composte solo da una persona, perché non ci sono risorse anche se spendiamo sempre un sacco di soldi per gli immigrati), insomma succede che quell’uomo o quella donna dicono che sono scappati dalla loro terra per poter lavorare. Scandalo. Come può venire in mente ad un essere pensante che un mondo civile ti possa accogliere e dare “protezione” (che vuol dire un pezzo di carta, un permesso) solo perché tu hai necessità di lavorare, e quindi di procurare sostentamento per te e tutta la tua famiglia?

Cosa può pensare un uomo o una donna in una camerata al buio insieme ad altri estranei, in un paese sconosciuto, aspettando che qualcuno decida della sua sorte e di quella di tutta la sua famiglia, non sapendo che l’altro per darti protezione ha bisogno che tu sia stato torturato, o che una cataclisma di dimensioni bibliche abbia travolto la tua terra, o ancora che le tue idee o la tua religione ti mettano in pericolo di vita? Come fa quell’uomo o quella donna a sapere che non basta voler migliorare la propria condizione, non basta aver attraversato le terre più impervie e aver conosciuto gli uomini meno umani, per avere diritto ad una “protezione”, che in pratica vuol dire solo un pezzo di carta.

In effetti forse è meglio rimanere sulle immagini di volti indistinti, perché conoscere i pensieri di un uomo o di una donna possono rendere il nostro orticello veramente cosa misera.

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