1. Le parole sono importanti!

CILE: Autunno caldo per una rivolta condivisa (2° puntata)

Un contributo per la Stanza degli ospiti di Francisca Rojas (questo post è la seconda di due puntate su questo tema, la prima puntata la trovi qui)

ALMA è anche il nome di uno dei più avanzati centri di osservazione astronomica situato nel deserto di Atacama. Lo stesso deserto in cui Patricio Guzmán ha girato il suo ultimo film “Nostalgia della Luce”, scenario scelto non solo per la bellezza del silenzio e le spianate aride ma perché lì ancora un gruppo di donne cerca i corpi, parti delle salme dei loro uomini scomparsi. Una ricerca nel segno della passione per la verità e il recupero della giustizia, più vicine alla vita che alla morte.

L’onda sociale dei debitori
Non sono solo gli studenti e i precari dell’Università quelli che pagano il costo più alto delle politiche di Governo perché dietro a questi studenti stanno i loro genitori che la maggior parte delle volte con fatica hanno pagato loro lo studio. Famiglie e poi giovani laureati in debito con le banche per anni, studenti che con il credito garantito dallo Stato (2% di interessi e un 10% di incasso sullo stipendio dopo gli studi) hanno debiti pari a 20.000 euro quando escono dall’Università. In media, come minimo, le lauree costano 3.000 euro all’anno. L’Università pubblica (che in realtà è solo la Universidad de Chile) ha appoggiato fortemente il movimento, gestendo le lezioni e il loro recupero, ospitando e partecipando alle assemblee. Lo stesso rettore ha ricordato al Governo dopo le critiche ricevute, l’immenso compito svolto da più di 150 anni. Lentamente, anche le università private aderiscono al movimento. Checché si dica l’insegnamento e la sua qualità non può essere inficiato da un sistema di lucro e da una visione imprenditoriale. Molte volte la differenza non la fanno i docenti, molti precari insegnano sia nelle pubbliche che nelle private, ma è la dinamica di clientelismo che si viene a creare come risultato del pensiero di poter comprare tutto, persino l’educazione, che crea una bolla di d’aria. Gli sforzi economici che fanno i giovani iscritti sono gli stessi, questo è vero, ma oltre a costi più elevati le aspettative di lavoro sono deboli.

A fianco agli universitari, ma dovrebbero essere in primo piano, le migliaia di studenti delle medie e superiori delle scuole pubbliche che mettono in gioco il loro futuro. Questi giovani adolescenti che hanno già una notevole coscienza politica hanno coinvolto ceti sociali che difficilmente trovavano spazio nelle proteste pubbliche, molti vivono nelle periferie, proprio dove le forze militari spingono più forte e dimostrano meno interesse sociale. Essi dimostrano che la loro voce e i loro bisogni di acquisire uno spazio sociale è stato soltanto messo da parte ma che ci sono sempre stati. E, nonostante un lieve richiamo dall’Unesco, i diritti dei minori sono violati. Diritto alla sicurezza e allo studio.
Il 24 di gennaio scorso si è sciolta l’occupazione del Liceo Arturo Alessandri, noto come Liceo 12. Emblematico perché fu uno dei primi licei a occupare per protesta contro la Dittatura nel 1986. Molti dei partecipanti, nel ’86, combatterono contro il violento sgombero e alcuni poi si unirono alla lotta armata di quegli anni.
Questo governo ha consentito al Sindaco Labbé (sindaco di uno dei quartieri di Santiago) di dare delle “puttane” alle ragazze occupanti del Liceo femminile della zona. Lo stesso uomo, che conta con una nota partecipazione negli anni del regime, ha vietato il rinnovo delle iscrizioni ai corsi di studi 2012 agli studenti che avessero preso parte alle occupazioni. Per non parlare del rischio di dispersione che tali decreti provocano o perseguono, in un’età che è sempre delicata.
Alle loro spalle le famiglie, una popolazione talvolta ai margini, con problemi abitazionali, di reddito, la sopravvivenza che si è tentata di ignorare per anni, e il disagio sociale che ne consegue.
Non è un caso che il ragazzo di 16 anni, Manuel Gutiérrez, assassinato da un carabiniere, lo scorso 25 agosto nelle giornate di sciopero generale, abitasse in un quartiere periferico e che la sua morte sia rimasta impunita da un giudizio blando risolto con la legge militare, modus operandi che determina un giudizio interno alle Forze dell’Ordine.

Il movimento che verrà

cortesia del giornalista Marcelo Garay

Contro la conservazione delle élite e contro una lunga storia di emarginazione è importante che studenti e CUT (sindacato dei lavoratori) marcino insieme e progettino una strategia comune. È vero anche che l’adesione formale al sindacato in Cile è molto ristretta, si rischia troppo, i contratti o i datori di lavoro non lo consentono, oppure manca la fiducia nei sindacati. Perciò le nuove proposte che vanno di pari passo con la revisione economica delle tasse universitarie e del credito finanziato dello Stato, dovrebbero mettere in discussione tutto il sistema di prelievo fiscale per i servizi di base al cittadino così come finora è stato attuato dallo Stato. Non può bastare l’ampliamento dei mesi di post parto per le mamme lavoratrici mentre da altra parte si restringono i parametri per l’accesso alle case popolari o mentre i redditi minimi continuino ad aggirarsi intorno ai 300 euro per un full time. In un Paese che possiede il 40% mondiale del litio.
Se un ostacolo c’è per questo movimento o, per il momento storico che sta attraversando il Paese, è la classe politica. Non c’è un interlocutore che sia oggi all’altezza dei rappresentanti del movimento, non c’è un parlamentario, a eccezione di pochi, che difenda senza sé e senza ma le richieste e le nuove proposte. In pochi si sono schierati di fronte alle critiche esplose dopo le derive violente nei cortei. Purtroppo molti dei politici che si dichiarano di sinistra e che hanno avuto un passato di azioni e ideali ideologici sono tiepidi o semplicemente difendono i loro nuovi interessi. La Concertación, così è chiamato il gruppo di partiti di Opposizione, ha governato per 30 anni senza cedere alle richieste delle classi sociali che più meritavano il loro ascolto. Pensiamo al fatto che non hanno nemmeno rivisto la Costituzione che ci si trascina dagli anni della Dittatura.La classe media è conformista ma ora si sta risvegliando in mezzo ai nostalgici del regime che sono al potere, ed è necessario stabilire un dialogo reale basato su un cambiamento di interessi che rompa l’individualismo di consumo per aprire spazi di condivisione e comunicazione, attraverso l’informazione, la vicinanza, la solidarietà e la distribuzione più equa e di più lunghe vedute.
Forse fare entrare non solo gli intellettuali, che mancano spesso all’appello, ma le organizzazione dei quartieri ai margini, gli operatori sociali, i lavoratori sottopagati, i protagonisti di lotte precedenti che hanno ancora molto da insegnare per un’organizzazione dal basso, può essere insieme alla diffusione d una cultura profonda e non spettacolare, una delle forme di continuità e consolidamento. Concepire inoltre la via dell’IO NON PAGO di fronte alle montagne di debiti che ci si trascina come una catena di prigionia economica e sociale.
Come ha detto Julia Kristeva in visita a Valparaíso, all’origine della parola rivolta si trova un concetto che mette insieme passato e futuro, prendere dal passato e proiettarsi nel futuro. Recuperare la memoria e divenire culturalmente e politicamente costruttivi è un compito di tutti, principalmente dei più forti nei confronti dei più fragili. Sicuramente prima o poi i conti sulla violenza di Stato bisognerà farli invece di fingere di non conoscere i motivi dell’attuale violenza sulle strade.

Fine

cortesia del giornalista Marcelo Garay
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