1. Le parole sono importanti!

La (mia) rivoluzione siriana.

Scritto per Alma da Shady Hamadi.

Da marzo dell’anno scorso la vita di un popolo è cambiata radicalmente. Questa gente da sola, ha sfidato e sfida la morte, che il regime semina come il grano.

Questo è il popolo di Siria. Di riflessioni se ne possono fare molte su cosa accada a quattro ore di volo da noi. Potrei raccontarvi gli atti più efferati che il regime- che ancora qualcuno qua in Italia difende- ha fatto, ma credo che meriterebbe una discussione più approfondita. Comincio da come la mia vita è cambiata, per confidarvi il mutamento di un popolo. Un anno fa frequentavo regolarmente i corsi in università, avevo una vita da ventiduenne qualunque, con i miei sogni le mie preoccupazioni e la mia serenità. Da undici mesi a questa parte non sono più riuscito a fare un solo giorno di università.

La mia vita, come quella di milioni di persone, gira attorno agli avvenimenti in Siria ed è per questo sospesa. Ho conosciuto, insieme al mio popolo, il dolore della perdita della propria carne, l’impotenza di sapere che qualcuno è morto ma non poter andare e scavare tra le macerie degli edifici, per tirare fuori i corpi dei miei famigliari. La mia famiglia, come tutto il popolo siriano, ha vissuto l’umiliazione di abbandonare nella notte le proprie case, perché diventate bivacco e letamaio delle milizie del presidente.

Mia zia è scappata, come migliaia di altre zie, in Arabia Saudita portandosi dietro mia cugina, così da sottrarla allo stupro.

Mio padre , come migliaia di altri padri, non ha visto il funerale di suo padre perché esiliato, dopo essere stato torturato e umiliato, nel nome di un Dio/Presidente – che non permetteremo mai più esista- . Oggi papà prega che la tomba di mio nonno non sia stata distrutta da un carro armato.

La mia lotta, come quella di milioni di giovani siriani, va avanti nonostante le difficoltà, gli insulti e le minacce, nel nome della dignità, della libertà e dell’uguaglianza che non permetteremo a nessuno di sottrarci un’altra volta. A Homs, la mia città, si vive il dramma delle stragi. L’esercito siriano bombarda a oltranza da dieci giorni con ogni tipo di arma. Da questa città, diventata la capitale della rivoluzione, arrivano la metà dei morti sino ad oggi. Nella Siria del domani chi dovrà andare a governare, a costruire partiti e ricreare lo stato, non saranno oppositori venuti dall’estero che non hanno versato il loro tributo di sangue al paese. Saranno i giovani siriani che oggi sono nelle piazze a sacrificare la loro generazione ad avere il diritto -di sangue- per governare la Siria. Quanto a me, a mio padre, alla mia famiglia, speriamo di poterci riunire attorno a un tavolo e lasciare delle sedie vuote per ricordare i nostri cari che si sono sacrificati per patria. Noi non cercheremo vendetta e continueremo a dire: “non verserò il sangue di chi mi uccide”.

Shady Hamadi

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