1. Le parole sono importanti!

La Siria dei giovani

La Siria dei giovani – prima parte

Solitamente, quando avvengono delle tragedie, si inizia scrivendo “come ben sapete” perché sia assume che la questione trattata sia nota. Per quanto riguarda il caso siriano inizierò col dire “come ben non sapete”.  Attorno agli avvenimenti che attanagliano lo stato mediorientale da un anno, e sottolineo un anno, poco è giunto alle orecchie italiane, per non dire nulla. Ma non voglio soffermarmi su questo aspetto perché non è oggetto di questo scritto anche se ci si dovrebbe chiedere almeno il perché di una tale temperata informazione mediatica.

Come ben molti non sanno, in Siria, dal 1963 vige uno stato di divieto delle manifestazioni pubbliche o semplici assembramenti di poche persone. Si è costruito nel tempo uno stato di terrore/ismo verso la popolazione tenuta silenziosa e sotto ricatto. Faceva e fanno tutt’ora parte dei divieti il parlar male del regime, il contestare il regime, l’opporsi al regime, sfavorire il regime, insomma tutto ciò che potesse anche solo lontanamente destabilizzare il potere del partito bathista e la famiglia Assad. La pena poteva sfociare col finire negli uffici dei servizi segreti, o nelle carceri, tristemente famosi per l’incertezza della pena ma anche della condanna, l’incertezza del ritorno dai propri cari, le ripercussioni su questi ultimi e al peggio finire nei ‘programmi’ di tortura che vanno oltre ogni immaginazione umana.

Lo stato di terrore inferto sui civili non è bastato a far tacere la popolazione che a diverse riprese ha tentato di ribellarsi ricevendo purtroppo drammatiche ripercussioni. Cito fra tutte il massacro di Hama. La cittadina siriana, famosa per le sue splendide norie, nel 1982 insorse contro il regime di Assad, capeggiata dai giovani Fratelli Musulmani siriani che si scontrarono con il fratello dell’allora presidente Hafiz al Assad, Rifaat. La città fu accerchiata per più di venti giorni e completamente bombardata. Le stime indicano più di 25.000 morti. In Siria quel massacro fu taciuto per molto tempo, censurato dai libri e dalle menti di tutti. Senza parlare dell’inerzia Internazionale. Le rappresaglie si diffusero in altre città del paese dove si trovavano altri oppositori al regime. Stessa sorte per tutti. La morte o il rapimento di molti di cui ad oggi non si hanno notizie. Donne e uomini. Molti altri hanno abbandonato il paese per proteggere le loro famiglie e se stessi.

Nel 1999 quando morì Hafiz al Assad gli succedette il figlio Bashar, attuale presidente. Un passaggio palesemente guidato che consistette in un emendamento costituzionale che permise di abbassare da 40 a 34 anni l’età minima per essere eletti presidente.  Questa notizia fu accolta con sporadiche manifestazioni prontamente represse dal regime.

Si susseguono i più noti avvenimenti che si  intrecciano con l’assassinio dell’ex premier libanese Hariri fino ad arrivare alle rivolte arabe che da un anno e mezzo percorrono i principali paesi arabi (Tunisia, Egitto, Yemen, Libia e embrionali tumulti  in Marocco, Giordania e Algeria ).

Del cosiddetto “vento della primavera araba” giunge in Siria l’anelito di libertà. Riaffiorano il coraggio e l’orgoglio. Si rompe la barriera di paura. Non c’è più nulla da perdere dopo che la dignità è stata violentata per decenni.

Il popolo insorge all’unisono con lo slogan che incita le masse arabe   “الشعب يريد اسقاط النظام”  ovvero  “il Popolo vuole la caduta del regime”.

E’ qui che cambia il registro. Il Popolo vuole. Il Popolo reclama un diritto fondamentale, esserci ed essere riconosciuto come sovrano.

La forza del popolo sta nella parola, orale e scritta e visiva. Ogni mezzo di comunicazione è stato strumento di informazione e diffusione di messaggi, testimonianze drammatiche. Non c’è freno a questo fiume di comunicazione che è esploso dopo decenni di repressione. Tutto passa attraverso il web.

Un episodio in particolare è diventato simbolo dell’inizio della rivolta siriana. Il racconto arriva da Deraa, piccola città del sud. Piccola ma tenace città. Qui un gruppo i bambini avrebbero scritto slogan anti regime sui muri della città, muniti di bombolette spray e la spregiudicatezza che solo a quell’età si ha. Scritte copiate dalle vicine rivolte arabe. I bambini vengono arrestati. I genitori scendono in piazza a reclamarli, sanno cosa vuol dire una prigione siriana, sanno che l’abominio del regime non risparmia neppure i bambini. Non tarda la risposta militare. Si spara alle famiglie dei piccoli ostaggi. Si spara ai funerali dei primi morti. I morti dei morti. Inizia la rivoluzione siriana. Inizia la rivoluzione dei giovani.

Fine prima parte

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One thought on “La Siria dei giovani

  1. VERAMENTE UN BELLISSIMO ARTICOLO e disegna in modo molto coerente il primo sviluppo della situazione attuale in siria

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