1. Le parole sono importanti!

La Siria dei giovani – seconda parte

 

Nel precedente post  ho concluso con: “ inizia la rivoluzione siriana”.

Vorrei iniziare correggendomi o meglio specificando il termine rivoluzione. Per rivoluzione si intende scardinamento e sostituzione di un sistema con uno nuovo. In questa fase sia in Siria che negli altri paesi aravi che vivono la cosiddetta Primavera Araba, a mio parere, non si è ancora nella fase piena di rivoluzione ma ancora all’inizio ovvero nella fase delle rivolte.

Le rivolte sono un must  per l’inizio delle rivoluzioni, perché iniziano a incrinare degli ordini di potere, armate, o pacifiche che siano. Nel  caso siriano, come nella maggior parte del mondo arabo, le rivolte in corso sono straordinariamente pacifiche.

Masse umane difronte a carri armati, bombe, cecchini e quant’altro senza un’arma se non la voce. Quella voce che per decenni era stata soffocata. Quella voce diventa la rivincita e lo strumento che fa vacillare i troni dittatoriali.

Persone che non hanno più paura e che, in nome della libertà, rischiano ogni giorno la propria vita affinché il mondo li ascolti, affinché i regimi crollino, affinché (ci auguriamo) vengano sostituiti dal popolo sovrano.

Ma chi sono queste persone?

Aya, 5 anni morta per mano di cecchini, Hamza, 12 anni torturato ed ucciso (torturato!!),  Jalran, otto anni morta sotto i colpi d’arma da fuoco,  Mahmoud 22 anni, Amr 26 anni, Mohammad 33, giovanissimi padri di famiglia, figli, fratelli, madri e… la lista continua. Già a dicembre l’Onu stimava più di 5.000 mila morti, ad oggi più di 10.000. I rapiti (incarcerati di cui non si sa nulla) si stimano oltre i 30.000.

Numeri da capogiro. Numeri lontani dalla comprensione umana. Ma ci basta pensare ad Aya, Hamza, Jalran per renderci conto delle atrocità in atto.

Le immagini che arrivano sono crude, troppo crude per essere ri-postate. Corpi martoriati, visi di bimbi un tempo fioriti e splendidi che non ci sono più. Cancellati dalle bombe chimiche, dalle pallottole, dalle armi vietate (ma perché ci dovrebbero essere armi lecite??!).

Troppo doloroso guardarle, e per rispetto a loro ho deciso di non guardarle, non postarle e non descriverne i dettagli agghiaccianti ma di rendergli omaggio nel ricordo e nella preghiera.

Racconterò e descriverò invece le migliaia di manifestanti che con coraggio si espongono e non smettono di riprendere con i loro telefonini  tutto ciò che accade. Il telefonino che proprio in questi giorni sembra essere stato bannato in Siria perché, udite udite,  “arma pericolosa”, è lo strumento principale grazie al quale la rivolta siriana riesce a varcare le frontiere.

Su you tube se ne possono trovare diversi esempi. Oggi scelgo di postare un video che rappresenta una parte dei giovani siriani. Studenti dell’università di Aleppo protestano e lanciano forti messaggi da una città accusata di non essere ancora “insorta”. Le accuse sono rivolte a quella classe medio alta, principalmente imprenditori e liberi professionisti che per garantire il loro status hanno deciso di non esprimersi e di non esporsi. Molti non sostengono il regime ma tacciono. Sono gli indifferenti. Chiedete a Gramsci chi sono gli indifferenti. Di loro io non parlerò, per questa volta.

In questi giorni i morti si moltiplicano, la stretta del regime si fa più dura, Assad indice un referundum fittizio e gli oppositori al regime annunciano il boicottaggio. Da Baba Amro come in altre città, giungono notizie di nuovi rapimenti, stupri e omicidi.

Hamas toglie il sostegno al regime, rinunciando alla sua “protezione” e a quella dell’Iran.

La situazione si intreccia sempre di più dal punto di vista politico e la gente continua a morire.

Fine seconda parte

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6 thoughts on “La Siria dei giovani – seconda parte

  1. La rivoluzione non è solo quella del cambiamento politico e istituzionale, per me la rivoluzione sta nel rivoluzionare l’essere cittadino sotto la dittatura, ciò che muta una persona che ha passato la vita in silenzio per farla diventare quel pazzo che rischia la vita, che rischia di non tornare più nel proprio paese, che rischia ma alla fine riconquista il suo essere “umano”. La rivoluzione è quell’insieme di “Persone che non hanno più paura e che, in nome della libertà, rischiano ogni giorno la propria vita affinché il mondo li ascolti, affinché i regimi crollino, affinché (ci auguriamo) vengano sostituiti dal popolo sovrano”.
    Grazie Sumaya di portare la voce della libertà.

  2. Mi piacerebbe sapere cosa dicono i manifestanti del video, posso intuire che si tratta di uno “slogan” ripetuto, ma che dicono?
    Mi piacerebbe poter leggere il testo, cosi magari provo ad unire anche la mia voce alla loro.

  3. Dicono:
    -non ci prosterniamo se non ad Allah (intendendo che non si piegheranno al regime)
    -Dio protegga l’esercito libero
    -Il popolo vuole la caduta del regime
    -Con l’anima e con il cuore ci sacrificheremo per te Homs

  4. E pensare che due anni fa (l’era pre-primavera araba), il regime siriano era considerato l’unico che faceva eccezione tra tutti i paesi arabi, per le sua posizione anti-israele e il suo sostegno a hamas .
    Tutto questo oggi non gli servito a nulla difronte alle rivendicazione del suo popolo, che si sentiva oppresso e privato dei suoi diritti fondamentali di libertà e di uguaglianza e di partecipazione alla vita politica e sociale…
    il vero cambiamento parte dal basso verso l’alto, non al contrario. Ciò vorrà dire che la questione palestinese con tutta la sua immensa importanza arriva dopo, non prima di aver assicurato il proprio paese da ogni disordine. Altrimenti faremo (intendo tutti i paesi arabi) la stessa fine della Siria di bashar

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