1. Le parole sono importanti!

Anatomia del potere sarkozysta

Un contributo per la Stanza degli ospiti di Sarah Dinella

Fioccano gli appuntamenti a marce silenziose e preghiere collettive, dopo la serie di omicidi a matrice razzista e antisemita che ha colpito Montauban e Tolosa negli ultimi giorni, facendo sette vittime di cui tre militari di origine straniera, tre bambini ebrei che andavano a scuola e un insegnante di religione. Le indagini hanno portato all’identificazione del presunto colpevole. Si chiama Mohammed Merah, è francese di origine algerina, ha 24 anni e dice di appartenere all’organizzazione terroristica al Qaeda e di aver combattuto la Djihad in Afghanistan. Ha dichiarato alla polizia, nel corso delle trattative per la sua resa, di aver agito per vendicare i bambini palestinesi.

Il rettore della Grande moschea di Parigi, Dalil Boubakeur, invita ad evitare “amalgami” tra l’islam e la strage compiuta dal sospettato. Anche dal Consiglio rappresentativo delle istituzioni ebraiche (CRIF) arriva l’invito a non demonizzare i musulmani francesi.

Nel frattempo Sarkò è onnipresente nei panni del protettore della patria e ottiene consensi mentre Marine Le Pen, ammutolita negli ultimi giorni appare rincuorata dall’identità del presunto colpevole e afferma che “il rischio fondamentalista era stato sottostimato” in Francia.  Servirebbe, aggiunge la leader dell’estrema destra, una vera e propria “guerra”. La sospensione di facciata della campagna elettorale è a tutti gli effetti conclusa. E se il presidente del Crif Richard Prasquier sottolinea che “l’uomo che ha trattenuto un bambino per i capelli per sparargli in testa non lo ha fatto perché ha sentito una qualsiasi battuta a proposito dell’abbattimento rituale”, l’istituzionalizzazione dell’odio razziale in atto dal 2005 e esacerbato nei periodi di campagna elettorale non può essere ignorato. Anzi, c’è un senso di disagio a sentire le parole di unità nazionale pronunciate da un presidente che ha sempre fatto della divisione e della stigmatizzazione la sua cifra. “Dobbiamo essere uniti, non dobbiamo cedere né all’amalgama né alla vendetta. Il terrorismo non riuscirà a fratturare la nostra comunità nazionale”, ha dichiarato il presidente il 21 marzo. Un disagio che si acuisce vedendo la parte riservata al ministro dell’interno Claude Guéant, che coordina le indagini a Tolosa. Lo stesso detiene un triste primato quello del “Barometro delle scivolate razziste dell’Ump”, il partito di Nicolas Sarkozy, lanciato dal settimanale Politis (http://www.politis.fr/Politis-fr-lance-le-Barometre-des,13475.html). Solo un mese fa Guéant affermava che “tutte le civiltà, tutte le pratiche, tutte le culture, riguardo ai nostri principi repubblicani, non si valgono”. Nel mirino, “nessuna cultura in particolare”, ma si da il caso che i due esempi citati poi dal ministro riguardassero proprio l’islam: la legge sul divieto del velo integrale e il divieto delle preghiere di strada, “che disturbano molti francesi”. Il diversivo è vecchio e abusato, ma sembra anche questa volta in grado di fare dimenticare i fallimenti in materia di crisi e disoccupazione.

Vale la pena sottolineare come il candidato Sarkozy, di fronte ad una popolarità ai minimi storici, ha deciso di impostare la sua campagna elettorale decisamente a destra, esattamente come nel 2007, in aperta concorrenza con Marine Le Pen. Tanto da prenderle in prestito alcune proposte discriminatorie sulla carne halal, che solo alcune settimane prima il presidente Sarkozy tacciava di assurde e populiste. All’inizio di marzo, il presidente è perfino arrivato a definire la carne halal, “il primo argomento di preoccupazione, di discussione dei francesi”.

Prima di occupare la poltrona più ambita di Francia, Sarkozy è stato al comando del ministero degli interni a partire del 2002. Da lì, nel 2005, è partita la scalata per l’Eliseo e la campagna sulla sicurezza, e da lì è iniziato lo sfaldamento sistematico dell’idea di uguaglianza tra i cittadini francesi. Nel 2007, l’apertura della presidenza di Sarkozy si è caratterizzata con l’introduzione del ministero dell’immigrazione e dell’identità nazionale. Senza dimenticare le famigerate quote, ogni anno più alte, di migranti sans papiers da espellere, anche a costo di prelevare bambini sui banchi delle scuole. Artefice di non meno di sei leggi sull’immigrazione dal 2002 ad oggi, l’uomo è avvezzo alla strumentalizzazione e ha costruito il proprio potere su un’idea lisa e pericolosa di identità nazionale.

La strage di Tolosa ha ancora una volta evidenziato la schizofrenia del potere sarkozysta. Ora si tratta di decidere da che parte stare. Il presidente candidato ha già compiuto la sua scelta da tempo.

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