I pensieri del cammello

Balconi

ANTONELLO BLANDI, Donne con turbanti, 2008. acrilico e olio su tela, cm. 70 x 50

Non capivo molto, ma mi piaceva così, guardare, anzi spiare queste donne che si incontravano ogni giovedì; le donne del quartiere si erano organizzate in modo da vedersi ogni tanto, per parlare dei loro problemi, di mariti, figli e delle loro suocere.

A Ruaia toccava il primo giovedì di ogni mese il compito di ospitare queste donne, e siccome Ruaia era una maestra nel preparare la ceretta “artigianale”, quei giovedì erano esclusivamente dedicati alla pulizia del corpo. A questi incontri era vietata la presenza di qualunque forma di sesso maschile.

Qualche minuto prima che arrivassero le amiche, Ruaia mi prendeva per l’orecchio e mi metteva sulla porta di casa dicendomi: “Vai a giocare!”

Giocare al pallone era una mia passione, ma quei giovedì no, non nè avevo proprio voglia.  Sapendo quello che sarebbe successo in quella casa mi veniva da impazzire, anzi da svenire.

Quando vedevo Ruaia il mattino preparare la ceretta, diventavo il bambino più contento di questo mondo, e con un sorriso a 32 denti chiedevo: “Che cosa stai preparando?”

Lei: “Non ti riguarda.”

Una risposta breve ma secca, però ormai avevo preparato il mio piano emozionante.

Appena Ruaia mi metteva fuori dalla porta, facevo finta di andare verso il campo sportivo, e al sentir la chiusura della porta giravo verso casa e cominciavo ad arrampicarmi lungo una grondaia del palazzo che scorreva a fianco dei vari balconi; quello di Ruaia è uno di questi balconi, anzi, è il primo. Dopo aver eseguito il mio numero di acrobazie zitto zitto mi mettevo seduto sotto la finestra della sala e aspettavo.

È difficile spiegare veramente che cosa provavo davanti a questo spettacolo divino, con tutti quei corpi lisci e lucidi di misure e taglie diverse e altrettanto belle, sentivo la gola asciugarsi e qualcosa in me ancora sconosciuto mi dava fastidio, rimanevo in silenzio e quasi paralizzato anche dopo che se ne erano andate. Certo il piacere era ancora maggiore quando nel gruppo di donne c’era qualche fanciulla nuova, di tenera età e alla sua prima esperienza, mi veniva da ridere vedendola soffrire o godere in quel modo, sembravano frustate dal modo in cui chiudeva gli occhi, ma dopo con quel suo sorriso sulle labbra sembrava le piacesse  proprio.

Un giorno, pero, un vecchio vicino di casa che non si faceva mai gli affari suoi, vedendomi salire lungo la grondaia, pensò di avere individuato un ladro, è tutto contento chiamò Ruaia prima e la polizia dopo.

Da quel giorno in poi mi fu bandito di salire su quel tubo, in più i miei amici non mi parlavano più, perché avevo visto le loro madri-sorelle nude, ho provato a spiegare loro che guardavo solo i corpi e non le facce, ma nessuno ha mai voluto capire…

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