1. Le parole sono importanti!

Della Poesia e dell’altro

Parlare oggi alla gente (ovviamente sono esclusi i presenti!) della Poesia, è come cercare di spiegare a un cieco i colori della natura. La differenza è che mentre il cieco ascolterà attentamente e si stupirà, cercando di capire e immaginare il verde degli alberi, di quei sempre più pochi rimasti in piedi, gli altri faranno finta di essere interessati, perché è cool essere romantici e intellettuali allo stesso tempo, ma, in realtà, della poesia se ne fregano! E non ditemi che non è così, che vi invito a dare un’occhiata nei vostri ricordi di lettori e acquirenti di libri e non so quanti di voi sarete in grado di ricordare l’ultima volta che avete comprato un libro di poesia, anche piccolo piccolo. Ma io, testardo come sono, mi faccio coraggio e assumendomi tutte le responsabilità, vi (s)parlo della Poesia!
Vedete, la Poesia, pur sembrando un argomento superato, qualcuno direbbe addirittura troppo Dolce – Gabana, con riferimento (i)naturalmente ai gusti un po ‘retrò di alcuni fratelli nella metafora, la Poesia, dicevo, può costituire motivo di riflessione non solo di natura esistenziale kierkegaardiana, ma anche di pragmatismi trotiani del nuovo leganordismo. “
Sono un ragazzo di 22 anni che ha preso 13mila preferenze a Brescia, (che culo, proprio nella provincia dove abito!) non mi hanno messo dall’alto” No caro Trota, hai ragione, c’è l’hai messa tu da dietro. Ecco, anche questa si chiama poesia!
Pensate un poco: oggi, quando tutti, dal governo alla escort di turno, non vogliono altro che svuotarvi il portafoglio, l’unica cosa che potete tenere solo per voi, perché nessuno si fa un mazzo per averla, è la Poesia! Ecco, l’ho detto. La Poesia è luogo dove si può sfuggire, nascondersi, non ha spazio né tempo, non può essere collocata qua e là, è ovunque anche quando non è da nessuna parte. Non c’è da stupirsi quando il Trota dice: “era ovvio che miss Padania sia collocata nella sagra della patata”… più che ovvio caro Trota!!!

Però, vi dico ancora che il seme della Poesia è stato piantato in ciascuno di noi, ancor prima che ci cresca il corpo, prima ancora che ci venga dato un nome. Il poeta non fa altro che mettere in evidenza la Poesia che c’è nelle cose, egli è un ponte tra le cose che si vedono e le cose che soltanto s’intuiscono. Ad esempio, si vedono gli assessorati alla cultura dei comuni? Certo che si vedono! Si intuisce che ci sono dei finanziamenti governativi per la cultura? Si intuisce! Ecco, la Poesia sta tra queste due cose: gli assessorati alla cultura, che si vedono, e i soldi dal governo, che soltanto si intuiscono, ma non si vedono mai!
La Parola è l’espressione materiale della Poesia, ma la Poesia può esistere e può essere espressa anche senza l’uso della parola. Nella poesia la parola è meno importante di quanto si crede, è solo un capriccio del poeta, così come il bacio è un capriccio dell’amore e io sono un capriccio di me stesso. Anzi, dico di peggio: la Parola è un male necessario per vestire la Poesia di carne e sangue. Ma voi sapete che tutto quello che è sangue e carne, prima o poi muore, marcisce. Quindi, la Parola che incarna la poesia, segnando in qualche modo il suo inizio materiale, in un modo o nell’altro sancisce anche la sua fine. In principio era il Verbo, dice il libro più famoso al mondo, ma non dice che, in realtà, prima del Verbo c’era già la Poesia. Nella mia testa di poeta non troppo andato in chiesa, credo che Dio stesso era stato un Poeta, altrimenti come avrebbe potuto fare tante cose meravigliose e tutto gratis! Il trapassato prossimo del verbo “essere” nella frase anteriore, non è un errore!
Il desiderio di scrivere del poeta non è necessariamente correlato al desiderio di vedersi pubblicato (questo non è vero, ma da bene nel contesto… in realtà il poeta è un adulatore di se stesso e vedere il suo nome sulla copertina di un libro è una questione di vitale importanza, ma non riconoscerà mai!) piuttosto egli sta cercando di comunicare con gli altri, di comunicare con il mondo, quel mondo dal quale il poeta spesso si sente estraneo. Tanto più questo diventa necessario quando il poeta è in esilio, quando è stato sradicato. In questo caso la Poesia, oltre alle sue funzioni metafisiche, è anche una terapia, una modalità di guarigione, un sollievo per il dolore delle radici strappate.
Ok, sto diventando patetico, credo sia il tempo di finirla qui! Vi dico ancora questo e basta: se il poeta è un ponte tra le cose che si vedono e le cose che s’immaginano, e vi ho dato l’esempio dei assessorati e dei fondi governativi… se, come ogni ponte, anche il poeta deve appoggiarsi su qualcosa, e vi dico che da una parte s’appoggia sul punto esclamativo, ma dall’altra, per stare in piedi, si deve appoggiare per forza su qualcosa di materiale… mi chiedo: ma dove cazzo sono i soldi del governo per la cultura, che a me nessuno paga mai!!!

Viorel Boldis

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One thought on “Della Poesia e dell’altro

  1. Bravo Viorel! Io sono ancora tra i pochi che compra e legge ancora poesia, sebbene nel mondo di oggi non sia facile trovare tempo – e la calma giusta – per questa forma a volte criptica, sicuramnente non immediata. Nel mondo d’oggi la comnicazione passa attraverso la pubblicità, che per quanto in parte assimilabile alla poesia deve far passare un messaggio preciso, mai ambiguo.

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