Anche questa è Torino

Teobaldo teobaldino

Teobaldo è uno dei miei nuovi vicini, da quando abito la barriera di Milano. Abita sopra di me. Con moglie e due figli occupa un minuscolo bilocale al quarto piano. É un ometto piccolo e secco, con una faccia affilata, che sembra tagliata con la scura, ha un paio di occhi vispi come quelle di un serpente e muove la testa in continuazione in modo molto nervoso. Sembra che niente gli può sfuggire.

Il mese scorso mi sono recato per la prima volta alla riunione condominiale. Mentre camminavo insieme al signor Giuseppe e alla signora Maria, due altri miei nuovi vicini, pensionati, in direzione del luogo della riunione, la Maria chiese al Giuseppe, sotto tono come fosse un segreto: «Credi che il Teobaldo sarà presente?»

– «Nooo. Non credo,»-rispose il Giuseppe – «Con che faccia si può presentare…?»

La Maria annuì e cominciò a parlare d’altro. Nessuno dei due però si preoccupò di spiegarmi il perché di quella domanda e di quella risposta.

Arrivati nella sala parrocchiale dove si doveva svolgere la riunione, ci trovammo il Teobaldo già seduto in prima fila a parlare e ridere insieme all’amministratore. I miei due compagni di camminata si guardarono, un po’ stupiti e un po’ soddisfatti.

La riunione iniziò. I problemi di un piccolo condominio sono sempre gli stessi: pulizie, manutenzione degli impianti, Qualche reclamo rispetto alla mancanza di una luce di qua, una perdita d’acqua di là… Poi cominciò il capitolo delle lamentele sul rumore e sui fastidi vari. Ovviamente ce ne fu una buona parte riservata al gruppo di scapoli senegalesi che abita la porta accanto a quella di Teobaldo. Tutti furono d’accordo sul fatto che erano bravi ragazzi, molto educati, ma molto rumorosi. Teo ne raccontò di cotte e di crude, intercalando tra una affermazione e l’altra dei «Per carità… forse da loro funziona così.», oppure «Non è perché sono stranieri o qualcosa del genere…», sempre guardando nella mia direzione, essendo io l’unico straniero presente alla riunione. Stessa cosa quando si trattò della famiglia Peruviana sotto di me. Sapeva tutto sui loro movimenti, il Teobaldo, anche se abitavano due piani più giù.

Si calmò soltanto quando si aprì il capitolo morosità. Fu allora che capì il senso della frase del Giuseppe: «Con che faccia si può presentare…?» Scoprì che di tutto il condominio con i suoi terroni, nigeriani, romeni, nordafricani, peruviani e senegalesi, Il Teo era l’unico a non pagare, da quattro anni, le spese condominiali. Dopo che fu fatta la lettura dei ritardi nei pagamenti in cui troneggiava lui con una bella somma a 3 zeri. L’assemblea a un certo momento si girò tutta nella sua direzione, aspettando spiegazioni.

«Io, come ben sapete… hum hum»- si giustificò, guardandosi le mani mentre parlava- «sono 4 anni che non riesco a pagare le spese. Oggi sono qua per spiegarvi la mia situazione. Io sono disoccupato da anni e tra il mutuo di casa, le bollette e le spese varie della mia famiglia non ce la sto facendo. Sono appena riuscito ad avere un nuovo rimando per il pagamento del mutuo da parte della banca. E vi assicuro che appena migliora la mia situazione pagherò tutti i miei debiti.» Finì di parlare e abbassò la testa in segno di arrendevolezza.

La riunione finì con la firma del verbale e la distribuzione delle previsioni delle rate da pagare per l’anno nuovo. Prima di disperderci nella città, alcuni di noi si fermarono per scambiare qualche parola all’uscita della sala parrocchiale. Anche Teobaldo si fermò un attimo e ci rinnovò le sue scuse per i suoi debiti. Aveva le lacrime agli occhi. Allora tutti lo rassicurammo dicendo che sono cose che capitano nella vita. Lui ci ringraziò umilmente, e fece per andare. Mentre si allontanava, tirò fuori dalla tasca un piccolo telecomando, lo azionò e si senti uno strillo e lo scatto di quattro sportelli d’auto che si sbloccano. Tre passi più in là allungò la mano e aprì la porta di un enorme fuori strada Jeep fiammante nuovo che probabilmente costa quanto il suo squallido appartamentino al quarto piano senza ascensore. Ci salutò di nuovo con la mano, chiuse rumorosamente lo sportello e partì in tromba, lasciandoci pensierosi.

“per carità… -pensai tra me e me – …forse da loro funziona così.”

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4 thoughts on “Teobaldo teobaldino

    • Mah… Sono sicuro che su questo tema ci sarebbe molto da dire. Un solo post non basta a raccontarlo in tutta la sua profonda gravità in questo mondo legato al consumo come unico valore ancora valido. Per cui scrivi, cara,
      scrivi.

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