4. Espressioni/6. La posta dell'Alma

Odio-amore

E poi, all’improvviso mi disse che sentire il mio accento così marcato – a lui dava fastidio.
Cos’è che ha contro il mio accento? E che faccio con questo qua che non vuole sentirlo? Va beh, bevo il mio caffè e vado per i cavoli miei! Il più lontano da quest’attaccabrighe!

Senza guardarmi, continuava a parlarmi:
– Hai lo stesso suo accento.
Ma che cavolo di accento ho? Io non lo sento. Ma neanche un po’. E poi, come si può capire l’accento di una che ha chiesto soltanto un caffè?
– E lo odio!
Addirittura!!! E, no!!! Ora bevo questo maledetto caffè e vado via!!!
– Anche lei è come te…, ucraina.
Ah, ecco…, porca miseria, dovevo parlare più piano con la mia amica Nina al telefonino. Si vede che ha sentito la parola ‘ucraina’ quando parlavamo di una nostra conoscente, badante ucraina… Questo qua mi ha preso per una ucraina… Ma, pensa tu, già mi ha marchiato, già mi ha timbrato come un pezzo di carne portato dalla Slovenia a prezzo basso. Certo che lì la carne è più buona… E tutto questo, con la carne, cosa centra?

Ma lui, guardando dritto al muro davanti a sè, continuava con la voce frignante:
– Lei era stata l’unica donna che dopo aver fatto l’amore leggeva i versi di Marina Cvetaeva, li ricordava a memoria.
Ah?!
– Leggeva anche Maiakovskij. Non so chi sia, ma quando li leggeva, guardando il suo sorriso, mi sentivo di non essere degno neanche dell’unghia del suo dito… mignolo…
Ma perché mi dice tutto questo? Dove vuole arrivare?
– Voi, ucraine, siete strane.
Non so come spiegargli che io non sono ucraina. Che non sono né ucraina, né moldava, né lituana, che sono…
– Lei è bionda come te.
… ecco, che sono bionda come il 40% della popolazione femminile e che quando sento uno che ha bevuto troppo, voglio un’unica cosa – andare via subito.

Poi lui mi chiese se potevamo bere una birra insieme, precisando che la sua era già la settima.
E no. Pago subito e – via!
Mentre andavo verso la cassa tirando dalla borsetta il portafoglio…
– Ora mi manca. Mi manca da morire. Non c’e un giorno che non mi viene voglia di sentirla, ma non so come fare, lei… ha cambiato numero.
Ha fatto bene. Neanche io starei con un ubriacone come te.
– Cazzo! Quanto mi manca!
Aspetta che mi affretto.

Prima di uscire lo vedo, nel riflesso di una vecchia credenza, pulirsi con il braccio il naso che (mi sembra) non avesse smesso mai di gocciolare e confessare al barista che soltanto perché lei le aveva chiesto di avere un figlio insieme, l’aveva cacciata di casa (era dopo mezzanotte e pioveva a dirotto), buttandole fuori dalla finestra le sue poche e misere cose e gridando che si andasse a cercare un altro coglione da incastrare.

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