Quattro chiacchiere in cucina

Ius Kinder e la ricetta di uno spuntino punjabi

Il magnifico complesso del Tempio d’Oro ad Amritsar, India (foto copyright Tullio Valente)

Aeroporto Indira Gandhi di Nuova Delhi. Uscita del volo per Amritsar, luogo sacro per gli indiani Sikh. Fusorario. Fame. E mi chiedo se sto sognando o meno. Vedo un gran numero di uomini alti e possenti, con turbante in testa e barbe curate, donne dai lunghi capelli neri lucenti in abiti tradizionali coloratissimi, bambini che corrono di qua e di là. Fin qui una scena normale per un aeroporto indiano. Poi sento chiacchierare. Frasi in punjabi (che riesco a seguire a spizzichi e bocconi) punteggiate da espressioni in lombardo, romagnolo, emiliano. Ma sto allucinando? Mi ci vuole un po’ per realizzare che si tratta di decine di famiglie migranti che stanno tornando a casa per una breve vacanza. Mentre i bambini sono stanchi per il lungo viaggio e cominciano a fare i capricci, gli adulti non riescono a celare la loro gioia. Non vedono l’ora di abbracciare parenti e amici che non vedono da tanto tempo, di gustare piatti tradizionali, di visitare e pregare al Tempio d’Oro, magnifico complesso religioso dove vengono custoditi i testi sacri del sikhismo. Un luogo dove ogni visitatore può trovare non solo sostentamento per l’anima, ma anche per il corpo e lo stomaco visto che il Tempio d’Oro offre alloggio e ristoro gratuitamente a tutti i fedeli e i visitatori – circa 40.000 al giorno.
“Mamma ho fame!” sento un bimbo di quattro o cinque anni reclamare con inflessione romagnola. E poi la risposta secca della madre in punjabi. La donna estrae un samosa comperato al bar dell’aeroporto. Si tratta di un delizioso spuntino fritto, amatissimo in India: un fagottino di forma triangolare con ripieno di patate al curcuma, piselli e altre spezie. Io ho la bava alla bocca ma il bimbo lo rifiuta. “Voglio andare a casa, mamma!” si lamenta. “Ma siamo a casa, tesoro,” la madre cerca di confortarlo. “Non è casa mia,” ribatte il ragazzino. “Casa mia è in Italia. E non mangio queste cose piccanti. Voglio una merendina Kinder!”

LA RICETTA PER PUNJABI SAMOSA
Ingredienti: per 4/6 persone
Per la sfoglia: 2 tazze di farina 0; mezza tazza di olio di semi; sale
Per il ripieno: 3 cucchiai di olio, 1 tazza piselli lessati, 2 patate lessate e schiacchiate grossolanamente, 1 cucchiaino di semi di senape e di polvere di curcuma; 1 cucchiaino di prezzemolo o coriandolo fresco tritato, uno spicchio d’aglio, un cucchiaino di zenzero fresco tritato; sale; olio per friggere

Metodo:
1) Per la sfoglia: impastare la farina con l’olio e un po’ di acqua tiepida andando a formare un impasto non troppo morbido (tipo per biscotti). Coprire con una stoffa e tenere da parte per 20 minuti.
2) Preparazione del ripieno: soffriggere i semi di senape nell’olio caldo per due minuti finchè scoppiettano. Aggiungere l’aglio e lo zenzero. Aggiungere i piselli e le patate. Salare a piacere. Aggiungere la polvere di curcuma e il prezzemolo. Mescolare bene e lasciare raffreddare.
3) Dividere l’impasto per la sfoglia in palline da golf. Lavorare la sfoglia stendendo le palline fino a formare delle piadine sottili. Tagliare a metà la piadina e formare un cono. Riempire il cono con l’impasto di patate e piselli. Formare dei triangoli. Sigillare i bordi con acqua, premendo bene i lembi.
4) Friggere in olio bollente finchè i samosa diventano dorati. Servire caldi. Buon appetito!

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One thought on “Ius Kinder e la ricetta di uno spuntino punjabi

  1. Grazie Layla, racconto delizioso come le samosa. Mi ricorda un episodio simile, citato dall’antropologo Aime, del ragazzino che alla mamma che gli offriva il cous-cous chiedeva di averlo a strati, uno strato di cous-cous e uno di tortellini e così via. Insomma tutto e insieme, fantastico no? Due settimane fa ho fatto il curry di Layla, ora provero’ le samosa che adoro e fatte in India sono speciali speciali, ricordo ancora come una poesia croccante quelle provate a Bangalore

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