1. Le parole sono importanti!

Amazzoni e massaie

La mattina, le mamme (non tutte) che portano i loro piccini a scuola mi danno l’idea di amazzoni metropolitane.
Sono vestite da cavallerizze, con cinghie borchiate e i pantaloni ben infilati negli stivali. Coprono il breve tragitto che le separa dal piccolo tank in bilico sul marciapiedi, a passo spedito e piglio marziano.
La loro è una femminilità sacrificata all’altare dell’efficienza e soffocata nei mille impegni che, immagino, ne scandiscono la giornata.
Quanto ai papà mi sembrano molto meno professionali, e non indossano neppure più la cravatta. Vestono un casual poco ricercato, ed anzi molto pigiamesco. Hanno il classico aspetto dimesso e bonario delle massaie.
E pensare che un tempo, prima della metamorfosi in massaie e amazzoni, erano semplici ragazze piene di fantasie con mille lustrini,con ambizioni da veline e, i maschietti, bamboccioni immersi nel tepore pantofolaio e poltronesco di una serena casalinghitudine perpetuata con abbondanti dosi di pastasciutta sfornate dalle solerti mani di mamma chioccia.
Poi sono subentrate- e non sempre subentrano- la maternità e la paternità a farne amazzoni e massaie.
L’interscambialità dei ruoli è un bene. La confusione dei ruoli, non credo.
Nè voglio rassegnarmi all’idea che il risultato ultimo del lungo e tortuoso percorso dell’ emancipazione della donna debba per forza sfociare nei trans.
Tuttavia è comprensibile che, mentre le donne sono tutte intente ad emanciparsi, si ricorra alle escort.
Ma c’è anche chi, refrattario al fascino delle amazzoni, se ne sta alla larga dai trans, e non può permettersi le escort.
A costoro non rimane che accasarsi con donne dell’est, dell’ovest, del sud e di tutti gli altri punti cardinali di chiara matrice extracomunitaria, ben disposte a far da surrogato alle mamme chioccia e, all’occorenza, a farle da badanti. Sempre che si voglia sfuggire a un destino da massaie e nel contempo darsi arie da patriarca.
Siamo in tempi di crisi economica e di genere, ognuno si arrangia come può. Che sia lei o lui a portare i pantaloni poco importa, quel che conta è stringere la cinghia.

Fonte: Stracomunitari

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One thought on “Amazzoni e massaie

  1. Credo che i popoli non avrebbero molto da fare in termini di emancipazione e di rivoluzione se i “governi”, gli eserciti, i servizi segreti deviati, gli aguzzini di turno la smettessero di sottometterli e di impedire loro il percorso e una vita degna. Basterebbe che permettessero ai popoli di fare ciò che già sanno fare: accedere alla verità ed esprimerla, accedere alla giustizia e farla rispettare, accedere alle risorse comuni e condividerle.

    Basterebbe che i tiranni lasciassero scorrere la vita, sarebbe già tanto. Ma non lo fanno.
    Nè interscambiabilità, nè confusione di ruoli: ci sono persone che dimostrano chiaramente di non essere nè capaci di governo, nè di esercitare la difesa del popolo bensì il suo contrario, tantomeno sono all’altezza di amministrare l’equa distribuzione di compiti e di risorse.

    Allo stesso modo il maschio sulla donna, esercita incoscienti rapporti di forza, anche “culturali”, vili coperture trasmesse da generazioni a testimoniare la storica supremazia dei forti sulle deboli.

    Non è tanto quella femminile l’emancipazione da perseguire, più esattamente è il suo contrario.

    Ricordo che madre natura è stata generosa a regalare i muscoli agli uomini, ma sembra che gli uomini nel quotidiano non sappiano canalizzare nei ruoli giusti questa risorsa: la confusione nella gestione della fatica fisica di rilievo è vastissima ! Casualmente? Non credo!
    Purtroppo a rifare estrema chiarezza su chi ha e chi non ha la risorsa in più della forza fisica, oggi rimane solo la statistica sul femminicidio.

    Da anni sostengo, con dolore, quella che può sembrare una provocazione ma che in realtà è per me una constatazione: il rapporto educativo ha poco potere “da fuori”. Oltre che essere sfibrante e pericoloso.
    L’educazione è un atto la cui efficacia per sè viene sopratutto così: è un percorso che l’essere fà con impegno da dentro.
    E’ per questo che mi permetto di esprimere la mia ultima triste speranza: quando la donna si ridurrà allo stadio di regressione maschile, nel modo di pensare e nel modo di fare , permetterà alll’uomo di spaventarsi, come davanti allo specchio, di riprendersi e di proseguire il proprio cammino.

    Sono stati i passaggi attraverso la violenza delle guerre ad avere ridotto l’uomo in questo stato di incoscienza? Non so. Ditelo. Non all’unanimità come ci è arrivato l’uomo, ma tramite la subita violenza vi accede giorno dopo giorno anche la donna.

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