1. Le parole sono importanti!

L’assenza della guerra

Mi arriva questa mail:

“Ho letto tutto quello che mi è stato possibile di D.Kovacevic.  La cosa che un po’ mi ha sorpreso, considerando l’età dell’autore e la cronologia degli eventi, è stata l’assenza della guerra, o perlomeno di una qualche sua conseguenza o riflesso, in ciò che leggevo. Salvo che non si voglia ritenere tale il puro fatto di essere ‘migrata’, forse a guerra neppure ancora conclusa, e accontentarsi di quello.

Se io avessi vissuto quella terribile stagione di rottura e disgregazione, dall’interno, e scrivessi storie, penso che ci si troverebbero dentro tracce più significative di quel periodo.

Naturalmente questa non è una critica, ma solo la riflessione di un lettore comune, che magari potrebbe anche essere utile. Forse ci sono cose con cui non si sono ancora fatti completamente i conti, o riesce difficile farli.”

E io piango. L’assenza della guerra ? Me la porto dentro, la guerra. L’assenza è per te, che ti risparmio di questa pena, di questa dicotomia, di questo essere o non essere qualcuno o nessuno. Perché io, la mia guerra me la sono vissuta. Tutta. E mi sentivo sola come un cane. Vuoi uno scoop? Qualcosa che possa per un attimo farti fermare e riflettere, un minuscolo brivido nel mare degli altri minuscoli brividi fugaci, per poter dire o pensare: “caspita, sono comunque fortunato”?  Sì, lo sono anch’io! Sono viva. Non sono stata stuprata. Non ho visto sanguinare o morire davanti ai miei occhi i miei cari. Deduco che la guerra non l’ho vissuta. Perché allora non c’è, non c’era, effettivamente, da nessuna parte nelle tracce scritte le lascio, e ora che mi è stata posta questa domanda, sono sgorgate le lacrime, e la rabbia, e la voglia di mandare tutto e tutti fanculo? Ma proprio tutti, senza eccezioni. La guerra del cazzo, e le etichette del cazzo. Qualsiasi cosa io dica, si troverà qualche sapientone che saprà dare qualche definizione, che tirerà fuori un mucchio di teoria premasticata e io magari non saprò ribattere oppure, peggio ancora, ci rimarrò male. Ci rimarrò male su qualcosa che non c’è. Molti hanno scritto sulla guerra. Io non ho detto una parola. Una. La mia guerra è stata assente. E adesso piange. Semplicemente piange. Forse questo è più che giusto. Magari è tutto qui. Oppure è solo un inizio. Evidentemente, qualcosa è stato toccato. Dov’era, allora, tutta questa assenza? Nell’assenza dell’identità? “La scrittrice migrante”. Mi accontento di questo? Sì, io sono anche la scrittrice migrante. È la mia anima che migra. O lo è la mia identità? Forse migra ancora, da quella volta, perché quella volta si era messa in viaggio, in fuga, in incognito, e non si è ancora fermata. Ancora non capisce. Ancora non sa chi è, per davvero.  Io vado in cerca dell’anima. L’ho sempre fatto. Forse anche per superare le barriere del nome, del cognome, del “da dove sono i tuoi genitori”, del “perché ti chiami così”. La gente veniva uccisa per questo, stuprata per questo, maltrattata per questo. E uno si stupisce dell’assenza della guerra nei miei scritti?! Oppure mi fa il favore, inavvertitamente, di toccare un tasto dietro il quale c’è una montagna di dolore. Bene. Piango. È da tanto che non ho pianto per questo. È sempre utile piangere. Forse dopo, persino, sfrutterò questo momento e mi farò un po’ di pubblicità pubblicando questo pezzo. Intanto, ora è finita. Posso dire come mi chiamo, nessuno mi ucciderà, o vorrà uccidermi, o minaccerà di farlo, per questo. Ora sono al sicuro. La guerra non c’è più. Posso pure uscire allo scoperto. Già, ma chi sono? E che cosa voglio dire? Che cosa vorreste sentire? Oppure, non volete più sentire niente perché tante di quelle cose sono state dette e scritte e si cadrà nella solita manipolazione, strumentalizzazione, retorica. La retorica della guerra e dei suoi orrori. Scoppiano le bombe, anche nell’assenza più totale di ordigni scoppiano le bombe dentro le anime. E a me interessano quelle. Le anime! Forse assenza della guerra è la presenza dell’amore. Forse è l’altra faccia della medaglia. Poi, qualcuno, inavvertitamente, in assoluta buona fede, mi darà pure della razzista. E io dirò: non lo sono, non lo sono! Non me lo permetto. Io ho una tremenda, fottuta paura di discriminare per il colore della pelle, per il nome. Fa male. Fa malissimo. Uccide senza sparare colpi. Ti uccide. E poi cammini come uno scheletro, un fantasma, un nessuno “esente di conflitti”. Non me ne frega se queste parolacce possano dare fastidio. L’assenza della guerra?! Con cazzo!

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5 thoughts on “L’assenza della guerra

    • …cara Duska anche se non ho vissuto la tua esperienza, hai espresso chiaramente il tuo stato d’animo e le parole sono chiare anche per chi non l’ha vissuta…..un abbraccio fortissssssssssssssssimo!
      Franca

  1. …forse è che dopo una guerra si sta nel dolore e ci vorrebbe un’altra vita per urlare tutto lo sgomento, un’ altra vita per dimenticare, un’altra ancora per riflettere, un’altra per ricominciare, un’altra per vivere, un’altra vita per incontrare, un’altra vita per amare, un’altra per essere.
    Avessimo tutto questo tempo qualcuno potrebbero dire: “una delle mie vite la uso per stuprare e uccidere, SEMPRE A COMANDO NATURALMENTE COME SE NON BASTASSE QUANTO INSULSO E’ IL GESTO IN SE’.
    …ma non abbiamo tutte queste vite a disposizione da regalare al gioco perverso dei signori della guerra.

    …abbiamo qualche manciata di secondi di vita e la usiamo per rovinarcela e toglierla a qualcuno PERCHE’ I SIGNORI DELLA GUERRA LO DESIDERANO.
    … siamo poveri incoscienti lanciati a forza uno contro l’altro come cani ad azzannarci a sangue in una gara di scommesse.
    …e se ne esci vivo/a piangi e non puoi nemmeno urlare il tuo dolore, sfogare il rancore, fomentare altre servitu’.

    un abbraccio forte fortissimo

  2. Devi scrivere quello che nel cuore e tuo cuore è assai grande, un giorno troverai lo spazio anche per la guerra…., (succederà per forza delle cose), ma ,,, magari,… ti auguro – di no.

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