3. Specchio

Il cinema prima del calcio ha avuto il suo Balotelli: ed era bellissima

di Rabii El Gamrani

Sicuramente il titolo dell’articolo è molto fuorviante.

Diciamo subito che evochiamo il mancato campione d’Europa per due motivi, uno di forma e l’altro di sostanza. Dette forme e sostanze sono tuttavia molto divergenti nel caso del fuori classe bresciano e della ragazza dalla pelle di luna: Zeudi Araya.

Star del cinema di quell’Italia allegra degli anni 70, la seducente Zeudi, il quale nome in lingua amarica significa “corona imperiale” ha senza dubbio meritato un battesimo così impegnativo. Figlia di un politico Eritreo, Zeudi prima di approdare in Italia ha calcato i palchi della terra natia consacrandosi miss Eritrea nel 1969. Arrivata nel bel paese esordì nella pubblicità, diventando la ragazza immagine della marca di caffè “Tazza d’oro”. Non disponiamo di dati affidabili che ci aiutino a capire come sono andate le vendite dopo quella operazione di marketing che per il periodo in cui fu girata era assai coraggiosa, ma non è difficile trovare qualcuno che ricordi ancora quegli spot che furono girati nel 1970.

La grande occasione per Zeudi si presentò dopo un incontro con il regista Luigi Scattini che vide in lei la personificazione dei suoi sogni cinematografici ed erotici.
Il film che la vede all’esordio, “La ragazza dalla pelle di luna”, deve il suo titolo alle oramai martoriate terre somale. I pescatori di Mogadiscio fantasticando in presenza di Luigi Scattini gli parlarono delle ragazze delle Isole Seychelles, che a l’epoca non era ancora diventata una gettonata meta turistica, ragazze dalla pelle di luna.
Il sodalizio fra Scattino e Zeudi continuò, dando vita ad una trilogia: La ragazza dalla pelle di luna, La Ragazza Fuoristrada e il Corpo. Tre film cuciti su misura per Zeudi. L’attrice era l’unico punto fermo di partenza, sceneggiatura, location e casting venivano decisi in seguito.

Erano gli anni settanta, gli anni del boom economico, della scoperta del benessere, gli anni degli stragi, del sessantotto, delle lotte sindacali, delle lotto femministe. Erano anni di grande fermento, e in questo fermento anche il ceto medio voleva il suo spettacolo: nacque il cinema erotico italiano, si iniziò con il genere Decamerotico o Boccaccesco, un filone d’oro che sfornò una cinquantina di film e ottimi incassi al botteghino, poi si passò al genere “poliziotte”, poi alle “scolaresche” per approdare alla fine ai “Pierini”.
Zeudi Araya con la sua bellezza dirompente ed esotica, entrò nelle grazie del produttore Franco Cristaldi, di cui divenne la moglie, e fu contesa dai registi dell’epoca che la trasformarono in un’ icona sexy. Girò film accanto a Lino Banfi, Marcello Mastroianni, Renzo Montagnani, Renato Pozzetto….e fu seconda per numeri di film in quelli anni solo ad un’altra bellezza “esotica” l’attrice d’origine indonesiane Laura Gemser.

Accanto al cinema intraprese anche la carriera di cantante e registrò un 45 giri che ebbe molta fortuna. Il suo corpo era “ l’oggetto” di desiderio di tanti italiani e riviste come Playboy, Skorpio e Playman ne sono testimoni. Spopolava nelle copertine in delle pose sontuose come una vera diva, spesso svestita.
Si ritirò negli anni novanta continuando tutt’ora a lavorare come produttrice cinematografica e televisiva.

Torniamo alle questione di forma e di sostanza che al contempo la avvicinano e la allontanano da Mario Balotelli. Per chiarire questi due concetti, bisogna raccontare un episodio che per me ha riportato alla ribalta Zeudi Araya.
Fino ad allora per me Zeudi era solo uno sfumato ricordo risalente ai primi anni della mia permanenza in Italia. Scorsa distrattamente in una commedia su un canale locale, che probabilmente contava fra i suoi spettatori tanti nostalgici e cultori dei cult degli anni settanta, talmente le pellicole di quel genere erotico all’italiana erano abbondanti su quella emittente. Dovetti aspettare gli europei di quest’anno per ricordarmi che anche il cinema italiano ha avuto il suo Balotelli. Il parallelismo è opera di un anziano signore che davanti allo schermo gigante allestito nella piazza di un piccolo paesino toscano, di un centinaio di anime, per seguire la finale europea di Italia/Spagna imprecava contro quel “Nero smidollato” e rammentava gli anni d’oro della bella Zeudi.
Il nome evocato dall’anziano scatenò i commenti dei suoi coetanei, mentre i più giovani ed io fra loro, erano divertiti e incuriositi da quella Venere nera che travolse con la sua sensualità i loro padri e nonni. E chissà se anche loro come me hanno poi visto per intero “La ragazza dalla pelle di luna”.

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