2. Memorando

Venezuela: Un altro giorno di ordinaria violenza

Logo di una associazione Spagnola contro la violenza nei confronti delle donne

Un contributo di  Dorys Contreras

Beatriz è scesa dall’autobus. Sono le 18.15 e c’è ancora luce. Manca poco però perché calino bruscamente le nere tende della notte. Beatriz è abbastanza serena. E’ meno stanca di ieri, pensa. Come tutti i giorni, all’uscita dal lavoro, ha dovuto attendere che la coda interminabile di persone alla fermata dell’autobus fosse inghiottita dalle cabine variopinte dei pullman. Ma arrivato il suo turno è riuscita a sedersi e il traffico poi è stato un po’ più scorrevole degli altri giorni.

Incamminandosi verso casa distingue la sopraelevata, appena inclinata, che la porterà verso la scacchiera di palazzi dove risiede, alti e sfidanti il cielo, ancora illuminati di rosa, ancora per poco tempo. Guarda le automobili passare. C’è sempre qualche macchina che entra od esce dal complesso residenziale.

All’improvviso sente qualcuno strapparle fortemente la cinghia della borsa che tiene sotto il braccio. Con la coda dell’occhio distingue due persone su una motocicletta. D’istinto, senza ragionarci, si ricompone e tiene stretta la borsa con le due mani, opponendo resistenza.

Per Beatriz è la fine. I motociclisti infastiditi scendono dalla moto e cominciano a picchiarla. Lei, spaventata, lascia cadere la borsa per terra e sente poi un colpo violento alla schiena che la scaraventa al suolo. Le macchine scorrono sulla sopraelevata, al suo fianco. Nessuno si ferma, anche se ormai il rumore della moto è ben lontano.

Malmenata ed invisibile, diventa anch’ella, l’ennesima vittima della follia quotidiana che forgia, minuto per minuto ,uno dei paesi più violenti al mondo: il Venezuela.

Secondo l’Osservatorio Venezuelano sulla Violenza (Observatorio Venezolano de Violencia – OVV) il 2011 è stato l’anno più violento della storia nazionale: 19.336 persone assassinate, per una media di 1.611 omicidi ogni mese e 53 assassini al giorno. Considerando le ultime proiezioni sulla popolazione stimate dal Censimento del 2011 – indicanti 28.500.000 di dimoranti nel Paese – l’OVV calcola un tasso di omicidio di 67 ogni 100.000 abitanti(1).

Negli ultimi anni l’impennata di omicidi ha trasformato il Venezuela in uno dei Paesi più violenti. Secondo lo Studio Globale sugli Omicidi del 2011 del United Nations Office on Drugs and Crime (UNODC) il Venezuela è il 5º paese con il più alto tasso di omicidi al mondo, dietro solo all’Honduras, El Salvador, la Giamaica e la Costa d’Avorio(2).

Ma quali sono le cause di tanta violenza? L’OVV individua il continuo elogio della violenza e dei violenti, l’impunità crescente e le ripetute chiamate alla guerra, tra le cause principali del vasto incremento della violenza nel Paese. “Anche se non abbiamo sofferto una guerra, quello che è successo nella società venezuelana ha degli effetti sociali tali e quali come se avessimo vissuto un conflitto bellico molto violento, sia nelle sue cause come nelle sue conseguenze”, dichiara l’OVV, che spiegando come la guerra incide, alterandoli, i meccanismi centrali di contenimento dell’aggressione nella società, conclude affermando che in Venezuela “la vita sociale sorretta da norme è stata sostituita dall’uso della forza”.

Altri fattori determinanti, secondo l’UNODC, sono individuati nell’elevata disiguaglianza economica e sociale, nell’indebolimento dello stato di diritto e del sistema giudiziario, nella corruzione dilagante e nella diffusa disponibilità di armi da fuoco, spesso associata alle attività illegali di gruppi criminali organizzati e di gang coinvolte nel traffico della droga. Quest’ultimo è la causa principale dell’impennata di omicidi avvenuta negli ultimi anni nei paesi latino-americani implicati nel traffico della coca, tra i quali il Venezuela risulta protagonista, delineadosi, secondo fonti giornalistiche e documentali diverse, come base di partenza dei traffici verso il Centro America (3).

Piena di graffi ed ematomi Beatriz riesce a trovare un po’ di forza e si alza. Con fatica attraversa la sopraelevata e raggiunge casa sua. Sua madre, non appena la vede, non riesce a trattenere le lacrime. Piena di sangue e gonfia il suo aspetto è terrificante. “Tutto sommato sono stati clementi…”, dice la ragazza alla madre. E ha ragione, c’è chi perde la vita per meno.

La madre di Beatriz fa esplodere la sua rabbia sul web, su uno dei social network più conosciuti. All’indifferenza della strada si contrappone la vicinanza mediatica, immediata e solidale, perché tutti hanno vissuto in prima persona o tramite qualche parente o amico l’orrore della violenza. Tra gli amici della donna, che commentano sul sito l’accaduto, c’è chi ha deciso di emigrare dal Paese proprio per quello, per la violenza, e c’è invece chi vorrebbe tanto farlo. C’è chi accusa l’attuale presidente della Repubblica, il commandante Hugo Chavez, di essere la causa di tanto odio tra la gente; c’è chi invece invoca il perdono. Ma la sensazione di insicurezza accumuna tutti. Si vive con l’impressione che chiunque non conosci è un potenziale rapinatore, sequestratore, violentatore o assassino. E la paranoia caratteristica dei tempi di guerra diventa esponenziale: non potendo distinguere un nemico preciso il terrore, il sospetto, si diffonde ovunque, su chiunque.

La madre di Beatriz, molto religiosa, diffonde sul social network preghiere ed immagini di Gesù e della Madonna per l’incolunnità delle sue due figlie ed invita tutti gli aminici mediatici ad unirsi a lei nella preghiera.

Chissà quanto potere preventivo possano generare queste azioni e in qualche modo, intuendo ciò, la donna spiega che oltre la preghiera ha deciso di accompagnare tutti i giorni sua figlia alla fermata del pullman munita di una grande mazza da baseball, popolarissimo sport nazionale. “E che non sia proprio la “sacralità” della mazza a spaventare ancor più delle orazioni i criminali?” dice la donna, con tono scaltro.

E nei suoi multipli intenti, nelle sue svariate strategie – mediaticamente condivise – per far fronte all’inumanità, la ricerca della normalità, il desiderio di voltar pagina, alla fine prevalgono… purtroppo – penso ahimè! – fino alla prossima aggressione.

 (3) Vedi articolo del 31/07/2012 sul Corriere della Sera “La coca dei narcos in volo sui Caraibi. Traffico di stupefacenti coinvolge Messico, Honduras, Venezuela e anche gli USA”. http://www.corriere.it/esteri/12_luglio_30/cocaina-traffico-aereo_ad5175c8-da69-11e1-aea0-c8fd44fac0da.shtml

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