1. Le parole sono importanti!

Un fine ramadan da miscredente

Oh finalmente è finito! Uuuf. Passato anche questo. Domani è l’Aid piccolo (festa della rottura del digiuno) finisce il mese di Ramadan. Il mese in cui i musulmani si sentono più musulmani. Ma anche il mese in cui chi la pensa diversamente dalla maggioranza si sente più diverso che mai.

Non sapevo fosse Venerdì. Ero sceso dalle mie montagne per passare i due ultimi giorni nella capitale, prima di ritornare in Italia. Io Algeri non la amo. È una città che non ho mai amato… Ma durante il mese di ramadan la odio francamente. In campagna il mese sacro musulmano cambia poche cose. I ritmi si rallentano un pochino, i prezzi degli alimentari salgono un po’, qualche insolita bancarella di dolciumi fa la sua apparizione… e poi verso fine giornata vedi qualche fumatore in astinenza fare i 100 passi davanti a casa, come un animale in gabbia. E poi basta. Ma in città è tutto esaltato al massimo.

Non sapevo fosse venerdì. Sono arrivato in fine mattinata e mi sono diretto verso il centro città in cerca di qualche regalo per la mia compagna. Guardavo intorno a me senza capire veramente perché la città fosse così calma, così vuota. Tutti i negozi chiusi. “Sarà per il Ramadan. È l’ora della siesta.” pensai tra me e me. Ma non era solo per il ramadan. Era soprattutto perché era l’ora della preghiera del venerdì durante il mese di ramadan. Me ne accorsi quando salendo dall’Avenue Hassiba Benbouali, mi trovai di fronte alla moschea di Meissonier, una bella ex-cattedrale in architettura neogotica sfregiata con estensioni e restauri di pessimo gusto. Stavo guardando e valutando l’entità dei danni superando la moschea e andando oltre quando mi accorsi della situazione dove mi trovavo. Sembrava che tutta la città fosse diretta verso la preghiera. Tutti tranne me. Camminavano trascinando le loro ciabatte sull’asfalto rovente di quel torrido pomeriggio di luglio, con un tappetino sulla spalla e con una faccia da funerale. Non bevono da 8 ore e sanno di avere altre 8 ore davanti. Io invece cammino in senso contrario, zaino sulle spalle, aria da turista, cammino con la testa nelle nuvole mi guardo intorno, ammiro le decorazioni barocche della città… Il mattino ho fatto colazione come al solito. E prima di uscire mi sono scolato mezza bottiglia di succo di albicocche Ngaous.

Io cammino e loro mi vengono incontro, o contro, sento su di me i loro sguardi solitamente inquisitori, incattiviti dalla fame, dalla sete e dalla mancanza di tabacco. “Questa è la storia della mia vita.” pensai, “sempre a remare contro corrente.”

Quella onda contraria che mi veniva addosso, quegli sguardi… mi ricordarono quanto odio il mese di ramadan e perché da quando sono in Italia ho sempre cercato di evitare di trovarmi in Algeria in quel periodo dell’anno.

In Italia odio il periodo di natale, le sue ondate di consumismo sfrenato, i canti sdolcinati, la bontà finta, la carità di circostanza. Ma per fortuna dura poco più di una settimana. In Algeria il ramadan è la stessa cosa, anzi ancora peggio, ma dura un mese.

Arrivo alla stazione della metro e apro un giornale. Un vero bollettino di guerra. Ufficialmente il mese sacro musulmano è un mese di sobrietà e di misericordia. Nella realtà è diventato con la società moderna una vera calamità naturale. L’inflazione sale in freccia e il carovita arriva a picchi irraggiungibili. Ciò nonostante la gente compra di tutto. Il giorno dopo le pattumiere sono piene di cibo. Aumentano le truffe e la vendita di merci avariate. Aumentano le rapine, i furti, le aggressioni (+160%). La gente è nervosa allora aumentano le risse(+400%), i feriti, i morti…

Le emergenze degli ospedali sono prese d’assalto (+300%). Tra quelli che svengono per la sete, per le ipoglicemie e altre anemie e vertigini varie durante il giorno e quelli che la sera sono colpiti da indigestione, iperglicemia, incidenti cardiovascolari a causa del troppo cibo, troppo grasso, troppo zucchero. (+80%) Aumentano gli incidenti sul lavoro (+ 150%), gli incidenti domestici (+ 250%)

Poi ci sono gli incidenti stradali, una vera e propria falcidia (+ 42%). Il nervosismo rende ancora più aggressiva la guida “sportiva” degli algeresi. Ma la vera strage si svolge intorno all’ora della rottura del digiuno. Perché la gente va in giro e si inventa mille cose da fare in fine giornata… “bach ngibu lmaghrib”, per portare il maghrib, il tramonto, si dice da noi. Poi quando si rende conto di essersi allontanata troppo, quella stessa gente guida come pazza, per arrivare giusto giusto con l’appello del muezzin. Ed è lì che succede la strage. Qui c’è la strage del sabato sera, lì abbiamo la strage del maghrib.

(sugli effetti collaterali del ramadan leggere le cifre del sondaggio realizzato dal quotidiano El Watan nel 2010)

Ma la cosa che più disturba chi, come me, non è sensibile alla “magia” del ramadan è l’iperconformismo che si instaura nella società intorno a quel periodo. Non so se funziona uguale ovunque, ma in Algeria puoi fare di tutto: rubare, spacciare, sporcare, inquinare, corrompere e essere corrotto… la gente non ti toglie nemmeno il saluto. Ma se “mangi il ramadan” allora Dio smette di essere misericordioso. .

Mi ricordo tanti anni fa, tornavo dalla Tunisia. Nei Freeshop di Tunisi presi qualche bottiglia di buon Whisky irlandese. All’aeroporto di Algeri un doganiere mi fece aprire i bagagli. All’epoca era pratica sistematica. Vedendo le bottiglie allontanò le mani per non toccarle e mi chiese: “Ma sei algerino?”,

“Sì!”, risposi, io.

“Ma come mai che porti Whisky in pieno ramadan?”

“Ma secondo lei, questi giorni si è fermato il sistema della ‘cippa’? (nome popolare che designa le mazzette)- chiesi abbassando la voce per non farmi sentire dai suoi colleghi.

“No no. Continua, continua.” -rispose, anche lui a bassa voce.

“Ma allora perché non dovrei portare Whisky.”

La sua risposta mi lasciò senza voce. – “Ma insomma… perché è ramadan!”

Del resto sullo stesso giornale lessi che qualche giovane è stato pestato da un gruppo di poliziotti per aver fumato in pubblico. Tre anni fa erano stati arrestati alcune persone in Cabilia, ma siccome la mobilitazione dei difensori delle libertà e della laicità dello stato hanno ricordato ai giudici che nessuna legge algerina punisce una persona per non pratica di una religione o di una altra, furono assolti. Allora i poliziotti adesso fanno la giustizia da sé. Perché il problema del paese non è la corruzione dilagante, la violenza e la disonestà ovunque… è il ramadan. Se tutti lo fanno, o per lo meno fanno finta, tutto andrà per il verso giusto.

Addirittura due anni fa, ero in un kebbab di Via Nizza, una signora marocchina visibilmente praticante del più vecchio mestiere del mondo chiede se può sedersi al mio tavolo. Rispondo di sì in arabo e le faccio spazio. Lei tenta subito di attaccare bottone. Parliamo del più e del meno, poi a un certo momento mi dice: “Meno male che ramadan è alle porte.”

“Io di ramadan non me ne frega proprio niente.” dico io, credendo di trovare in lei una potenziale alleata.

“Ma come? Non fai ramadan, tu?” mi chiese lei, con faccia inorridita.

“No”-rispondo- “non starai per farmi la morale, tu? Voglio dire…”

“Cosa io? Io ho avuto problemi nella mia vita è per questo che faccio quello che faccio. Ma sono una musulmana e il ramadan, io, lo faccio come si deve.” Si alzò e cambiò tavolo.

Ecco perché mi sento a disaggio durante il ramadan, perché lo odio. E perché sono contento quando finisce. Perché quando finisce io, e tutte le persone che la pensano come me, smettiamo di essere peggio di una puttana. (salvo il rispetto per le prostitute).

Felice Aid ai credenti-praticanti e ai praticanti-noncredenti 

Felice ritorno alla normalità ai non credenti e ai non praticanti

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12 thoughts on “Un fine ramadan da miscredente

  1. Ogni generazione successiva maturata ( con il suo pensiero) dovrebbe trovare il coraggio di “cantargliele” alla precedente per staccarsene e portarsi avanti nel cammino. Ma questo non succede che superficialmente per la maggior parte, ingabbiati in uno schema fisso che non è permesso destabilizzare, oculatamente.

    Si divrebbe trattare di una questione naturale di onesta crescita, di taglio del “cordone ombelicale” e di proseguimento dell’esplorazione del senso dell’essere umano sulla terra. Invece al massimo viene permesso “il nuovo” pilotato a uno scopo o all’altro, in genere a servizio dei poteri forti.

    Più ci si libera delle ipocrisie, legate a doppio filo alla “culla”, basate su bisogni primari antropologici quali gli istinti di sopravvivenza come il bisogno di appartenere a un gruppo-rifugio con codici di comportamento marchiati a caldo, più ci si allontana da strade “sicure” per l’istinto a sentirsi più dentro ai valori e non schizzofrenicamente fuori da essi, più si ha un senso di pace con se stessi e con il mondo intero da augurare a tutti.

    Un passaggio che ha del sacro, ma che in un mondo bloccato, stride, addolora e affatica.

    Triste è sentirsi soli a scegliere modi di essere apparentemente incerti ma abbracciati davvero ai valori.
    Ma non si è soli e anche chi ti fa sentire peggio di un emarginato vorrebbe in realtà trovare il coraggio di perdersi in queste “divine” strade.

    Secondo me.

    • Grazie Vale
      è dura sì. Ci sono molti momenti in cui ci si sente soli. Ma poi succede qualcosa. Come l’anno in cui alcune persone che non digiunavano sono state arrestate e si scopre che si è in tanti. C’è stata una grande mobilitazione. Un collettivo di avvocati fantastici si è incaricato di difenderli e l’hanno fatto in modo straordinario.
      La gente si è radunata di fronte al tribunale il giorno del processo e molti hanno mangiato pubblicamente sfidando il divieto (non scritto da nessuna parte) e i tabù della società.
      Sono quei momenti che ti rincuorano e xhe ti fanno capire che anche se sei minoranza, non sei proprio solo.

  2. Chapeau per il coraggio con il quale hai espresso il tuo pensiero. Ricordo che qualche anno fa anche in Marocco un gruppo di ragazzi provò a spezzare l’assedio su una parte della società marocchina che il Ramadan non lo fa (hanno mangiato in pubblica piazza), vuoi perché non erano credenti, vuoi perché la privazione di cibo e acqua per quasi una intera giornata la consideravano piuttosto una pratica masochista riduttiva per la religione stessa che sì impone degli obblighi rituali, ma altrettanto non ammetteva l’ ipocrisia con la quale un’ampia parte dei suoi seguaci si approcciano alla pratica.
    Non mi risulta che ci sia una gerarchia riguardo alle pratiche religiose tuttavia non pregare, consumare alcolici, rubare…sono tutti “peccati” che possono essere tollerati, è che comportano anche una minore dose di vergogna, ma non fare il Ramadan no.
    Credo che quando si tratta di pratiche in cui c’è una rinuncia, un sacrificio, uno sforzo, la società esige un’adesione totale, e la repressione e il giudizio nei confronti dei trasgressori diventano accaniti, non per onorare la fede, ma perché li turba il fatto che qualcuno abbia pensato con la propria testa e abbia deciso, andando oltre l’imposizione religiosa e sociale, di trasgredire sottraendosi al sacrificio che il digiuno impone. Fra la massa critica nei confronti dei trasgressori credo che tanti vorrebbero non digiunare, ma il loro timore davanti al giudizio collettivo, la loro incapacità di trovare una legittimazione ragionata gli spinge a diventare dei falchi fra i falchi.

    • Grazie Rabii,
      Persone che cercano di resistere al ritorno in forza dell’ipocrisia religiosa ce ne sono. Sempre di meno. Ma quelli che lottano ancora sono veramente da ammirare. Anche per loro bisogna contribuire a rompere la conca di ipocrisia che qui, nell’immigrazione, è ancora peggio.

  3. Assolutamente sì. Negli immigrati bacchettoni scatta anche la pretesa di essere i tutor di una morale che vedono in pericolo a causa del contaggio con l’occidente, quindi il giudizio diventa ancora più feroce. c’è una tentazione di omologazione spaventosa presso queste persone, una smania del controllo che non ammette che la spiritualità e la fede siano estenzione della propria intimità. Ma ciò che ferisce di più è che della religione sanno solo quello che hanno imparato per sentito dire, nessuno sforzo per capire l’essenza stessa della fede, nessuna apertura verso altri modi di interpretare e di intendere la religione che rimane confinate nello spazio di una pagliacciata folcloristica per autocompiacersi e per ottenere un’approbazione sociale attrettanto ipocrita e soprattutto ignorante.

    • Sono d’accordo con te su molti aspetti, Rabii.
      Un punto però volevo discutere.
      Quando dici (nel primo commento) che la gente da più importanza agli obblighi che comprendono il sacrificio. Questo è, a mio avviso, sbagliato. Io credo che la gente rende obbligatorissimi proprio quelli obblighi che impegnano di meno. Perché l’onestà, la generosità, la rettitudine… richiedono uno sforzo continuo, un cambiamento radicale della vita. La preghiera è già meno impegnativa, però ti occupa uno spazio non indifferente nella vita. Ecco che molti continuano la vita a base di truffa e menzogne ma praticano la preghiera regolarmente, altri più furbi si fanno vedere il venerdì in moschea con un vestito bianco, più bianco di tutti glia altri. Poi il resto della settimana nulla.
      Il Ramadan è molto meno impegnativo anche della preghiera per cui lo fanno tutti. Il fatto che contiene un po’ di sacrificio lo rende anche più interessante. Stai tutto il giorno a digiuno, lo fai vedere bene, portandoti in giro una faccia del tipo: non rompetemi troppo che sto digiunando (3ibad allah saima a sidi). per un mese e basta per rinnovarti il timbro annuale sul tuo certificato di musulmano vero.
      L’altro aspetto sul quale non sono tanto d’accordo è la questione di “l’essenza stessa della fede”. è una questione difficile da definire. Nessuno sa quale sia l’essenza della fede. Ogni credente sincero (lasciamo da parte gli ipocriti che sono i più numerosi) qualche sia il suo credo, la sua scuola, tendenza, scisma… crede di essere il più vicino all’essenza della fede. Come le chiese cristiane che si dicono, ognuna, la vera chiesa di Cristo… Quale tra tutte è quella vera? Probabilmente nessuna. 😉

  4. Laicita’ delli stato. Detto da te assume tutto il peso del suo valore.Possibile che si continuino a strumentalizzare le religioni per imporre le peggiori violenze.Il digiuno e’ presente in quasi tutte le religioni ma non puo’ essere un’imposizione.La vita e’ gia’ cosi’ condizionata dalle convenzioni sociali e dalle norme condivise, che trovo incomprensibile limitare ulteriormente il proprio piccolo spazio di liberta’ con religioni castranti. Con tutto il rispetto per chi sente la necessita’ della ricerca spirituale.Comunque mi e’ acccaduto più volte in Italia, quando dico di essere atea,di sentirmi chiedere:” Come mai?”. Come se il mio essere non credente fosse dovuto a qualche trauma.Una delle persone che mi ha posto questa domanda, si stupiva poi,di un signore anziano che si recava spesso al Cimitero Monumentale di Torino e parlava ai suoi cari defunti davanti alle tombe.Gli dava del pazzo perche’ erano morti.Non esistevano.E lui che parlava col suo DIO?
    “Lui parla con i suoi morti tu con il tuo Dio,entrambi non si vedono.Per me siete uguali.Perche’ non rispettare entramb?i” – gli dissi lasciandolo perplesso.
    E poi , come scriveva Shakespeare, ” Sono piu’ le cose tra cielo e terra di quelle che si vedono…”

    • Il nonno Moussa, che era in realtà il fratello di mio nonno, era un mezzo pazzo ma dotato di una intelligenza e di una cultura “pazzesche” (è proprio il caso di dirlo). Durante la guerra di liberazione c’era un capitano dell’esercito francese che era abbastanza colto anche lui e amava provocarlo per gustarsi le sue risposte.
      Un giorno di Festa religiosa, il capitano passò alla testa di una pattuglia e trovò il vecchio pazzo che aveva allestito un piccolo rinfresco a base di caffè e frittelle per i passanti sopra la tomba di sua madre. E’ usanza da noi di offrire il mattino di alcune feste del cibo ai passanti davanti alla tomba dei propri cari. Il capitano chiese: “Allora Monsieur Moussa i vostri morti bevono caffè e mangiano le frittelle?”
      “Sì, mio capitano,” – rispose il nonno Moussa- “quando i vostri morti si alzano per annusare i fiori che voi portate sulle loro tombe, ai nostri viene una forte voglia di caffè e frittelle.”
      Ad ognuno le sue usanze e nessuna è più ridicola dell’altra. Basta che nessuno imponga niente a nessuno.

  5. Interessante la storia del tuo nonno Karim, mi piace tanto. Oserei quasi immaginarlo perché anch’io avevo un nonno che era così. Quanto a cos’è l’essenza della fede hai completamente ragione, ma nella mia illusione sogno una forma di fede che forse non può esistere, una cosa come qualche sentire primitivo che ti parte dal cuore e ti mette in pace con la tua anima e con il mondo, solo pace. Ma finché le religioni sono istituzionalizzati questa fede non può svilupparsi se non individualmente. Quanto allo sforzo io intendevo anche una certa dimensione psicologica, ma la tua teoria è più che valida.

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