4. Espressioni

Riflessioni di un “non vedente”.

Un contributo per la stanza degli ospiti di Moulay Zidane El Amrani

Ho visto vedove in lutto, vestite di nero.

Ho visto vedove in lutto vestite di bianco.

E non ho capito che colore ha il dolore.

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Ho visto, a sud del mare, governanti versare il sangue dei propri popoli. “Vi governo o vi uccido”, dicevano e dicono loro.

Ho visto, a nord del mare, governanti succhiare il sangue ai propri popoli, senza colpo ferire.

E non ho capito che colore ha il potere.

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Ho visto, sotto lo stesso mare, giacere i corpi di uomini scuri che alla riva speravano di approdare.

Ho visto, sopra lo stesso mare, uomini bianchi, in milioni sotto gli ombrelloni, che sperano di diventare scuri.

E non ho capito che colore ha l’indifferenza.

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Ho visto uomini piccoli piccoli danzare sulle spalle dei giganti

Ho visto uomini giganti piegati su se stessi in un triste inno al dolore.

E non ho capito che colore ha l’oblio.

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Ho visto donne oppresse lottare per la libertà.

Ho visto donne depresse, perché non era quella la loro idea di libertà.

E non ho capito che colore ha la resistenza.

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Ho visto me stesso, in pubblico, rimproverato da un sedicente teologo musulmano, perché tradussi Allah in Dio. Per lui non erano la stessa entità.

Ho visto me stesso cacciato dal tempio perché, pur avendo pagato il dovuto, il prete dimenticò di citare il nome di chi ha dato i natali al mio Amico cristiano, celebrando la messa della sua scomparsa. Chiedemmo rispettosamente il perché e ci rispose: “fuori da casa mia”. E io che credevo fosse la casa del Signore.

Ho visto “genti diverse, venute dall’est, dicevano che in fondo era uguale. Credevano a un altro, diverso da Te e non mi hanno fatto del male”.

E non ho capito che colore ha la fede.

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Ho visto mia madre nel sogno asciugare dalla mia fronte il sudore.

Mi son svegliato con il cuore sereno ed ho sentito forte il suo materno odore.

E non ho capito che colore ha la lontananza.

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“Ho visto un uomo che moriva per Amore”.

“E laggiù conobbi pure un vecchio aedo, che si accecò per rimaner nel sogno”.

E non ho capito che colore ha la lacerazione.

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Ho visto la mia vita scorrere davanti ai miei occhi, come se io ne fossi l’ingrato spettatore.

E non ho capito che colore hanno i nostri errori.

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“Ho visto un Re… Ah, beh… Si, beh”…

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Ho visto Repubbliche democratiche fondate sul lavoro, dove uomini “abili” non hanno mai lavorato e detengono il potere, democraticamente affidato loro da uomini “docili”, che hanno lavorato un’intera vita, per poi invecchiare in solitudine, in ghetti bellamente chiamati “case di cura”, sperando che giunga prima la morte che la cura di chi dovrà pulire ciò che rimane del loro onorato posteriore.

E non ho capito che colore ha la giustizia.

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Ho visto mio nonno, a testa bassa, camminare rasomuro, con la cesta della spesa coperta da un telo bianco. Mi disse che il vicino di casa, ricco o povero, non deve vedere se a pranzo avremo arrosto o cicoria, per non offendere la sua dignità.

Ho visto uomini esibire e ostentare anche ciò che non appartiene loro.

E non ho capito che colore ha la discrezione.

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Ho visto uomini morire per il lavoro.

Ho visto uomini morire di lavoro.

E non ho capito che colore ha l’umana dignità.

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Ho visto un popolo resistere dignitoso in casa propria, trasformata dai figli di Israele in una grande prigione all’aperto e circondata da vergognose grandi mura di cemento.

Ho visto il mondo osannare, proteggere e armare il carnefice, anziché il prigioniero.

E non ho capito che colore ha la manipolazione.

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Allora ho chiuso gli occhi, mi son seduto sulla riva della mia vita ed

ho visto l’impercettibile filo di luce che nidifica nel fondo di ogni buio.

E contemplando i bellissimi occhi della Speranza, ho capito che “non si vede bene che col Cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.

Di My Zidane El Amrani. Settembre 2012.

P.s.  Le citazioni virgolettate sono tratte da testi di Dario Fo, De André, Roberto Vecchioni, Mogol e Antoine de Saint-Exupéry in omaggio a questi grandi autori.

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