1. Le parole sono importanti!

Io, fantasma di Abdelaziz T dichiaro

Scritto per la Stanza degli ospiti da Pina Piccolo

Il 27 agosto ho appreso la notizia del suicidio di un ventenne marocchino, le cui generalità venivano rilasciate come Abdelaziz T. Ciò avveniva a Castel Del Rio, ridente borgo collinare non distante da Imola dove abito . Sono stata sommersa da un’immensa tristezza e non riuscivo a dormire la notte, era come se la sua presenza continuasse ad aleggiare nei luoghi che aveva frequentato da vivo.

Mi chiedevo se potesse essere stato uno dei tanti ragazzi marocchini che incontro seduti sulla panchina mentre vado in stazione, o raggruppati e seduti sul muretto della Rocca, a due passi da casa mia. Pochi giorni prima avevo ospite un giovane studioso di letteratura comparata marocchino/berbero il cui talento , curiosità e apertura verso il mondo mi avevano sollevato dal mio consueto pessimismo e mi è venuto da riflettere sui diversi destini di questi due giovani. Il 28 poi ho letto questo articolo del Corriere della Romagna e mi sono incazzata  e benché non ami fare il portavoce di nessuno, mi sono sentita in dovere di dare voce al fantasma di Abdelaziz T, perché potesse replicare alle perplessità che attanagliavano coloro che erano stati intervistati dal giornalista.

di non aver lasciato alcun biglietto:

non perché fossi confuso

non perché fossi incerto

se scriverlo in arabo o in italiano

non perché serbassi rancore

e volessi costringere il Commissario Gustapane

a creare ulteriori scartoffie

quali il fascicolo “istigazione al suicidio”

 

No il motivo è semplicemente stato

che a noi fantasmi è precluso scrivere

 

Sì ero già fantasma

quando misi piede sul suolo italiano a tredici anni

quando i vostri ragazzi giocano alla playstation

Io sbarcai da un battello fantasma

pullulante di carne sconquassata

proprio come quelli che arrivano adesso

 

Se mi aveste scrutato con il terzo occhio

mi avreste già potuto vedere penzolare negli interstizi

tra banchi di scuola e vicoli oscuri

non sarei stato “the invisible man”

 

Mi avreste visto, il semi-fantasma

piazzato in “case-famiglia ”

con falsi fratelli e padri dopo che con la macchina

avete indagato a fondo le ossa del mio polso

per verificare che fossi davvero un ragazzino

e quindi meritevole di vostra protezione

 

Se i vostri sensi fossero stati sulla stessa banda larga dei miei

magari non sarei stato trasparente

mentre sedevo sulla panchina vicino alla stazione con i compagni

o mentre me ne stavo davanti all’Internet Point

dal quale mandiamo a casa i soldi delle rimesse.

 

Se voi ed io avessimo dimorato nella stessa dimensione

non mi avreste attraversato con lo sguardo

senza vedermi mentre sedevo sull’antico muretto

di un castello fatto e rifatto nei secoli

a vendere tre grammi di hashish.

 

Ogni tanto vi accorgevate della mia carne

e non capivate se fossi semplicemente un “marochen”

o un “marochen marochen”

ma mi giudicavate abbastanza robusto

per trasportare i vostri fardelli alle feste di partito e alle sagre

e alla fine di tutto quel portare

spuntava sempre qualche tortello o

il privilegio della doccia.

 

Anche scandagliando nel più profondo

la vostra esperienza fate fatica a capire

perché uno della mia età non fosse felice e scattante

“Sì, tutti conoscevamo Abdellaziz” ma continuate a chiedervi

perché io, ragazzo sì di poche parole, ma realmente “integrato”

non abbia lasciato

almeno un biglietto.

 

Commissario Gustapane, vuole davvero sapere

perché dopo l’abluzione poco rituale

nella doccia del centro sociale

dell’ameno borgo collinare

dopo la consegna di chiavi

da parte di mano pietosa

per rinfrescarsi e poi ricominciare

un’altra giornata di portare, portare e portare

vuole davvero sapere perché

dopo l’abluzione poco rituale

abbia attaccato la corda a un tubo alto tre metri?

 

Lo so che faticate tutti ad arrivarci

non vi siete accorti di aver cancellato

con un colpo di penna la biforcazione

che mi poteva forse portare in luoghi meno tetri

destra e sinistra avete ballato

sulle musiche del piffero di Wall Street

ed ora vi interrogate sul mio penzolare

 

“A vent’anni hai tutta la vita davanti

un sacco di tempo per sbagliare e redimerti

sbagliare ancora e redimerti ancora

Sì , puoi recuperare in maniera spettacolare

ma questo non può accadere a chi è già fantasma

che cammina a braccetto con quelli che a casa

si sono dati fuoco

o che fa compagnia al ragazzino afghano

che nell’autostrada dalle parti di Imola

stanco di stare attaccato al fondo del camion

è crollato sul nastro trasportatore del commercio moderno

ed era stato buttato lì sul ciglio

a mo’ di cerbiatto investito

che non intralci l’andare del soldo.

 

Ero già etereo, senza peso allora

figuriamoci adesso

che l’unica cosa a trattenermi sulla terra

sono quei tre grammi di hashish.

Tre grammi che mi hanno chiuso porte e finestre

che non mi hanno annullato solo il soggiorno

ma qualunque possibile strada

 

Ma allora perché proprio vi dovevo un biglietto?

Bastava la nota distrattamente

da voi scribacchiata su quel pezzo di carta

per vanificare qualsiasi mio futuro

 

Ora, è inutile cercare spiegazioni, fare congetture

su quanto sarebbe potuto accadere

se qualcuno mi avesse teso la mano.

La carne non può aiutare un fantasma

Il mio mondo e il vostro non si sono incontrati

e mai ancora s’incontreranno

perché dalla mia attuale dimora sono io

a negarvi il permesso di soggiorno.

 Abdelaziz T

Pina Piccolo 2 settembre 2012

Advertisements

One thought on “Io, fantasma di Abdelaziz T dichiaro

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...