5. Letture d'altrove

Ismail Kadare, la poetica del realismo in “Aprile Spezzato”.

Ecco un altro mancato Premio Nobel. Uno scrittore che merita di essere letto ovunque e in Italia più che altrove.

Il nostro scrittore è cittadino di un paese dirimpettaio all’Italia e in moltissimi suoi libri parla del rapporto del suo paese proprio con l’Italia.

Quando sei un autore tradotto in tutte le lingue ma sei albanese hai sicuramente poche possibilità di essere considerato uno scrittore familiare al pubblico italiano.

Ho scoperto Ismael Kadare molto presto, troppo presto per quanto un ragazzino possa capire la prosa di un gigante della letteratura.

Allora sapevo pochissimo sull’Albania e nulla sugli albanesi. Stavo ancora in Marocco. L’ho perso di vista e l’ho ritrovato qui in Italia, non più in francese, lingua nella quale scrive da due decenni, ma in italiano, lingua in cui è tradotto da varie case editrici.

Isamel Kadare è nato nel 1936 ad Argirocastro, città dell’Albania meridionale. Compie degli studi filosofici a Tirana e a Mosca e, di ritorno nel suo paese, incomincia una carriera da giornalista e poeta. Nel 1963 scrive quel capolavoro che lo proietta nell’internazionalità: “Il generale dell’armata morta”.

Kadare è un intellettuale autorevole nel suo paese e nel mondo, molto chiacchierato per il Premio Nobel. Nel 1990 chiede e ottiene l’asilo politico in Francia, in un gesto simbolico e forte per annunciare il suo dissidio con il regime instauratosi dopo la caduta del muro di Berlino che ostacolava il cammino verso la democrazia nell’ex paese stalinista. Da allora abbandona l’albanese e inizia a scrivere in francese.

Si potrebbe parlare di “Aprile Spezzato” e di “Avril Brisé”. Il primo è il titolo italiano del romanzo di Kadare, il secondo è il titolo dell’adattamento cinematografico dello stesso romanzo ad opera del regista brasiliano Walter Salles. Visto che mi improvviso “critico letterario” voglio porre fine alla mia presunzione lasciando il lavoro di “critico cinematografico” ad un ‘altra occasione!

Ora parliamo di “Aprile Spezzato”, edito dalla Longanesi nel 2008.

Non c’è persona alla quale ho suggerito la lettura di questo romanzo che non abbia sentito freddo mentre lo leggeva, lo stesso freddo che sentono i protagonisti del libro nelle montagne innevate dell’Albania. Un freddo interno ed esterno che si fa strada lungo le vie dei Rrafsh ¹ e lungo i cuori delle persone che li abitano.

Il biancore della neve viene macchiato dal sangue, da quel sangue che richiede altro sangue e le gocce di sudore annaffiano le praterie bianche e ghiacciate. Il sudore e il sangue sono di Gjorg Breisha, giovane montanaro di Brezthft che fugge dalla vendetta. Qualche giorno prima aveva ucciso un uomo. Quell’ uomo a sua volta aveva assassinato il fratello di Gjorg, una Faida insomma, come esige l’antica legge del Kanun. Vita per vita, vita dietro vita, il sangue che lava il sangue. Questo è il Kanun che la gente delle montagne non può non onorare.

Siamo al 17 Marzo di un anno imprecisato prima dell’avvento del comunismo in Albania, Gjorg Breisha ha vendicato suo fratello, dopo un anno e mezzo ha riscattato il suo sangue uccidendo Zef Kryeqyqr. Ottenuta la grande tregua gli rimarrà un mese di vita prima di trasformarsi a sua volta in una preda.

E’ la legge ancestrale che regolamenta le faide, le controversie sui confini del pascolo, la vita e la morte dei montanari su quegli altipiani di miseria, sangue e vendetta.

Gjorg prima di “godere” dei suoi ultimi giorni deve compiere un viaggio alla Kulla D’Orsh ². Il suo viaggio inizia così:

[ “Diciasette marzo, mormorò tra sé. Ventuno marzo. Quattro aprile. Undici aprile. Diciasette aprile. Diciotto. Aprile-morto. Poi, indefinitamente, aprile morto, e non più maggio. Mai più. Stava biascicando così tra i denti diverse date, di volta in volta da marzo ad aprile, quando udì i passi del padre che scendeva dal piano superiore. Aveva in mano una borsa di tela cerata. “Gjorg, tieni, ecco le cinquecento groshe del sangue” gli disse porgendogliela.

Gjorg sbarrò gli occhi e nascose le mani dietro la schiena, come per allontanarle il più possibile da quella borsa maledetta.

“Come?” fece con voce spenta “Perché?”

Suo padre l’osservò, stupito.

“Come perché? Hai dimenticato che devi pagare l’imposta del sangue” (…) “Dopo domani dovrai metterti in cammino per la Kulla d’Orsh” riprese suo padre. “ E’ una giornata di marcia da qui” ].

Dall’altra parte, salendo la strada da Tirana verso la stessa Kulla, c’è la giovane coppia di sposi Diana e Besian. Sono due intellettuali di città della borghesia medio-alta albanese. Lui è uno scrittore dandy di immensa cultura, lei è una bellissima giovane donna altrettanto colta e di una sensibilità rara. I due sono in viaggio nelle montagne, negli Stendardi ³,  fra i villaggi per studiare i costumi e le tradizioni antiche dei montanari. Il loro viaggio è una specie di fuga dall’ordinario per stupirsi. Sono sicuramente preparati ma al tempo stesso ingenui, ignari della durezza dei montanari e delle loro tradizioni, sono anche un po’ snob.

Le strade di Gjorg e della giovane coppia si incrociano per pochissimo tempo, quasi di sfuggita, quell’incontro avrà un significato fatale. Fatale per Gjorg che era già condannato alla morte e fatale per la giovane coppia. Ma per loro la fatalità non consisterà nella morte, ma in un sentimento diverso,  una trasformazione , qualcosa che muore e da vita ad un amore nuovo che non ha tempo né logica per esistere. L’amore per chi? E perché?

Sono bellissime le pagine che raccontano quest’incontro e ciò che avviene prima e dopo.

“Aprile Spezzato” è un libro poetico e disincantato e anche la morte violenta viene trattata con garbo e delicatezza. La trama scorre posata con dialoghi meravigliosi, descrizioni dolci del paesaggio e delle persone. La denuncia di Kadare rispetto al fenomeno della Vendetta è decisa, ma non è mai pregiudiziale.  Il libro è una riflessione sulla vita, la morte e le tradizioni ancestrali delle montagne albanesi. Un tuffo nella storia di un paese molto vicino all’Italia. Non dimentichiamo che l’Albania è stata invasa dall’Italia!

Dicevamo che l’azione si svolge all’inizio del XX secolo.

Ora sedetevi comodi. Copritevi se avete freddo.

Il 22 Febbraio 2010 ad Arbia Scalo, piccolo paesino a pochi chilometri da Siena, un ragazzo albanese di 27 anni Lorenc Lame è stato freddato davanti a casa sua con tre colpi di pistola. Avendo letto prima il romanzo ho pensato subito alla Faida, ma mi sono ripreso dicendomi “ che idea folle”.

Dopo aver barcollato nel buio per diversi mesi,  la polizia arresta a Bolzano  Gjergii Korkaj : l’assassino. Gjergii dichiara d’aver agito in rispetto alle leggi del Kanun. Il suo fratello era stato ucciso dal fratello della vittima. Io conoscevo Lorenc Lame. Questa non è letteratura, questa è vita reale.

” Prill i thyer” , “Aprile Spezzato” in Italiano, è uscito nel 1978.  E’ un libro da leggere, come lo sono tanti altri di Kadare:  “La piramide”, “Città di pietra”, “La cena sbagliata”, “La nicchia della vergogna”, La figlia di Agamennone”…

Anche l’altrove albanese è ricco di scrittori. Kadare è quello più noto, ma accanto a lui ce ne sono altri molto validi: da Artur Spanjolli a Elvira Dones, da Gèsim Hajdari a Ron Kubati. Gli ultimi due scrivono sia in albanese che in Italiano, mentre la scrittrice Elvira Dones scrive in albanese, italiano, francese e inglese. Benedetto talento!

1- Altopiano in albanese. N.T

2- Dimora in pietra a forma di torre, tipica delle montagne albanesi. N.T

3-  Territorio di ridotta estensione che riunisce più villaggi e assoggettato anticamente al potere di un capo locale.  N.T

  • Kadare Ismail
  • Aprile Spezzato

Traduttore: Celetto Flavia

P.P: 176

Anno :2008

Prezzo: 13.60

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