I venerdì di Lyudmyla

Piccoli racconti buffi di una coppia transeuropea: 5. Le nozze paesane

Piccoli racconti buffi di una coppia transeuropea. Un racconto lungo a puntate di Tetyana

Fonte: Ukrainian European Perspective. http://www.u-e-p.eu/

Gordiyenko… Fiaba moderna del Ragionier Giacomino Mantegazza e della  sua sposa Lyudmyla Ciukh.

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Atto V°: Le nozze paesane

– Sono tutte pagliacciate, ragazzi! Ridicole pagliacciate! – disse col cuore Giacomino Mantegazza, agitando la mano con la terza birra grande di quella serata, a casa sua.

Fonte: Ukrainian European Perspective. http://www.u-e-p.eu

Ogni anno Giacomino e i suoi due amici, Luca Gavazzi e Davide Pin, si radunavano a settembre, finite le vacanze, per vedere i più incredibili video girati durante le due settimane di riposo negli angoli più esotici del mondo, e per fare dopo una gara per il video più choc. Questa volta Luca portò il video girato in India: alcuni credenti indù si infilavano gli aghi nel corpo. Davide invece era stato a Praga e aveva girato un video molto osè con due ragazze conosciute in discoteca.

– Lyudochka, cara, dov’è il CD del nostro matrimonio ucraino?

Lyudmyla arrivò con il vassoio di salatini e altra birra.

– Ve lo porto, ma voglio guardare anch’io!

– Va bene!

Lyudmyla avvertì subito che i matrimoni così non si fanno più, che i suoi volevano far conoscere allo sposo le tradizioni popolari ucraine ed avevano organizzato la festa come si faceva ai loro tempi nei villaggi. Al giorno d’oggi, invece, si festeggia “alla maniera cittadina”, includendo, magari, due o tre giochi o riti nuziali. Il video partì.

Nell’inquadratura comparve un portone di metallo verniciato di verde. Davanti al portone chiuso si trovava il Mantegazza, in testa aveva una sontuosa corona di fiori, ed era accompagnato da due ragazzi che bussavano al portone all’impazzata. Veramente, non capiva a cosa servisse tutta questa sceneggiata: per Lyudmyla si trattava delle seconde nozze. “Ma per te no, per te sono le prime!” – gli rispondeva lei. Ah, ottimo, allora tutto questo circo lo combinano per lui, bene. I ragazzi bussavano al portone della casa della sposa. Da dietro il portone i cugini di Lyudmyla pretendevano il riscatto per la ragazza. Il Mantegazza cominciò a tirare fuori dalle tasche le monete ucraine. Ogni monetina era come una goccia di sangue del suo cuore. Che usanza incivile: vendere una donna come una schiava al marito, pensava lui. Quanto è più evoluto il Piemonte, con i suoi matrimoni sobri, in cui addirittura non c’è posto per le stupide esagerazioni come il ballo. Intanto, i monelli dietro il portone si accontentarono di qualche manciata di spiccioli e lo fecero passare nel cortile; appena varcata la soglia del quale il povero Giacomino ricevette in faccia uno shrapnel composto dai chicchi di grano, caramelle e monetine.

– E’ per la fortuna! Per la ricchezza! – gli comunicarono i nuovi parenti, continuando a spargere i cereali sulla testa del ragazzo rimasto stordito per un lasso di tempo considerevole.

Nel cortile, in mezzo alle galline scappate dall’aia, c’erano i suoceri del Mantegazza che si accomodavano dentro una grande carriola di legno vecchio stile. I ragazzi che accompagnavano il ragioniere, che la tradizione chiamava marshalky – e lo sposo li denominava marescialli – corsero velocissimi alla “vettura” con la coppia anziana dentro e fecero alcuni giri degni del rally Parigi-Dakar fra l’orto e la legnaia, fra l’aia e la minuscola casetta in legno in cui il ragioniere intuì il gabinetto. Ogni tanto la cavalcata si fermava e il suocero versava un po’ di vodka nei bicchierini e li offriva ai marescialli, evidentemente, per incitarli ad azzardare i trucchi da stuntmen. Alla fine, i marescialli, stanchi o brilli, facendo un’audace frenata, scaraventarono gli anziani in mezzo alle piantine di pomodori. Tutti risero e invitarono lo sposo e il suo seguito in casa.

Alla porta di casa lo sposo era accolto da uno sciame di amiche di Lyudmyla. Pretendevano anche loro un riscatto, ma in forma di dolciumi che i bravi accompagnatori del Mantegazza si portarono dietro.

– Ah, che belle ragazze che sono le tue amiche, Lyudmyla! Senti, e se vengo in Ucraina e me le fai conoscere?

– A che pro?

– Beh…

– Mmm, non so Luca. Sono tipe molto serie, vogliono il matrimonio. Eppoi, tu con questa pelata, con questa panza e soprattutto con uno stipendio da commesso degli alimentari, non so… veramente non so quali possibilità hai. Mah, forse con la cugina Halyna, la vedi, quella brunetta, sì sì, quella un po’ formosetta, diciamo, sì, un po’ strabichella, ma una ragazza per bene!

– No, forse meglio di no… No, non è che non mi piaccia, e che, sai, così, non la conosco, insomma…

– Come vuoi, ma lei fa un ottimo borsch!

– Appunto.

Quando le golosone fecero passare il ragioniere dentro la casa, egli rimase impressionato dalla tavolata interminabile, con tutte le portate già sistemate sulla tovaglia ricamata: gli affettati, le cosce di pollo arrosto, le “insalate” alla maionese, i medaglioni di coniglio e albicocche secche, l’aringa sotto la pelliccia di barbabietola, patate lesse, involtini di verza con la carne, pesce sotto la gelatina, l’oca ripiena con le mele, le cotolette kieviane, le pizzette, le focaccine, lo spezzatino ai funghi, i funghi sotto la marinata e tante altre cose ancora.

– Che è quel panettone in mezzo al tavolo?

– E’ korovaj. Un pane dolce che simboleggia la nuova vita degli sposi. Lo si faceva al posto della torta nuziale.

Lo sposo fu accompagnato a capotavola dove lo aspettava Lyudmyla; anch’ella portava in testa una creazione floreale che avrebbe vinto la gara per la miglior ghirlanda dei Tutti Santi. Gli sposi erano seduti su una pelliccia di montone, messa con il pelo all’insù. Il Mantegazza aveva un caldo allucinante, qualcuno gli versò l’acqua nel bicchiere ed egli se lo rovesciò in bocca. Gli ospiti rimasero in un silenzio di tomba per qualche secondo. Il silenzio portò all’estremo la sensazione di una bomba al peperoncino esplosa nella cavità orale del ragioniere. Lentamente, come su uno schermo, apparivano le parole davanti agli occhi strabuzzati del fidanzato: non era acqua, era acquavite. Intanto, la gente a tavola interpretò il gesto dello sposo come un vivace invito a cominciare la festa: tutti alzarono i bicchieri ed attaccarono una cantilena incalzante “Hòrko! Hòrko!”, che voleva dire, come gli spiegò Lyudmyla: “Amaro! Amaro!”, e serviva a incitare gli sposi ai baci prolungati.

– Cos’è che è amaro?

– Agli ospiti il cibo è amaro finché gli sposi non lo addolciscono con un bacio.

– Ah!

Il discreto Mantegazza era imbarazzato oltre ogni limite. Che esagerazione! Com’era la sua abitudine di bere un po’ d’acqua fresca nei momenti di agitazione, mandò giù un altro po’ di liquido dal bicchiere nuovamente riempito da qualcuno durante il bacio. Era di nuovo acquavite! Gli ospiti erano positivamente colpiti dal ritmo che dava lo sposo ai brindisi, tutti bevvero, Lyudmyla suggerì a Giacomino di mangiare qualcosa e gli posò un po’ di aringa nel piatto. Era salatissima e il ragioniere abituato alla cucina fine, si affrettò a rinfrescare il palato con l’acqua. Peccato, che era di nuovo la maledetta acquavite! I suoceri lo guardarono sorpresi: Lyudmyla diceva che in Italia non si beve la vodka! Tutta la compagnia ululò di nuovo “horko!”, ma dopo la terza porzione di “horilka” il Mantegazza non trovò più inopportuna alcuna usanza ucraina. Si rilassò e cominciò a guardare la sua festa con benevolenza e qualche pizzico di curiosità. Assaggiò tutte le portate a parte il sanguinaccio poiché nessuna quantità di alcool glielo avrebbe fatto mangiare. Era alle prese con i medaglioni di coniglio quando Lyudmyla strillò: da sotto il tavolo si sentirono le risa, dopodiché, sollevando la tovaglia spiccò il volo da lì un nipotino di Lyudmyla, con la scarpetta bianca della sposa in mano. Il testimone, seduto accanto alla sposina emise un urlo disperato, cercò di acciuffare il ragazzino, ma invano. Per recuperare la calzatura rubata, il testimone doveva riscattare la sua disattenzione, visto che era lui il guardiano delle scarpette: i fratelli di Lyudmyla gli versarono la vodka direttamente nella scarpa in questione e lui, senza batter ciglio tracannò il liquido esplosivo tenendo la scarpa per il tacco, come se fosse un calice. Il Mantegazza batté le mani: un numero incredibile! Degno di essere messo in programma di qualche prestigiatore: mettere la testa nelle fauci del leone, saltare a cavallo attraverso il cerchio del fuoco e, infine, bere circa duecento grammi della fortissima vodka di barbabietole dalla scarpa numero 41. Applaudì a lungo al testimone, che rosso di alcool somministrato e di piacere di aver impressionato quel tizio europeo che di meraviglie ne aveva viste magari tantissime, propose di ripetere il trucco, per dar possibilità al Mantegazza di riprenderlo con il cellulare, ma la sposa e la testimone lo dissuasero: Paganini non ripete!

Continuarono a brindare e a mangiare. La festa era “condotta” dal padrino di Lyudmyla, un uomo allegro e spiritoso. Cominciarono le danze. Il Mantegazza ballava con la cravatta allentata penzoloni quando Lyudmyla lo trascinò in un’altra stanza e gli consegno una scatola con le sneakers Nike rosa e argento.

– Devi regalarli a mia madre, è un’usanza: il genero deve regalare le scarpe nuove alla suocera.

– Ma… adesso?

– Sì. E prima di regalarglieli, le devi lavare i piedi. Con la vodka.

– Stai scherzando?

– No. Ti prego, non discutere, è importante.

Il Mantegazza tornò dagli ospiti con la scatola sotto il braccio. Chiese al maresciallo di versargli un po’ di acquavite.

– Alla salute della mia cara suocera!

La suocera era già seduta su uno sgabello con i piedi dentro un catino. Il ragioniere travasò nel catino una bottiglia di vodka e strofinò i piedi della suocera. Le asciugò con il telo ricamato con i pavoni rossi, la vecchia infilò i piedi negli sneakers e il Mantegazza, ridacchiando glieli allacciò. Con la coda d’occhio vide che i marescialli, a nome suo, portavano i regali a tutti i parenti di Lyudmyla. La tradizione voleva che lo sposo facesse dei pensieri ai nuovi parenti, perciò prima di partire per l’Ucraina Lyudmyla aveva fatto alcuni acquisti: la maglia Juventus per il papà, alcuni set regalo con i cosmetici per le cugine, una cassa di vino per il padrino, Nutella per le nonne “perché non hanno i denti per masticare!”. Messe le scarpe nuove, la suocera invitò il Mantegazza a ballare una frizzante polka. Finita la polka, un coro di voci femminili intonò una canzone infinitamente triste che parlava, come capì il Mantegazza, di un incendio boschivo.

– Ma che dici, che incendio!

– Ma scusa, non dice “bruciava un pino”?

– Sì, il pino bruciava, ma sotto al pino stava una promessa sposa e si pettinava i suoi lunghi capelli biondi che non avrebbe più portato in una treccia, ma coperti da un fazzoletto, come si usa per le donne sposate.

– Perché si pettinava sotto un albero in fiamme?

– Mah, non so… Forse, era uno di quei matrimoni in grande stile, con gli effetti pirotecnici…

Al ragioniere spiegarono che era il momento di togliere il velo dalla testa della sposa e di metterle una specie di “babushka”. Così la sposa diventa una donna maritata, gli dissero. Il Mantegazza fu investito da un’onda di panico: il velo di Lyudmyla era fissato alla corona dei fiori, e la corona dei fiori ai capelli cotonati con mille e una spille. Le mani gli tremarono, gli occhi si riempivano di lacrime: la canzone era di una malinconia indicibile! Promise a Lyudmyla un costosissimo extensions per i suoi boccoli rossi e levò il velo e la corona in un solo movimento da samurai. Lyudmyla scoppiò in singhiozzi. Il coro infierì con l’ultimo ritornello. Il Mantegazza avvolse con la babushka verde la testa della moglie a mo’ di turbante, conferendole un aspetto esotico di un beduino piagnucolante.

Gli ospiti portarono alla coppia i loro regali: bollitori e tostapane, cornici da foto e lenzuola, e, la cosa che sorprese il Mantegazza, le buste postali sigillate in cui facilmente si intuivano le banconote. Che gente generosa! Pensò il Mantegazza. E pratica! Avrebbe speso domani tutti i soldi per comprare l’acqua minerale che aiuta la digestione.

Giacomino e Lyudmyla ringraziarono la compagnia. Arrivava il momento del korovaj. Secondo la tradizione gli sposi dovevano prenderlo tutti e due, con ambedue le mani, e tirare ciascuno verso di se. Il panettone si doveva strappare: chi avrebbe avuto la parte più grande, sarebbe diventato il capo della famiglia. Dopo la divisione del korovaj, la sposa lo avrebbe spezzato, donando un pezzo a ciascun ospite. Il ragioniere tirò come un forsennato: sapeva che tutti sapevano quanto era ricca Lyudmyla e che avrebbe comandato in famiglia, ma non voleva i ghigni adesso perché gli avrebbero rovinato la festa se caso mai avesse strappato una parte più piccola del pane nuziale. Il korovaj scappò dalle mani della sposa e il Mantegazza fece un volo lento e maestoso, da airone cenerino, finendo con la faccia nel catino con la vodka rimasto dal pediluvio della suocera. Inutili i soccorsi dei marescialli: Giacomino mandò giù circa un litro di liquido vitale e svenne dopo una breve performance in cui biascicò con tanto spirito: “Lasciatemi cantare con la chitarra in mano, lasciatemi cantare una canzone piano piano. Lasciatemi cantare, perché ne sono fiero: sono un italiano, un italiano vero!”

Luca e Davide rimasero in silenzio per un minuto, dopodiché diedero alcune pacche sulle spalle di Giacomino. Il suo video matrimoniale era semplicemente The Best.

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