I venerdì di Lyudmyla/Varie

Piccoli racconti buffi di una coppia transeuropea: 6. Il treno del terrore

Fonte: Ukrainian European Perspective. http://www.u-e-p.eu/

Piccoli racconti buffi di una coppia transeuropea. Un racconto lungo a puntate di Tetyana

  Gordiyenko… Fiaba moderna del Ragionier Giacomino Mantegazza e della sua sposa Lyudmyla Ciukh.

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Atto VI°: Il treno del terrore

Il ragionier Mantegazza si godeva la luna di miele. A dire il vero, “godeva” era dir tanto. Si rilassò appena appena a bordo di un treno che portava gli sposini al Mar Nero, via dalla numerosa famiglia di Lyudmyla. Il Mantegazza trovava i parenti della moglie simpatici, ma un po’ incivili: in segno di saluto, tutti, maschi inclusi, lo volevano baciare sulla bocca e inoltre lo forzavano a partecipare a tavolate su tavolate, composte da insalate tutte inevitabilmente condite con la maionese, da carne fritta, patate fritte, tartine al burro e poi salame, salame, salame, ma non un frutto fresco, non una foglia di lattuga! E quando il ragioniere chiedeva di versargli non la vodka, ma magari solo un po’ di vino, vedeva scorrere nel bicchiere non un normale rosso, ma una schifezza dolce e fortissima vagamente rassomigliante al vin santo, che i nuovi parenti chiamavano “kagòr”.

Fonte: Ukrainian European Perspective. http://www.u-e-p.eu

Sul treno invece la sua tensione si allentò. Lyudmyla era un po’ imbarazzata, mentre gli faceva notare che il modello delle carrozze era lo stesso degli anni Cinquanta, la pulizia lasciava desiderare, ma il Mantegazza la rassicurò ricordando come molti treni di lunga percorrenza in Italia fossero anche peggio. Appena il convoglio partì, i passeggeri cominciarono a far frusciare i sacchetti pieni di viveri, e la carrozza si riempì di odori succulenti: pollo arrosto, cetrioli, uova sode.

Passò “lo stuard”, un giovanotto affabile, e chiese se i signori passeggeri desideravano un tè. Il Mantegazza lo bramava: doveva digerire in qualche modo tutti quei grassi ingurgitati durante e dopo il banchetto nuziale. Il tè apparve, e fu meraviglioso: un vero tè in un bicchiere di vetro sottile, con un portabicchiere di ottone che portava lo stemma delle Ferrovie Ucraine Sud-Occidentali.

Nelle ore che precedevano il buio, il Mantegazza chiese più volte questa bevanda paradisiaca: la sorseggiava camminando su e giù per il corridoio. “Mah! alla fin fine,”- pensò, – “l’Ucraina è un paese affascinante nella sua barbarie: i paesaggi sono sublimi, le donne sono selvagge, i bambini sono educati, nei supermercati nuovissimi si trova addirittura l’acqua San Pellegrino.”

– Certo, che c’è la San Pellegrino, e anche la mozzarella e la pasta Barilla, siamo in un paese civile e democratico!” – esclamava Lyudmyla.

C’era addirittura il mare dove il Mantegazza contava di spendere un decimo di quello che avrebbe speso nella più sperduta spiaggia in Liguria.

Di notte però, quando il treno smise di fermarsi ad ogni palo, il Mantegazza avvertì una preoccupazione crescente. La carovana dei vagoni andava galoppando come un mulo imbizzarrito, emettendo le strida di una ferraglia mal assemblata. Guardando dal finestrino il Mantegazza vide più di venti carrozze trainate dalla vecchia locomotiva elettrica. Deraglia o non deraglia? – si chiedeva ad ogni curva nella quale la motrice si tuffava a capofitto. Non riuscì a prendere sonno.

Pian piano le luci negli scompartimenti si spensero, il russare si diffuse nell’aria satura di odore di rosticceria, ma il Mantegazza restava da solo nel corridoio semibuio. Un funesto presentimento riempì il cuore del ragioniere che continuava a sporgersi dal finestrino, come se la sua veglia potesse salvare il treno dal deragliamento o qualche altra minaccia incombente.

– E adesso senti questa! – ridacchiò il vicino con la testa bendata dal suo letto quasi accostato a quello in cui giaceva il povero Mantegazza ingessato.

– Si incontrano un italiano e un ucraino. Sai, dice l’italiano, da noi a Roma, quando facevano gli scavi archeologici, hanno trovato dei fili telefonici, vuol dire che gli antichi romani avevano già il telefono! E l’ucraino gli risponde: sai, da noi a Kiev, anche lì scavavano e non hanno trovato alcun filo telefonico: vuol dire che gli antichi ucraini avevano già i telefoni cellulari!!!

Lyudmyla tradusse anche questa, millesima barzelletta del compare Mykòla: ne conosceva miliardi, e tutte quelle che raccontava al Mantegazza dicevano che gli occidentali erano davvero un po’ rintronati rispetto agli ingegnosi e spiritosi ucraini. Mantegazza gemette.

– Ma come lo potevo sapere io? Come? Nel ventunesimo secolo poi, sul treno?

Compare Mykòla scoppiò in una risata di nuovo.

– Dai, dai, racconta ancora come volevi salvare la tua sposa e tutti noi dal rogo!

Il ragioniere guardò Lyudmyla, cercando un po’ di sostegno, ma anche lei soffocava una nuova ondata di riso isterico. Anzi, tutta la corsia, con tutti i passeggeri infortunati – chi con il naso rotto, chi con un bozzolo sulla testa – tutti ridevano con gli occhi lacrimanti. Da subito, ovviamente, il Mantegazza temette che tutta quella folla di gente malcapitata lo avrebbe linciato – e l’avrebbero fatto, se non per Lyudmyla che lo difese come una tigre e se non per il compare Mykola che con le sue storielle fece capire ai degenti come la colpa fosse stata non del Mantegazza in sé, ma dell’ottusità occidentale.

– E come pensavi che lo dovevano preparare, il tè? Scaldandolo con un acceleratore di particelle? – compare Mykola di nuovo suscitò uno scoppio di ilarità nella stanza.

– No, ma magari con una semplice e sicura stufetta elettrica… Visto che il treno era elettrico, no?

Dallo sbigottimento momentaneo capì che questo il compare Mykola e la compagnia non l’avevano pensato. Tuttavia, non volevano mollare.

– Dai, dai, racconta tutto daccapo: ti sei sporto dal finestrino e – oh, orrore! – hai visto del fumo sul tetto della carrozza! E poi… dai, dai, mamma mia, quelle urla lancinanti: compagni passeggeri, incendio, saltate dal treno! Spaccate i finestrini! Lyudmyla, amore mio, salta!!!! Dov’è il freno d’emergenza?!!!

Il Mantegazza fissava la sua gamba ingessata. Il viaggio di ritorno, si disse, lo voleva certamente fare su un aereo di Alitalia, sorbendo da un bicchierino di plastica fondente il più scadente “Nescafé” istantaneo preparato con acqua scaldata non romanticamente con la legna, ma con un banalissimo bollitore elettrico, gustando così il “ritorno alla civiltà”.

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