5. Letture d'altrove

“La Ballata di Johnny Sosa” o perché la leggerezza è una virtù.

“El hombre de Bruselas”

Anche i libri piccoli, quando sono belli, hanno il loro motivo di esistere.

Mario Delgado Aparaìn¹ in sole 123 pagine sintetizza quelle che sono state le dittature nel Sud America.

Un periodo duro e triste, dove il continente era in preda alla guerra e alla disperazione.

Nessun paese è sfuggito alle ombre scure dei generali golpisti, dei complottisti, degli uccisori delle utopie e degli strangolatori delle democrazie.

Cile, Brasile, Argentina, Nicaragua, Uruguay …ecc. Tutti hanno avuto un Pinochet, un maresciallo Castelo Branco, un generale Videla, un generale Somoza, un Bordaberry Arocena.

Mario Delgado Aparaìn è uno scrittore Uruguaiano, ha vissuto quella pagina nera della storia del continente  sulla propria pelle.

A questo punto faccio un passo indietro e vi riporto quello che Luis Sepùlveda ha scritto nella prefazione a questo romanzo. Il testo di Sepùlveda s’intitola “L’incontro con Johnny sosa”:

“ Il più grande poeta latinoamericano, il brasiliano João Guimarães Rosa, ha scritto: “Le storie non si limitano a staccarsi dal narratore, lo formano anche: raccontare è resistere”. E questa affermazione calza a pennello alla nuova generazione di scrittori uruguaiani, fra i quali è giusto ricordare Carlos Liscano, Leonardo Rossiello e Mario Delgrado Aparaìn.

Se c’è un paese dell’America latina in cui, nei bui decenni delle dittature, gli stivali dei militari si sono accaniti a calpestare la letteratura e gli scrittori, questo è L’Uruguay. In pratica tutti gli scrittori uruguaiani sono passati dal carcere, dalla tortura e dall’esilio. Furono davvero molto pochi, pochissimi, a sopravvivere alla barbarie in uniforme, e non ebbero la minima possibilità di pubblicare neppure una riga: per la dittatura scrivere era sinonimo di sovversione.

Mario Benedetti, Cristina Peri Rossi, Eduardo Galeano, Marta Traba, Angel Rama, Leonardo Rossiello dovettero andare in esilio. Altri come Mauricio Rosencoff e Carlos Liscano, rimasero per tredici anni nelle carceri della dettatura. Mario Delgado Aparaìn vagò in provincia lavorando come giornalista e raccogliendo materiale per i suoi romanzi. Fra tutti non solo tennero in vita la letteratura uruguaiana, ma la resero una delle più affascinanti dell’America Latina.”

Interrompo la voce di Sepùlveda, e prima di raccontarvi  “ La ballata di Johnny Sosa”, vi dico che la letteratura uruguaiana è viva anche qui in Italia, viva attraverso il meticciato linguistico con la lingua italiana.

Ci sono due scrittori uruguaiani che scrivono in italiano che stimo, uno pubblicato dalla casa editrice Compagnia delle lettere: Angel Luis Galzerano e l’altro, Milton Fernàndez è uno degli animatori del progetto A.L.M.A.

Ecco anche l’Italia ha nel suo tessuto un pezzo di letteratura uruguaiana.

Torniamo al romanzo di Delgado Aparaìn, il titolo e la copertina del libro, pubblicato da Guanda, hanno qualcosa  di allegro e spensierato.

Di fatti Johnny Sosa è un giovane uomo allegro e spensierato, laddove la spensieratezza significa leggerezza e non menefreghismo, gentilezza e non servilismo.

Johnny abita in una modesta baracca con la sua Bionda Dina in un piccolo villaggio della provincia uruguaiana, le uniche sue passioni sono il Rock  e il programma radiofonico lo “spazio fertile dell’aurora”, dove il conduttore Melias Churi racconta le leggende del Rock e del blues statunitensi.

Johnny Sosa stesso canta e sogna di diventare un grande artista, un grande rocker conteso fra festival e concerti. Ma johnny ha un problema, anzi sono tanti i problemi di Johnny.

Iniziamo ad elencarli: Johnny nonostante la sua giovane età è completamente sdentato.

Johnny è nero, è di Mosquitos, un piccolo villaggio lontano dove nessun talent scout andrebbe, non sa una parola d’inglese, nonostante canti rigorosamente in inglese, ed è soprattutto povero.

Per guadagnare qualche soldo il Rocker Sosa anima le serate del Chantecler, il bordello del posto.

La platea è composta fondamentalmente dagli avventori del bordello, dalle prostitute, da persone che non hanno un altro posto dove andare per strappare alla vita dura un momento di svago.

Su quel palcoscenico il modesto e timido Sosa si trasforma in Johnny , cantante Rock che dà voce alla sua passione.  Con il cinturone e gli stivali a punta, abbracciando la sua chitarra, sembra  un elemento fuori contesto che stride con il resto del paesaggio  folkloristico del posto, invece la sua voce scandisce le serate degli avventori di Chantecler, e anche se nessuno capisce quello che canta, compreso il cantante stesso, quella performance , che poco ha a che fare con il rock, piace a tutti.

La vita di Johnny Sosa scorre fra concerti al bordello, giornate passate con Dina la bionda e mattinate di attesa e di estasi quando ascolta la sua trasmissione radiofonica preferita, ma un giorno dalla fessura fra i legni della sua baracca intravede dei camion e dei soldati. E nulla sarà come prima.

Un colpo di stato, la giunta militare prende il potere e instaura la dittatura, tutte le libertà sono sospese, tutti sono sospetti, chiunque può essere arrestato o fatto sparire in qualsiasi momento.

Il mitico Milìas Churi, il conduttore di “spazio fertile dell’aurora”, l’unico che ha avuto il coraggio di gridare a Johnny che quello che fa non è canto: “ Infuriato per quello che credeva uno scandaloso imbroglio, il conduttore della radio di Mosquitos si rifiutava l’esistenza di un idioma come quelle delle canzoni che aveva appena ascoltato. Un linguaggio indecifrabile dove soltanto i titoli che il gigante aveva annunciato dalla pedana erano formate da parole vagamente note”.

Il mitico Milias sarà costretto ad interrompere la sua trasmissione e a vagare nelle geografie più remote dell’anima e del paesaggio per fuggire alla furia dei militari.

Per Johnny invece le cose si mettono diversamente: il colonnello insieme al prete e al finto maestro italiano avevano altri programmi per lui. Lo vogliono trasformare in  un cantante di bolero. Investono su di lui, gli mettono la dentiera e gli fanno prendere lezioni di canto, Johnny a malincuore ci sta.

Ci sta, ma solo per poco, e senza mai vendere la sua anima. Al primo allarme, il suo spirito ribelle e avventuriero prende il sopravvento e riesce a salvare la sua integrità

Il gigante nero Johnny non si farà addomesticare, e quando vedrà le trasformazioni del villaggio, la sparizione degli uomini, la chiusura dei locali, si ribellerà e farà sentire la sua voce alta, nel suo slang strambo.

Sarà l’ultimo atto prima della fuga, il cantante consegnerà agli aguzzini la sua chitarra, ma non la dentiera. Abbandonerà la musica, ma non il sogno di libertà.

Questo scenario drammatico che tutti i paesi del Sud America e non solo hanno vissuto, è confezionato da Aparaìn con leggerezza e garbo,  una narrazione pacata ed ironica che sbeffeggia i militari e i loro fiancheggiatori, che sorride  ai marginati,  agli esclusi, alle prostitute, ai piccoli eroi che si ribellano all’ingiustizia, alla volontà di alcuni di uccidere la vita.

Un romanzo da leggere in treno o in metro o anche rilassati la domenica quando si vuole iniziare un libro e finirlo nello spazio di poche ore.

1-     Mario Delgado Aparaìn è uno scrittore e professore uruguaiano nato nel 1949, i suoi libri raccontano la provincia uruguaiana in uno stile ironico , ha scritto diversi libri tutti tradotti da Guanda: “una storia dell’umanità” e “i peggiori racconti dei fratelli Grim”, scritto con Luis Sepùlveda. 

jonnysosagrande

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One thought on ““La Ballata di Johnny Sosa” o perché la leggerezza è una virtù.

  1. Si sa che l’America Latina non ha avuto l’esclusiva di certe attenzioni da sciacallo, penso all’uso strumentale occidentale dell’ “islamismo contro l’islam?”, articolo di Claudio Mutti.

    E purtroppo l’America Latina ancora sta subendo come ricorda nel suo articolo Jean Bricmont suggerendo di diffidare degli anti-antiguerra.

    Fra sdentati e muniti di dentiere, fra una musica o l’altra a cui avere accesso, neanche l’europa può stare molto allegra, come ci fanno notare due alunni della CICE, David Cobo y Fran R. Souza: http://www.youtube.com/watch?v=ymEw4hSGkGQ

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