I venerdì di Lyudmyla

Piccoli racconti buffi di una coppia transeuropea: 7.Un Italiano sul Mar Nero

Fonte: Ukrainian European Perspective. http://www.u-e-p.eu/

Fonte: Ukrainian European Perspective. http://www.u-e-p.eu/

Piccoli racconti buffi di una coppia transeuropea. Un racconto lungo a puntate di Tetyana Gordiyenko

Fiaba moderna del Ragionier Giacomino Mantegazza e della sua sposa Lyudmyla Ciukh.

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Atto VII°: Un Italiano sul Mar Nero

La destinazione della vacanza balneare del Mantegazza e la sposa era la città di Sebastopoli. Al ragioniere piaceva l’idea di trovarsi nella località il cui nome gli era noto dalla toponimia di Torino, e meno male che il corso Sebastopoli era sempre stato una zona abbastanza per bene.

Appena scesi dal treno gli sposini furono assaliti dalle intraprendenti vecchiette che offrivano le camere in affitto, ma un cugino di Lyudmyla aveva già trovato e prenotato per loro un “simpatico monolocale comodo e arredato, vicino a una delle migliori spiagge cittadine”. Mentre andavano in taxi, il Mantegazza notava le navi militari nel porto.

— Ma, è un porto militare, Sebastopoli, cara?

— Sì. Perché?

— Niente.

Cavoli. Era come andare a fare i bagni al porto di La Spezia. Il Mantegazza già si sentiva ricoperto di una pellicola sottile di olio combustibile vomitato dai motori di quelle vecchie scatole di latta che vedeva dappertutto, si sentiva unto e infreddolito come la Gabbianella di Luis Sepulveda, capitata nella macchia di petrolio. Anche Lyudmyla era tesa. Gli aveva spiegato che a Sebastopoli vivono tantissimi russi e lì c’è anche la base della marina russa, e vista la tensione che ogni tanto si fa sentire tra i due governi, quello russo e quello ucraino, Lyudmyla non voleva trovarsi linciata sulla spiaggia perché parlava russo con l’accento ucraino. Il ragioniere, allora, non capiva perché si fosse venuti a fare la vacanza in questa città: in un ambiente poco amichevole con il mare sporco. Di bei posti al mare ce n’erano in Ucraina, per esempio Odessa, ma anche qui in Crimea, questa splendida penisola con il clima mediterraneo, c’erano i luoghi più incontaminati. Ma Lyudmyla gli spiegò che era un posto alla moda, e comunque quel suo cugino aveva pagato sia il viaggio che l’affitto del “monolocale simpatico”.

— Ah, bene. – disse allora il Mantegazza e cominciò a cercare qualcosa di positivo nella città che il taxi stava percorrendo. D’altronde, ci dovevano stare solo una settimana.

7 un italiano sul mar neroL’alloggio era vicino ad una piccola spiaggia accostata alla scuola dei marines ucraini. Solo questo era vero nella descrizione dell’abitazione che avrebbe dovuto ospitare il ragioniere e la sua consorte. La casa era polverosa in una maniera offensiva, il letto matrimoniale era fatto di due letti di diseguale altezza messi vicini, al posto della porta del bagno c’era una tendina, nel frigo regnava la puzza di stantio. La prossimità dei marinai, anche se ancora cadetti, dava fastidio all’immaginario del Mantegazza, malato di gelosia e di ansia da prestazione. Constatato il disastro in cui dovevano abitare, gli sposi lasciarono perdere di sistemare i bagagli e uscirono a fare due passi.

L’impressione generale era di una città malandata. Di una città che una volta era organizzata benissimo come una caserma e poi abbandonata dai suoi padroni militari: gli alberi e i cespugli nei parchi crescevano come gli comandava la loro natura selvaggia, i cani e i gatti randagi giravano indisturbati come le vacche sacre in India, i palazzi cadevano a pezzi, le panchine, le attrezzature da spiaggia, le giostre nei parchi gioco – tutto richiedeva manutenzione, tutto era arrugginito, triste.

Molto meno tristi risultavano però le rovine di una colonia greca, Chersones, che la coppia visitò nei giorni seguenti.

La balneazione in spiaggia era proibita perché si era verificata una perdita dalle fogne cittadine.

— Però la spiaggia più in là, dietro il promontorio, quella è aperta! – li consolò il bagnino.

“Che selettività da parte della perdita fognaria! – pensò il Mantegazza, – qua sì e là no!”. La coppia rimandò il primo bagno e fece un salto al mercato. I prezzi, come sempre, fecero il loro effetto sanativo sul ragioniere. Lyudmyla comprò un po’ di roba e tornarono a casa per cucinare qualcosa, visto che la sposa non voleva sprecare i soldi nei locali. Quando le polpette erano infarinate ecco (che) arrivare la voce delusa di Lyudmyla:

— Eh, ma non c’è il gas!

— Cosa vuol dire non c’è il gas? Non funzionano i fornelli?

— Ma no, perché prima ci eravamo fatti un thè… Vado a chiedere ai vicini.

I vicini dissero che era un guasto nella rete dei gasdotti, e il gas sarebbe ritornato dopo tre giorni.

— E nel frattempo? – il Mantegazza era sconvolto.

— Niente, stasera andiamo a mangiare fuori, e domani ci compriamo un fornelletto elettrico.

Il posto in cui si poteva mangiare si trovava subito dietro l’angolo. Era una pizzeria che si chiamava “Toto Cutugno”. Il ragioniere esultava: finalmente una buona pizza da mangiare! Finalmente un boccone di patria! Anche se, francamente, non è l’ideale per una cena, ma d’altronde nemmeno le polpette lo sarebbero state. Pizza. Quanto piacere all’improvviso si schiuse al suono di questa parola! Che celestiale delizia strepitò sulla punta della lingua! Che onda di orgoglio per il proprio paese sommerse il ragioniere! Ma quale Cesare, ma quale Dante Alighieri! La Margherita! La Capricciosa! La Quattro Stagioni! Queste erano le vere ambasciatrici della cultura italiana nel mondo! E Giacomino Mantegazza fece il suo trionfale ingresso nella sala della “Toto Cutugno”, dipinta di strisce verdi, bianche e rosse. Il ragioniere si sentì come il portiere della nazionale avvolto nella bandiera tricolore dopo la vittoria ai Mondiali. All’improvviso un terribile sospetto gli raggelò il cuore. E se qui, in questo paese barbaro, gli faranno una pizza, che so, con il ketchup? Con il lardo? Con il formaggio leerdammer e il prezzemolo? Si sedette in un angolo e chiese a Lyudmyla di ordinare per lui una Margherita: preferiva procedere con cautela. Per se stessa la sposa prese una Ananas e Funghi. Le pizze arrivarono e il ragioniere mandò in bocca un pezzettino minuscolo aspettando il peggio. Masticò velocemente con gli occhi chiusi. Si fermò per analizzare le sensazioni. Inaudito! La pizza era decente! Mangiò con grande soddisfazione e prese un’altra Margherita da asporto.

Il giorno dopo gli sposi acquistarono un fornelletto elettrico in un vicino centro commerciale e tornarono a casa pregustando un buon caffè alla turca che Lyudmyla sapeva fare benissimo. Era in genere, piena di risorse. La ragazza mise nel pentolino speciale il caffè, lo zucchero e aprì il rubinetto per versarci l’acqua, ma… l’acqua non c’era!

— Ma cos’è la terza guerra mondiale?! – ululò il Mantegazza.- Non c’è il gas, non c’è l’acqua, il mare è sporco di fogna! Che cavolo!

Lyudmyla andò di nuovo dai vicini e quelli le comunicarono che l’acqua sarebbe tornata all’indomani, quando sarebbero finiti i lavori di manutenzione. Lyudmyla non pareva granché sconvolta, si vedeva che a lei una cosa del genere non era nuova, uscì di casa lasciando il Mantegazza in preda alla crisi isterica sul divano, e tornò dopo cinque minuti con due bottiglioni d’acqua da tre litri ciascuno comprati al chiosco all’angolo. Fece altri due giri e offrì al ragioniere di darsi una lavata e di prendere finalmente il caffè.

— E come pensi che mi possa lavare? – domandò causticamente lo sposo.

— Così.

Lyudmyla prese una scodella, si svestì, entrò nella vasca e si verso addosso l’acqua prendendola dalla catinella in cui il liquido vitale era stato trasferito dai bottiglioni. La visione tirò su di morale il povero Mantegazza, tant’è che finirono per divertirsi con un gioco erotico. Ma la mancanza delle forniture pesava come un macigno sull’anima del vacanziere. E solo all’idea di fare il bagno nel mare in cui fluttuavano i getti della fognatura e galleggiavano le macchie di olio Giacomino voleva gridare: mamma, portami via!

Il giorno dopo gli sposini si rinfrescarono dal catino e presero il caffè fatto sul fornello elettrico, dopodiché partirono per la spiaggia, quella dietro il promontorio, risparmiata dal disastro che aveva colpito le condutture cittadine. Passarono prima le rovine della colonia greca. E anche se il Mantegazza non aveva mai esplorato l’Italia che si trova più a sud di Roma, si sentì un poco rassicurato vedendo i resti della civiltà che “acculturò” il vasto territorio, secondo lui nuovamente imbarbarito, della Magna Grecia. Finiti gli scavi, cominciarono i viali con le ville dei nuovi ricchi che per rimanere nello stile del parco archeologico addobbavano le loro abitazioni con le colonne doriche e i portici di cartongesso. Il Mantegazza inorridì e volle piuttosto tornare nell’alloggetto polveroso.

In spiaggia, dove imperava un frangiflutti fatto di cemento armato ormai sbriciolato e su cui c’era scritto “Vietato tuffarsi!” e da cui si tuffavano allegramente grandi e piccini, Lyudmyla scelse due lettini belli e nuovi, si spogliò – sotto aveva già il suo bikini giallo limone – e corse verso il mare. Il Mantegazza rimase,  malinconico, con la maglietta addosso, a guardare la gente che mangiava sotto il sole cocente le angurie, le uova sode, le ciliegie, i dolci turchi che vendevano i ragazzi. Lyudmyla tornò dopo una buona mezzora, tutta raggiante, tutta cosparsa di goccioline di acqua brillanti al sole, disse che in spiaggia era pieno di turisti ucraini e che, pareva, nessun nativo russo li stesse per linciare. Prese un po’ di soldi e si diresse verso un chiosco che vendeva, come aveva già visto il Mantegazza, dei calzoni farciti, unti e caldi. Gliene portò un paio:

— Toh, con la carne e con il formaggio. Sono i ceburèk. Gnam!

Era troppo per il ragioniere. Stava per dire qualche cattiveria, quando vide l’espressione che aveva il bel volto di Lyudmyla: beata, rilassata, quasi poetica. Lei suggeva il ceburèk e guardava l’immensità azzurra in cui si perdeva la linea dell’orizzonte, i piccoli bagliori dorati sulla superficie del mare, i gabbiani che si posavano sulle scogliere, la sagoma sottile di una petroliera che attraversava la baia.

— Bello, vero? – chiese al marito, senza notare la sua faccia cupa.

Giacomino rifletté per un attimo: molto probabilmente tante persone presenti in spiaggia vivevano negli alloggi squallidi, il gas mancava nelle loro cucine, l’acqua non scorreva dai loro rubinetti, andavano a nuotare sempre in quel mare, diciamo, poco pulito, eppure, a guardare attorno, nessuno sembrava così abbattuto come l’italiano Mantegazza. Anzi, riuscivano a godersi la vacanza nonostante tutto ciò. Anzi, erano addirittura felici!

– Sì, in effetti, è bello! – disse il ragioniere ed azzannò il ceburèk. Più tardi, pensò, avrebbe fatto il bagno con un bel tuffo dal frangiflutti, proprio da sopra la scritta “Vietato tuffarsi!”.

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