I venerdì di Lyudmyla

Piccoli racconti buffi di una coppia transeuropea: 8° e fine. La pera stregata

Fonte: Ukrainian European Perspective. http://www.u-e-p.eu/

Fonte: Ukrainian European Perspective. http://www.u-e-p.eu/

Piccoli racconti buffi di una coppia transeuropea. Un racconto lungo a puntate di Tetyana Gordiyenko

Fiaba moderna del Ragionier Giacomino Mantegazza e della sua sposa Lyudmyla Ciukh.

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Atto VIII° e ultimo: La pera stregata

Il ragioniere Mantegazza tornava in Italia dal suo viaggio di nozze in macchina. La gamba infortunata durante il “salvataggio” della sposa sul treno gli era guarita, quindi non vedeva alcun motivo di sprecare i soldi per l’aereo. La BMW gialla correva, sobbalzando, lungo le strade al Mantegazza ormai familiari. In un mese di vacanze ucraine il ragioniere prudentissimo alla guida in patria, imparò invece le maniere di guida pericolosa adottate dagli automobilisti ucraini. Ora capiva la paura folle che assaliva Lyudmyla all’idea di dover mettersi al volante.

Una volta l’aveva convinta a frequentare un’autoscuola. L’istruttore di guida era stato paziente durante le prime dieci lezioni, all’undicesima si è lasciato scappare la frase politicamente scorretta: “Lyudmyla, ma sei peggio dei cinesi!”. In seguito, come molti suoi colleghi, non risparmiava assolutamente l’animo delicato dell’allieva bloccata dalle idee che si era fatta sin da piccola sul guidare. Lyudmyla passava dall’atteggiamento iper-prudente, finito col provocare un maxi-tamponamento in pieno centro cittadino, alle audaci manovre degne dei piloti di Formula Uno, quest’ultimi di solito causavano gli infarti multipli addirittura nei camionisti campioni di disprezzo verso le regole del traffico. All’esame di guida, però, Lyudmyla partì con quattro frecce inserite, ignorò l’ordine dell’istruttore di svoltare a sinistra, procedette invece diritto attraversando l’incrocio senza dare la precedenza e frenò bruscamente davanti a un gatto nero che attraversava la carreggiata. “Beh, qua siamo un po’ scarsi!”- disse l’esaminatore che, definito dall’istruttore “una persona educata”, preferiva esprimersi con gli eufemismi. Ad ogni modo, il Mantegazza, che sul momento non capiva come mai una donna sveglia e in gamba non riuscisse ad imparare due concetti in croce, dopo il viaggio in Ucraina, se ne rese ampiamente conto. Da subito lo aveva impressionato il numero degli incidenti stradali con le macchine sfasciate che vedeva lungo l’autostrada, un paio di volte, addirittura, scorse le lenzuola bianche sopra i corpi esanimi delle vittime. Pensava: ma addirittura morti tanti così? Eppure le strade non consentono di sviluppare una chissà quale elevata velocità! Ma viaggiando in taxi, o con i parenti di Lyudmyla, comprese che per gli ucraini le cinture di sicurezza erano dettagli puramente decorativi, e il loro uso era visto come un’inutile smisurata precauzione da “femminucce”. Le auto, durante il sorpasso, invadevano come se niente fosse, l’altra corsia e facevano lampeggiare le luci rabbiosamente in faccia alle macchine che provenivano dal senso opposto: “ma spostati, cretino! Non vedi che devo sorpassare?”. La guida ucraina è la guida spericolata e aggressiva. Tuttavia, gli automobilisti si mostravano fraterni e disponibili quando si trattava del segnalare agli altri, con l’ammiccare dei fari, la presenza dei vigili con l’autovelox, o del soccorrere qualcuno con la gomma bucata o il motore “bollito”, o del dare le indicazioni stradali, talvolta accompagnando “il disperso” fino alla destinazione.

8 la pera stregataCosì, al ritorno verso l’Italia, il Mantegazza sfrecciava come se niente fosse in presenza dei segnali che prescrivevano di limitare la velocità, sorpassava in modo violento e usava i fari per comunicare agli altri la vicinanza del posto di blocco della polizia stradale. Si divertiva. Lyudmyla invece era come se fosse seduta sugli spilli. Teneva gli occhi fissi su una pera grossa e gialla posta sul cruscotto. La BMW del ragioniere portava in Italia tanti doni dai parenti ucraini della coppia, da quelli più convenzionali come i servizi da tè a quelli particolari come i barattoli da tre litri con la linfa di betulla, o con i cetrioli in salamoia, o una cassa di pere grosse e gialle come quella sul cruscotto. Come quella, ma non esattamente. Perché proprio quella, secondo Lyudmyla, era stregata. Era una pera portasfiga. Non poteva non esserlo, visto che era stata regalata dalla baba Hàl’ka, la nota fattucchiera malefica della famiglia. Il Mantegazza, naturalmente, non credette un istante alle premonizioni della moglie circa quella simpatica vecchietta e il bellissimo frutto del suo giardino. Tuttavia, la sposa non si dava pace:

– Buttiamola, ti prego! Succederà qualcosa di brutto!

Il Mantegazza rise e premette di più il pedale dell’acceleratore, spaventando la pacifica parata delle ochette che attraversavano la strada. Poco dopo riuscì a vedere, con la coda d’occhio, la macchina della polizia stradale e gli agenti che vedendolo passare come una scheggia, smisero subito di sgranocchiare i semi di girasole e saltarono in macchina.

– Vedi! – strillò immediatamente Lyudmyla, – è per colpa di questa maledetta pera!

– Non ti preoccupare, non ci raggiungeranno! – disse il ragioniere e si sentì un eroe di un film d’azione in onda su Rai Uno.

Infatti, non li raggiunsero. Comunicarono però ai loro colleghi appostati con l’autovelox più avanti, che verso di loro arrivava un italiano arrogante e, come era da aspettarsi da un italiano venuto in Ucraina, pieno di soldi. Un agente spuntò da dietro i cespugli. Alt!

– Salve. Sergente Hruzd’. Superiamo i limiti di velocità, carissimo, superiamo. C’è scritto sul segnale: quaranta. Lei andava a centodieci.

– Ma sono su un’autostrada!

– Non vede che c’è un paese qua, c’è scritto sul segnale “Popovici”. E c’è scritto: limite quaranta. E lei va a centodieci. Dobbiamo fare una multina.

– Beh, non ho i soldi dietro, solo la carta di credito.

Non era vero, ma questa idea brillante fulminò la mente del ragioniere che odiava dare via i propri soldi, anche quando erano di Lyudmyla. Il poliziotto, incredulo e sgomento, si guardò attorno.
– Carta di credito?
– Eh.
– E come gliela accetto, non ho mica la macchinetta. Non siamo mica al supermercato!
– Ma io i contanti, non li ho!
– Del tutto?
– Eh.
– Ma la multa gliela devo fare.
– E mi faccia la multa. Me la spedite poi in Italia.
– In Italia! Non abbiamo questa possibilità, non c’è il protocollo.
– Mi dispiace.
Il Mantegazza stava vincendo, ma Lyudmyla era una donna d’onore, dopo aver tradotto tutte le repliche, intervenne in prima persona:
– Sergente, quant’è la multa?
– Trentasei hryvne. Se facciamo il verbale.
– E senza il verbale?
– Esca, signora. Esca e si metta così che non ci veda la gente.
Lyudmyla scese e si mise dietro la macchina con la schiena rivolta alle casette del villaggio Popovici. Estrasse dalla borsetta un portafogli in pelle di coccodrillo di grandezza naturale dell’ex detentore della suddetta pelle.
– Dieci, vero? Ne ho solo un pezzo da cinquanta.
Il sergente sbuffò:
– Ma come cavolo fate ad andare in giro senza gli spiccioli! – il poliziotto tirò fuori dalla tasca un ventaglio variopinto di banconote e inumidendo le dita con la saliva, contò il resto che consegnò, a malincuore, a Lyudmyla
– Buon viaggio! – disse alla coppietta.
La macchina ripartì.
– Ma che hai fatto, Lyudy! Così favorisci la corruzione nel tuo paese natale! – rimproverò la moglie il Mantegazza.
– Sarà. Ma se non lo facevo, ci fermavano poi tutti i poliziotti lungo l’autostrada fino al confine con l’Ungheria. Tu, poi: “ho solo la carta di credito”! Ma che figure mi fai fare! Tanto, aveva ragione lui: effettivamente hai superato il limite di velocità, no? Ti avevo detto di buttare la pera stregata, vedrai, è solo l’inizio.

Il ragioniere stette zitto. Rifletté: era imbarbarito in questo paese barbaro? E se sì, allora ecco la lezione: bisogna stare molto attenti durante i viaggi. E se fossero andati, come suggeriva loro la cugina Rosalba, in Egitto per la luna di miele, che, sarebbe diventato poligamo? Avrebbe messo il burqa a Lyudmyla? E se fossero andati, che so, in Alaska, avrebbe preso l’abitudine dei nativi di spalmarsi il viso con il grasso di pesce? O se fossero andati, come tutti gli innamorati civili, a Parigi, poteva, magari prendersi il vizio orrendo dei francesi di portare a casa sotto l’ascella la baguette comprata in una panetteria? Va bene che il Mantegazza era una persona attenta all’igiene, ma magari in una giornata calda… Lo sposo interruppe il flusso dei suoi pensieri con uno sforzo di volontà. No, certe abitudini culturali altrui non possono appiccicarsi alla sua identità. Non possono e basta! Frenò e fece andare la macchina rispettando tutti i segnali stradali: in questo modo impiegava un’intera giornata di viaggio in più, ma almeno si sentiva il Mantegazza di sempre, coerente con i propri principi.

Decisero di non fermarsi in Ungheria e dormire invece in Austria. Lyudmyla nutriva un’apprensione profonda verso la lingua tedesca. Diceva che quando era piccola in TV davano sempre i film sulla seconda guerra mondiale con i tedeschi cattivi, e da allora non riusciva più a dissociare i suoni della lingua di Goethe dagli orrori dei nazisti. Le dispiaceva tantissimo, anzi, trovava bravissimo il Comissario Rex, ma non ci poteva fare niente. La cosa stranissima per il Mantegazza era che la moglie, come tutti i suoi compatrioti, chiamava il secondo conflitto mondiale “La Grande Guerra Patriottica”, gli aggressori tedeschi “fascisti”, rifiutava l’idea comunemente accettata che la guerra fosse stata vinta dagli americani, e in più, non aveva mai sentito delle truppe italiane che combattevano sul Don. La discussione riguardante i temi bellici distrasse la coppia dalla mappa e dalle indicazioni stradali, calò il buio e nel buio diventò difficilissimo leggere i nomi tedeschi lunghissimi sui cartelli e capire quanto distante fosse un qualche albergo. Arrivarono in un hotel nel cuore della notte. Una frau che con quella faccia impenetrabile e per niente amichevole, che secondo Lyudmyla, aveva fatto parte, nel suo tempo, della Hitler Jugend, chiese loro se gradivano la colazione all’indomani. Il Mantegazza si informò circa la differenza nel prezzo. Solo la matrimoniale costava cento euro, mentre la stanza più la colazione venivano centoventi. La stanchezza fece un brutto scherzo con la mente calcolatrice del ragioniere e lo scoprì la mattina seguente. Da subito non capì dove fosse la fregatura: il water nella stanza era di marmo rosa, e dalla finestra si poteva osservare il passaggio di un cervo selvatico che attraversava la campagna fastidiosamente bucolica e ordinata persino per il cuore nordico del Mantegazza.

Nella sala colazioni addobbata in stile campagnolo trotterellavano le cameriere vestite da Heidi versione extralarge. Il Mantegazza ne chiamò una, le consegnò il biglietto lasciatogli dalla receptionist e si informò su quello che c’era da gustare a colazione.

– Alles! – rispose la cameriera, – Tutto!

Questa risposta gli suonava come un dejà-vu. E non prometteva niente di buono.

– Come “tutto”?

– Alles! Alles! – scandì la ragazza e se ne andò.

Il ragioniere guardò i tavoli. Beh, c’era davvero di tutto. Addirittura il caffè espresso e le brioches vuote. Ma in quel momento il calcolatore interno del Mantegazza cominciò a funzionare a dovere. “Cioè,”- pensò il Mantegazza, – “ho pagato venti euro in più per mangiarmi una brioche vuota e per bere un caffè ristretto? Cioè, per venti euro? Anche se Lyudmyla, come sempre, manderà giù un’omelette e tre tartine alla marmellata, venti euro sono troppi!” E allora decise di vendicarsi. Scelse il miglior tavolino, prese il menu, chiamò la ragazza e ordinò: due frittate con la pancetta, un panino con il tonno, un panino con lo speck, due porzioni di strudel, due pesche, un cappuccino, un caffè ristretto, una brioche vuota. Faceva diciannove euro e cinquanta. Il Mantegazza scrutò a lungo il menu e finalmente sparò: – E un vasetto di confettura di prugne!

Così faceva venti e cinquanta. La cameriera non fece trasparire alcuna emozione sulla faccia addestrata alle stramberie degli italiani. Portò il tutto e sparì. Lyudmyla fissò il marito sorpresa.

– Bravo, stai diventando ucraino!

E i due si misero a desinare. Proprio “desinare” perché quella colazione era veramente regale, king size. Dopo la frittata il Mantegazza pensò: “Questa vacanza in Ucraina mi ha allenato bene alle cose del genere!”. Dopo il panino al tonno: “No, lo strudel lo passo a Lyudmyla!” e “Le pesche prendiamo con noi, le mangiamo in viaggio!”. Versò fulmineamente il caffè in bocca: “Adesso scoppio!” Sul tavolo rimaneva ancora la brioche vuota e il famigerato vasetto monodose di confettura di prugne. Il ragioniere, che da sempre provava il ribrezzo verso i croissant farciti di marmellata a buon mercato, bucò la pancia della sua brioche e ci schiacciò dentro la confettura brunastra.
– La mangi, Lyudy?
– E perché non puoi semplicemente lasciare, se non ce la fai più?
– Ma così l’avranno vinta, ‘sti crucchi! – e staccò con un morso un pezzo della brioche, riflettendo dolorosamente sui pregiudizi e sulle guerre tra i popoli europei.

Dopo la colazione il Mantegazza si sentiva pesantissimo. Aveva voglia di tornare nella stanza, o, come minimo accasciarsi sotto la siepe là dove era passato il cervo. Invece si mise al volante, di pessimo umore nonostante la rivendicazione dei venti euro. L’acqua minerale dei Carpazi non ce l’avevano più e fino al primo Autogrill italiano il ragioniere si sentì martire. L’Italia li accolse afosa, con l’autostrada sciolta sotto il sole, con il traffico da grande esodo. All’improvviso il Mantegazza provò una forte nostalgia per le strade ucraine, prive di guardrail, cosicché chiunque possa scendere dalla macchina accostandola alla banchina erbosa e fare un picnic o usare il boschetto vicino come un gabinetto improvvisato, molto più pulito e ecologico di quello dell’Autogrill per avvicinarsi al quale uno è obbligato a fare tutto il giro del negozio, combinato apposta con lo scopo di fargli comprare qualcosa. Gli mancava il verde dell’Ucraina, la fantasia e l’intraprendenza dei suoi commercianti, i suoi personaggi impensabili ma veri: i vecchi, i barboni, i cani randagi.
– Lyudy, ma tu perché vuoi tornare in Italia? Con tutti quei soldi, sai come si può vivere in Ucraina? – inaspettatamente per se stesso chiese il Mantegazza.

– Perché il paese in cui la gente fa le colazioni al bar sta bene. – rispose dopo un attimo la moglie.

– Cosa intendi?

– Vuol dire che è la gente sicura del proprio domani. Non pensa: se spendo due euro ogni giorno per far la colazione al bar anziché in casa, chissà se mi rimane qualcosa a fine mese. La maggior parte degli italiani non rinuncia ai piccoli lussi, io, scusa, li chiamo così, anche se voi non li considerate tali. E finché vedrò la gente fare tante storie per la mancanza o la presenza delle brioches vuote piuttosto che alla marmellata sul banco del loro locale preferito, saprò che in Italia, nonostante le urla “crisi! crisi!” si sta bene. E mi piacerebbe che i miei figli crescessero in un paese in cui la paura del domani non ti blocca la gioia di
vivere nell’oggi.

– I figli?

E già, il ragioniere non ci aveva pensato.

– Sì, i nostri figli, no?

Giacomino si immaginò un adolescente con la cresta unta di gel che mangiucchia sbriciolando un croissant alla Nutella, sfogliando “La Stampa” al tavolino di “Tio Pepe”. Sulle pagine troverà, come oggi, il sorriso di gomma dell’eterno Primo Ministro, le tette di gomma di qualche velina di turno. Probabilmente, non ci presterà attenzione: lo interesserà solo e sempre il calcio. Il Mantegazza rabbrividì. Il brivido percosse più e più volte il suo corpo quando il ragioniere si rese conto che non era lui a tremare ma la macchina! Trrrum! Zdumpsf… fece la BMW e inchiodò proprio vicino alla piazzola di emergenza.

– E caspita, ci mancava proprio solo questa! – il Mantegazza si fece scappare qualche bestemmia.

– Ti ho detto, dovevamo buttare questa pera porta sfortuna!

– Sì sì, certo… è difficile che un’auto rimanga integra dopo il viaggio che ci siam fatti. Dai, chiamo il carro attrezzi. Dove siamo, guarda un po’ la mappa.

– Uscita Cazzago.

– Eh… bel posto, appunto. Mo’ ci tocca farci prendere dal mio cugino padovano, Giovanni.

– Ah, quello simpatico, ci aveva regalato la consulenza presso quell’astrologo… Dimitri non mi ricordo come.

– E’ robot insetto ad energia solare… Sì, è lui. Preparati ad un viaggio particolare, ci verrà a prendere con la sua macchina che va a biogas, lo produce in casa…

Il carro attrezzi arrivò, e caricò la BMW per portarla all’officina più vicina. Gli sposi scaricarono i loro numerosi bagagli sotto la tettoia di un benzinaio vicino al quale li aveva portati il gentilissimo soccorritore al prezzo modico di cinquanta euro. Il sole finalmente tramontava, l’afa però rimaneva insopportabile. Il Mantegazza non sapeva che emozioni provare tanto si sentiva spiazzato dall’esperienza ucraina, dal viaggio, dai confronti insoliti. Aveva anche una gran sete. Gli ultimi raggi dell’occaso brillavano sui fianchi sodi della pera stregata.

Con una sensazione strana, frizzante come un tuffo nel mare in burrasca, Giacomino le diede il primo vorace morso.

Fine della fiaba

TETYANA GORDIYENKO

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