1. Le parole sono importanti!

Uno tsunami anche nella cultura

Una riflessione contributo, per la Stanza degli ospiti, dello scrittore Julio Monteiro Martins

Cos’è quest’onda nuova che scuote l’Italia? E d’ora in poi, cosa possiamo aspettarci? Sarà il caos o al contrario sarà l’inizio dell’agognata liberazione preannunciata con passione da Dario Fo a Milano? O ancora il caos, ma transitorio, come precondizione e allestimento della liberazione?

TsunamiUna cosa è sicura: a livello simbolico e culturale un sistema senile è cominciato a crollare, se non altro perché ai giovani era evidente la sua ormai malinconica inadeguatezza.

Sappiamo che la storia, così come gli stessi esseri umani, non invecchia gradualmente e in modo uniforme, ma a volte sembra ferma, immobile per un lungo tempo e poi in poche ore o in pochi giorni scende o sale un “gradino” e subito il panorama cambia, si vede con chiarezza tutto ciò che il giorno prima era invisibile, niente è più lo stesso e tutto questo sembra sin dal primo momento stranamente naturale, scontato, come se fosse sempre stato in quel modo, come se fosse molto difficile immaginarlo diversamente.

Ma il cambiamento non è, e non può essere, soltanto nell’ambito politico ed economico. Si tratta di un’intera sensibilità collettiva che ha fatto un salto di qualità, e la sfera culturale, editoriale e letteraria non può rimanere immune alle trasformazioni, fare la gnorri e andare avanti con le stesse deformazioni, contemplando soltanto la stessa “casta” collusa di prima, come se niente fosse accaduto. Anch’essa dev’essere travolta, e prima o poi lo sarà, dal tardivo tsunami che ha finalmente travolto le vecchie dighe e aperto spazio al nuovo e al giusto.

Anche in letteratura il merito legittimo, fino ad oggi volutamente oscurato, dovrà occupare lo spazio finora murato che consentiva a una manciata di scrittori e di intellettuali di poter godere di un prestigio e di una fama immeritati, promossi dai politici di destra o di centro-sinistra, che decidevano sempre e solo in favore di questi cortigiani, favorendoli nelle grandi case editrici, nella grande stampa e nelle reti televisive. Ora basta con gli escamotage per illuminare gli eletti ed eclissare tutti gli altri, basta “gialli” e “noir” di circostanza, presentatori televisivi e cantanti che si spacciano per scrittori, autori di “aforismi” da Baci Perugina, in lingua italiana o straniera, “maghi” e “profeti” da nouvelle cuisine, nullità con rapporti altolocati smerciate come maîtres a penser, opere senza stile né contenuto scritte da anonimi intercambiabili sotto pseudonimi collettivi. Insomma, basta con tutte le truffe e le furberie sostenute dal marketing di un sistema editoriale sclerosato, che per tutti questi anni ha tralasciato il valore letterario e la profondità del pensiero in favore delle strategie commerciali e della manutenzione di uno status quo oligarchico.

La cultura in Italia cambierà. E molto, perché quando muore il pachiderma muore anche la sua coda. E questo rinnovamento radicale è la cosa migliore che potrà succederci. Sarà l’equivalente di una rinascita nel secondo decennio del Duemila, riempiendo lo spazio vacante lasciato dai falsi autori di opere fasulle, ai quali i loro agganci procuravano visibilità nei talk-show, interviste e recensioni generose nella stampa, purché non venga meno la loro complicità con gli interessi della politica e lo scambio di favori clientelistici.

Arriveranno, spero bene, delle cose che da molto tempo non conosciamo: premi letterari onesti – non il condominio delle grandi case editrici di cui sono divenuti parte lo Strega, il Campiello, il Viareggio – e concorsi letterari per esordienti gestiti con correttezza e pubblicizzati con larga diffusione.

Creare nuovi sistemi di appoggio e di protezione alle piccole case editrici, alle piccole librerie, oggi in estinzione, e alle riviste culturali. Aprire finalmente l’università italiana alla creazione culturale-artistica, incorporarla nel programma accademico come avviene da decenni nelle più importanti università straniere. Ridare alla televisione pubblica la sua missione essenziale di ampliare la diffusione della cultura e aumentare gradualmente il livello culturale generale. Promuovere un intenso scambio con gli altri paesi del mondo, dai quali ci siamo allontanati a partire dagli anni ’80 – o loro da noi – come conseguenza di una politica culturale che sembrava disegnata appositamente per isolarci, e che ci ha fatto diventare sempre più provinciali. E soprattutto riconoscere infine la presenza culturale dei nuovi italiani, di quelli venuti da lontano, che hanno scelto questo paese e la sua lingua, e capire la fortuna e l’opportunità immensa che rappresenta averli tra di noi. Aprire le porte delle case editrici, dei teatri e delle gallerie alla loro esuberante creatività, un contributo che si dimostrerà fruttifero per tutti. E dire loro finalmente le due parole negate, vietate tra tante angherie e umiliazioni culminate con le reclusioni nei terrificanti “centri di identificazione ed espulsione”: “scusateci”, e “benvenuti”.

Creare una volta per tutte una vita culturale che non tema né sfugga la verità, ma che la cerchi e l’affronti: le morti in mare, le menzogne istituzionali, le stragi senza colpevoli, i rigurgiti razzisti e xenofobi, il campanilismo taccagno ed escludente, la tentazione fascista, tutte le zone scure che coesistono con l’intelligenza, l’inventività, l’empatia, la sensibilità estetica e la sterminata tradizione creativa degli italiani.

Il nuovo sta arrivando. Arriva sempre e porta via con sé ciò che è vecchio e vizioso, ciò che è marcio. E quanto più questo arrivo è stato bloccato, tanto più grande sarà la potenza del suo impatto. È ora di dare alla cultura – al teatro, ai registi, agli attori, ai traduttori, agli scrittori, agli artisti, ai fumettisti, ai musicisti e ai compositori – il supporto e la priorità che gli sono stati sottratti durante l’orrenda stagione, ancora in corso, del neo-liberalismo oscurantista. È ora di mettere fine al nostro già annoso ritardo culturale, e di fare un tour de force storico per ripristinare la creatività e il rigore intellettuale che incantavano il resto del mondo nei nostri anni migliori.

Julio Monteiro Martins

Advertisements

8 thoughts on “Uno tsunami anche nella cultura

  1. Immaginando che lo tsunami sia il movimento 5 stelle, cioè Grillo, cioè colui per il quale la cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori stranieri “è una stronzata”, qualche botta al “marocchino rompicoglioni” si può dare, ma meglio in caserma (in modo che non si venga a sapere) e Casa Pound si presenta come un interlocutore autorevole, oltre altre perle di raffinata saggezza, direi che il Nuovo spesso si presenta peggio del Vecchio. Un po’ come la pecora Dolly, nata dell’età della madre e con tutti i malanni degenerativi della stessa. Trovo poco di esaltante, inoltre, in un movimento che gira intorno a un Duce che decide ogni cosa, persino la quantità di rutti da concedersi dopo ogni singolo pasto. Anche questa storia vecchia, e nemmeno in salsa nuova.

    • Caro Milton, la Storia ci insegna… la diga, quando si rompe, si rompe: Poi vedremo cosa accadrà. Non ci sono dubbi però che una scossa a un sistema molto vizioso e corrotto è stata data. E questo sono buone notizie.
      Comunque, il tema del testo non c’entra con Grillo e non è mica un’apologia a lui personalmente, se non l’hai capito. Rilleggilo. Il testo parla d’altro, cerca di immaginare cosa potrebbe essere una scossa del genere in un ambito diverso, quello della cultura e della letteratura.

  2. COntinuo a immaginarmelo, Julio, da parecchio tempo. E sempre più convinto che mai. Il problema è che non si può fare l’apologia di un movimento senza farla al lider che lo rappresenta, che l’ha creato, e che lo controlla al punto che il minimo sussulto di dissenso viene punito con l’ostracismo. Io quella scossa la cerco, la desidero, la pretendo, sempre più convinto – però – che debba partire da noi, dalle nostre forze e dalle nostre speranze, non sulla scia dell’ultimo Conducator sfornato per noi dal tubo catodico, a nostra immagine e somiglianza. Come dice il mio amico Pap, ci vuole un altro rinascimento. Una scossa tellurica, appunto, che riporti l’uomo al centro delle cose. Tutti gli uomini. In quello stiamo.
    Cordialmente.
    Milton

    • Milton, hai menzionato nel tuo primo post anche la questione degli immigrati. Hai letto il mio testo, veramente? Incollo qui il brano in cui parlo su questo tema (che peraltro, è chiaro, mi riguarda in prima persona): “E soprattutto riconoscere infine la presenza culturale dei nuovi italiani, di quelli venuti da lontano, che hanno scelto questo paese e la sua lingua, e capire la fortuna e l’opportunità immensa che rappresenta averli tra di noi. Aprire le porte delle case editrici, dei teatri e delle gallerie alla loro esuberante creatività, un contributo che si dimostrerà fruttifero per tutti. E dire loro finalmente le due parole negate, vietate tra tante angherie e umiliazioni culminate con le reclusioni nei terrificanti “centri di identificazione ed espulsione”: “scusateci”, e “benvenuti”.”

  3. Molto condivisibile il tuo auspicio Julio, e trattandosi di auspicio appunto, non si può che sperare che si avveri, tuttavia, anche alla luce dei risultati elettorali, temo che la priorità di coloro che si sono spartiti i seggi, poiché sono loro in grande misura a condizionare la vita pubblica nel paese, cultura compresa, sarà tutt’altro che assicurare checchessia cambiamento o innovamento culturale. Non io sia un pessimista, ma credo che in Italia manchi proprio un discorso sulla cultura, o la si usa nei termini che tu hai sottolineato, cioè in funzione della politica o la si ignora completamente, a meno che lo tsunami che tu auspichi, ed io con te, non avvenga per contagio dal politico al culturale, affrancando tuttavia il secondo dal essere assoggettato al primo. In un paese normale che è pura utopia, è la cultura a dover “dettare” l’agenda alla politica, se invece usciamo dal dominio di una certa politica sulla cultura per andare verso un’altro, cambiando solo i soggetti, credo che non abbiamo risolto nulla. Non so su cosa si basi l’intuizione di Milton al fatto che tu parli di Grillo, ma se è così, anch’io nutro poche speranze che il movimento 5 Stelle cambi qualcosa nell’assetto culturale del paese, e temo ancor di più che anche loro alla lunga si normalizzeranno e più che cambiare, creeranno un altro manto in cui la cultura si accodi alla politica. Ma non ho l’abitudine di mettere il carro prima dei bui, quindi aspetterò, senza abbassare la guardia, augurando che ognuno nel suo piccolo continui a fare cultura, quella apartitica, che non guarda in faccia a nessuno e non si aspetta favori da nessuno.
    Comunque bel pezzo, sono contento di leggerti e di averti fra noi.

  4. Per prima cosa, caro Rabii, grazie per il tuo “benvenuto” e per le tue belle e lucide riflessioni. E approfitto per ringraziare anche a A.L.M.A. blog per aver ospitato il testo e al mio vecchio amico Karim Metref per averlo postato nel sito.
    Voglio vedere quel mio testo come qualcosa in più di un auspicio – che tutto sommato può ridursi a un mero esercizio sterile di “wishful thinking” –, vederlo come l’abbozzo di una sorta di mappa (ho pensato a “road map”, ma l’espressione è già troppo inquinata da altre realtà) da percorrere per cominciare a riparare/redimere/rifondare la vita culturale italiana.
    Un’esperienza non molto dissimile di questa ho vissuto nel mio Brasile, dopo ventitré anni di una tenebrosa dittatura militare che sembrava non finire mai più, e che cancellava non solo la visibilità degli autori “sconvenienti” ma a volte l’autore stesso! Più tardi, nel 1984, ho visto e partecipato del ritorno della libertà e della rinascita delle arti e delle discussioni, dopo lo scioglimento – non spettacolare ma, anzi, piuttosto discreto, quasi vergognato – delle oligarchie, delle chiesette editoriali e mediatiche, insomma delle complicità che per molti anni hanno monopolizzato l’ambiente culturale.
    In Italia, come sai, c’è un cambio generazionale in corso, che si è appena presentato in forma dirompente. Rifiutare questo cambio prima ancora di vederlo in azione mi sembra un equivoco. Bollare il nuovo, a priori, di reazionario perché non s’identifica fino in fondo, forse anche per certe lacune di formazione, con quello che pensiamo noi – penso per esempio a certe misure più radicali di giustizia sociale o contro l’etnocentrismo, che ci sono care – può essere anch’esso un equivoco. Forse con l’apertura di un dialogo più intenso, con il sano esercizio di capire e di farsi capire, si potrà costruire un terreno comune di valori e di strategie. La cosa importante al momento, secondo me, non è la coincidenza perfetta di simboli e di utopie, ma la voglia di cambiamento reale, la pulsione di trasformazione guidata dal senso di giustizia e di merito, e anche, perché no, una certa “purezza d’anima” propria dei giovani che potrà predisporre ciascuno a dare il meglio di sé, anche se magari non sa ancora con chiarezza cosa fare e come farla.
    Hai ragione, caro Rabii, in “non mettere il carro prima dei buoi” come hai scritto. Sto cercando di fare lo stesso anch’io. Ma non dimentichiamo: i neonati sembrano sempre brutti subito dopo il parto, ma qualche mese dopo sono già tutta un’altra cosa, non è così?
    Un abbraccio, Julio

  5. Forse avete ragione. Immagino di essere stato fuorviato dal fatto che Tsunami tour era il nome dell’arrembaggio finale del ligure. E che la salita di Dario Fo sul palco si è verificato proprio in occasione del comizio finale del movimento 5 stelle. Sapete com’è. A una certa età si cominciano a confondere i gatti con le lepri e, come si dice dalle mie parti, “colui che si è scottato col latte, vede una mucca e piange”.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...