3. Specchio

Alma donna: Quando la creatività conquista una donna

Un contributo per La settimana al femminile dall’8 al 14 marzo 2013 di Irina Turcanu

Creatività… Già solo analizzando il sostantivo, scopriamo che è uno femminile. E diventa un’unione simbiotica, quando la creatività si annida nell’animo di un essere umano, indipendentemente dal genere a cui appartiene. Nella donna, però, quando questa conquista il suo spirito, si intreccia persino con una semplice torta domenicale o nel posizionare un vaso di fuori ricevuti in dono per la sua festa.

opera 1

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Non che gli uomini siano meno pervasi dalla forza creativa, ma oggi taceremo questo dettaglio, per parlare di una donna. Una donna creativa. Pittrice, fotografa, scrittrice. Detto altrimenti, Camelia Mirescu.

Camelia è nata in Romania, ma vive in Italia da due decenni, a Roma, nella città eterna, nella culla della cultura, dell’arte. E da lì, racconta il mondo.

Cosa significa, però, per Camelia l’arte, la creatività?

«L’Arte è “la mia vita”, è “il sogno” che ha vegliato i miei giorni dando “un senso” al mio percorso esistenziale. Non è retorica, né qualunquismo, io vivo attraverso l’Arte, la Amo, Lei può comprendere e descrivere tutti i colori dei miei sentimenti e del mio vissuto. Anzitutto, i sacrifici, le rinunce, le delusioni, il dolore, il tutto avvolto nella speranza di un piccolo bagliore chiamato forse. Non è stato facile, non lo è tuttora. Sì, sono felice di potermi esprimere: la pittura, la ceramica, la fotografia e, non per ultima la passione per i pensieri scritti, lo scrivere. La creatività è un dono, ma fino a un certo punto. Creare è soltanto una pianta che ha bisogno di cure, l’acqua non basta e per annaffiarla ci vuole disciplina. Non bisogna mai dimenticare che questa pianta esiste, è tua e lei ha bisogno di te così come tu hai bisogno dei suoi fiori, delle sue stagioni, del suo profumo che ti inebria l’Anima. La pianta che io coltivo da quasi quarant’anni è l’Amore per l’Arte».

Andando più a fondo, si è curiosi di scoprire come si è avvicinata Camelia all’arte. «Il mio avvicinamento all’arte, credo sia stato, come quasi per tutti, istintivo. La matita era “un’arma da guerra” perché disegnavo sempre, anche le pareti della mia stanza, ovviamente mettendo a dura prova la pazienza dei miei genitori. Nella prima elementare, ho ricevuto un regalo straordinario, un piccolo cavalletto e una scatola di lata coi pennelli e i primi tubetti di tempera. Ricordo che ero terrorizzata, avevo scoperto che il bianco sarebbe terminato molto presto, lo usavo molto, per sfumare i colori forti. In seguito è stato il momento della Casa Pionierului, un doposcuola gratuito dove i bambini si avvicinavano all’arte, pittura, musica e danza classica. Era molto impegnativo, per certi versi, più della scuola. Nella memoria dei miei genitori la mia prima mostra personale risale in questo contesto, avevo nove anni. Io ricordo soltanto che tre bambine, una delle quali io, esponevano ciascuna i lavori fatti nel corso dell’anno scolastico, per me, umilmente, era una mostra collettiva. Le mie opere erano tutte donne, dodici donne diverse tra loro, ma tutte portavano “lumache” nei capelli. Ormai il sogno stava affiorando. Negli ultimi due anni delle scuole medie, avevo iniziato a prendere lezioni private di disegno e di pittura, erano veramente indispensabili per poter affrontare l’esame al Liceo di Arti Plastiche Nicolae Tonitza di Bucarest, eravamo quattordici su un posto».

opera 2

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È in Romania che si è formata inizialmente, Camelia, quindi, nonostante viva da tantissimo tempo nella Penisola, la si può considerare un’artista romena, ed è spontaneo domandare come siano visti gli artisti romeni in Italia. «Qualche anno dopo aver terminato il liceo d’arte, arrivata in Italia, le basi solide della scuola romena erano riconosciute e apprezzate anche dai miei colleghi, artisti italiani. Certo, de gustibus non disputandum est, i gusti in materia d’arte variano molto e sono molto soggettivi, visto che ogni artista cerca un proprio linguaggio per poter comunicare l’armonia cromatica della propria ricerca artistica. Nelle esposizioni internazionali lo spirito competitivo è quasi inesistente, gli artisti rimangono uniti, compatti nel compiere perfettamente il traguardo collettivo, salvo l’identità di ogni opera, indiscussa in quanto unica. Comunque, con il tempo, ho sempre di più la convinzione che l’opera e l’artista finiscano per assomigliarsi. Chi ama la tua arte, ama anche te. Per il resto, ho imparato che per avere dei “veri amici”, bisogna evitare soltanto: gli ipocriti, gli invidiosi e i razzisti. Quindi, applicando questa regola, sono al riparo, amata da tanti amici».

Da dove nasce l’artista? E se non avesse amato l’arte, ipoteticamente, quale mestiere avrebbe amato Camelia? «Io penso che soltanto la sofferenza possa affinare la sensibilità, forse sono presuntuosa in questo, ma ne sono convinta. Tanto tempo fa, quindici anni per l’esattezza, mi è capitato di trovarmi nella

Camelia Mirescu

Camelia Mirescu

piena di un fiume di eventi drammatici e con grande umiltà ho dovuto adeguarmici, facendo grande attenzione di non perdere mai di vista il mio obbiettivo, di trovare la forza per continuare a dipingere. Ne ho fatto tesoro di quei sette lunghi anni, non gli ho mai dimenticati. Ogni mestiere ha i suoi dottori, il panettiere è “il padre del pane” (come dico io), fa il suo lavoro con amore e passione. Ogni lavoro, in qualsiasi ramo esso sia, è una fonte di ricchezza, richiede preparazione ed esperienza, per questo tutti i mestieri vanno rispettati, sono il frutto prelibato della vita di ogni persona che si è impegnata per coltivarli. Io parto dal presupposto che ognuno ti può insegnare qualcosa. Probabilmente, se io non mi fossi innamorata dell’arte, mi sarei innamorata di un qualsiasi altro mestiere. Non cambiava niente, lo avrei amato con lo stesso impeto e lo stesso, lo avrei lodato, protetto, affinché esso fosse diventato un sogno, pronto a vegliare i miei giorni, dando un senso d’Amore alla mia vita».

Irina Turcanu

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