5. Letture d'altrove

Nawal El Saadawi fra letteratura e attivismo, una donna diventata simbolo.

Nawal El Saadawi

Nawal El Saadawi

Sono due destini che si incrociano casualmente, ed entrambi segnalano delle sparizioni.

Prima sparizione: 

In una stazione dei treni ho perso il libro di cui vi sto per parlare. Siate gentili, se lo trovate leggetelo prima di restituirmelo.

Seconda sparizione:

“Quel giorno di settembre la notizia uscì sui giornali.

Le tipografie avevano stampato metà riga a lettere sfocate:

Donna partita e mai più tornata.”

Siamo alle prime battute de “L’amore ai tempi del petrolio” della scrittrice, medico, militante e femminista Nawal El Saadawi.

Annotate questo nome, voialtri appassionati del mondo arabo e di letteratura, difensori dei diritti e della dignità.

Ricordatevi bene questo nome, voialtri che vi siete auto-proclamati esperti delle primavere arabe, sciorinatori di storie che per voi sono iniziate ieri.

Nawal El Saadawi è nata a Kafr Tahla, a pochi chilometri dal Cairo nel 1931, e la sua storia non è iniziata ieri!

Figlia di una famiglia modesta, medico di formazione,  scrittrice per talento, attivista per necessità e rivoluzionaria per natura, El Saadawi ha sempre sparato le sue idee come cannonate in faccia ai signori della politica e ai detentori della morale religiosa.

Difensore in prima linea delle libertà delle donne, ha combattuto durante i suoi anni di servizio come medico, poi a capo della direzione sanitaria a Al Cairo, contro la pratica delle mutilazioni genitali femminili, che lei stessa ha subito in tenera età. Successivamente ha unito l’attivismo sociale alla militanza politica e culturale.

Come rappresaglia al suo coraggio nel denunciare l’oscurantismo e l’abuso contro le donne,  fu licenziata  dal ministero della sanità, allontanata dalla direzione di una rivista sanitaria e rimossa dal ruolo di Segretario Generale Aggiunto dell’Associazione Medica in Egitto. Era solo l’inizio di una persecuzione che durò per decenni e che assunse sempre di più le sembianze di un accanimento contro una donna diventata simbolo della battaglia di molte donne.

Nell’ 81 finì nel famigerato carcere di Al Qanater, con l’accusa di sovversione contro lo Stato, per aver protestato contro gli Accordi di Camp David e contro la legge che impone il partito unico.

Al sopruso dello Stato si aggiunsero i processi intentatole dalle forze reazionare religiose, a metà degli anni ottanta fu accusata di apostasia e di vilipendio della religione, e come successe al teologo e filosofo Nasr Hamed Abu Zayd fu citata in giudizio affinché venisse separata dal marito, lo scrittore e militante marxista Sherif Hetata, secondo una legge che dà la possibilità a chiunque di intromettersi nella vita privata ed intima di una coppia.

Negli anni 90 il suo nome apparse in quelle che furono chiamate “le liste della morte” in cui gruppi fondamentalisti islamici minacciavano intellettuali ed artisti di morte, fu in quel clima che il Premio Nobel Najib Mahfuz venne aggredito sulla soglia di casa sua nel 1995.

Davanti alle minacce Nawal Al Saadawi dovette lasciare il paese per gli Stati Uniti, ma dopo solo qualche anno tornò in Egitto per continuare il suo impegno culturale, sociale e politico, e, nel 2005, in un atto di sfida simbolico decise di presentarsi alle elezioni presidenziali contro l’allora presidente Hosni Mubarak, ovviamente anche questo le fu impedito.

Fra un licenziamento e l’altro, un incarcerazione e una denuncia, numerosi suoi libri furono censurati o del tutto vietati.

Questa contestualizzazione biografica è importante per capire il personaggio Nawal El Saadawi di cui l’opera narrativa e saggistica è intrinsecamente legata alle sue esperienze di medico, femminista e militante politico.

“L’amore al tempo del petrolio” uscito in arabo nel 1993, s’inserisce pienamente nella dialettica denunciatrice contro la condizione femminile nel mondo arabo, per la quale l’autrice egiziana ha dedicato tutta la vita.

A metà fra il grottesco e il surreale l’azione si svolge in un luogo imprecisato che corrisponde tuttavia alla vastità del mondo arabo, potrebbe essere ovunque: l’Egitto o l’Arabia Saudita, Gli Emirati Arabi o la Libia, gli indizi che ci fornisce l’autrice sono a libera interpretazione in quanto la condizione femminile in un luogo o nell’altro è simile.

I personaggi sono presentati senza nomi assumendo la caratteristica del loro genere (uomo/donna) o del loro mestiere: (archeologa/commissario della polizia/psichiatra/direttore dell’azienda) , sono degli archetipi rappresentanti di una società che non riconosce nessuna identità individuale confinando le persone all’interno del loro ruolo sociale o della loro appartenenza di genere, e sono chiaramente le donne ad essere l’anello debole di questa equazione.

A mettere il paese in subbuglio è l’allontanamento volontario di una donna/moglie, in un paese dove le donne non hanno nessuna volontà. La sparizione della donna diventa ancora più sospetta dal momento in cui si tratta di un’archeologa che ha studiato e che insegue il desiderio di dedicare la sua vita a qualcosa di nobile che vada oltre l’assolvere i suoi “doveri” di moglie e ricercatrice di antiche divinità. È la dignità che la donna fuggitiva insegue.

Ma durante la sua fuga onirica o reale, simile ad una peripezia kafkiana, la donna si imbatte in una miriade di vicissitudini fatte di soprusi, umiliazioni e derisioni.

La bravura di El Saadawi consiste nel forgiare un romanzo carico di tensione, di tentativi di ribellione e di dichiarato desiderio di emancipazione, tuttavia attraverso la tecnica della ripetitività delle azioni in esso svolte rende brillantemente l’idea di quella condizione stagnante delle donne, fatta di una quotidianità mortificante in cui sono assoggettate ai dettami di una società che le vuole inferiori all’uomo.

I protagonisti dormono, si svegliano, mangiano, faticano, lottano, parlano, poi dormono, si svegliano, mangiano, faticano, lottano, parlano, poi dormono, si svegliano, mangiano, faticano, lottano, parlano poi dormono….e in tutta questa quotidianità è la donna a subire, la donna a vegliare, la donna a rubare il pane quando l’uomo è distratto, è la donna a faticare senza essere pagata, è la donna ad essere abusata, è la donna a non essere ascoltata, è la donna ad essere stuprata, picchiata, strangolata, morsa, presa a calci, ricercata, è la donna ad essere temuta.

Forse non sapremo mai se la donna è fuggita, se è ritornata indietro, se ha scelto un altro uomo, se la fuga era solo un sogno;  queste sono tutte possibilità di un finale che rimane aperto, ma ciò che è certo, è che siamo indotti attraverso una narrazione cruda e crudele ad identificarsi nel tentativo della donna a rompere le catene, siamo tentati di prendere le sue difese contro le violenze subite, a portare per lei quei pesanti barili di petrolio, a forzare per le porte e ad invitarla a fuggire. La donna ci porta ad abborrare ogni forma di ingiustizia e oscurantismo, e non è una presa di posizione buonista, bensì è una convinzione che deve essere rinnovata quotidianamente in qualunque spazio e tempo.

“L’amore al tempo del petrolio” è una denuncia forte che si burla degli uomini, di una certa interpretazione della religione e di una certa gestione del potere, lo fa senza troppi manierismi linguistici o stilistici, difatti la lingua è semplice e immediata, ma di un’efficacia disarmante.

All’attivo di Nawal El Saadawi una quarantina di libri fra narrativa saggistica e teatro tutti incentrati sul tema delle libertà delle donne, battaglia per la quale la ottantaduenne egiziana ha consacrato tutta la sua vita incidendo il suo nome accanto ad altre femministe di prima leva come  Rose El Yousef, Hoda El Sha’rawi e Zaynab Al Ghazali, nomi di cui sembra che nessuno si ricordi più.

E’ questa stratificazione di primavere che ha portato a quella primavera del 2011.

Siate gentili, restituitemi il mio libro, ma prima leggetelo.

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Nawal Al Saadawi,                              cop

L’amore ai tempi del petrolio

Traduzione: Marika Macco

Casa editrice: Il Sirente, 2009 (15,00 euro)

TG Mediterraneo su “L’amore ai tempi del petrolio”

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