1. Le parole sono importanti!

Sans Papiers al FSM di Tunisi: come fare il martire con la pelle altrui.

CSP-01“Mon Dieu, gardez-moi de mes amis. Quant à mes ennemis, je m’en charge!”

“Dio, proteggimi dai miei amici, in quanto ai nemici me ne occupo da solo.” Voltaire.

La folta delegazione dei partecipanti al Forum Sociale Mondiale in partenza dal Porto di Genova, Sabato 23 marzo 2013, è stata gradevolmente sorpresa dalla presenza di un coloratissimo e numeroso gruppo del movimento Francese dei Sans Papiers ai piedi della nave Suprema in partenza per Tunisi.

Arrivati su due Autobus, vestiti con un gilet ad alta visibilità giallo con su scritto “Sans papiers-Sans Frontiére” e armati di enormi scatoloni di materiale e di cibo, erano una ventina di attivisti accompagnatori (in maggioranza ultrasessantenni), uno sciame di giovanissimi reporter in erba nuniti di vari aggeggi elettronici e una ventina di immigrati africani di età varia.

La sorpresa dei viaggiatori fu ancora più grande quando si seppe che quindici dei ragazzi africani erano dei Sans-papiers veri. Cioè: senza documenti. Alcuni degli accompagnatori si fecero accompagnare da membri dell’Arci Genova per negoziare con la Polizia di frontiera,

“I Genovesi” tornano un po’ scettici. La situazione sembra un po’ improvvisata. L’azione sembra una scelta fortemente simbolica frutto di un colpo di testa e non concordata con i movimenti italiani dai quali però i francesi pretendono supporto.
CSP-05Dopo una breve trattativa, la polizia genovese acconsente a mettere il timbro d’uscita a tutti e a lasciare tutti salire sulla nave. È vero che a loro non costa niente lasciar uscire un senza-documenti. Mentre tornano gli organizzatori trionfali, il nostro pensiero vola al 1 aprile, data prevista del ritorno: ma gli lasceranno rientrare?

Si sale tutti sul vascello e ognuno si sistema come si è potuto permettere. Già lì la coesione del gruppo degli “Sfondatori di frontiere” sembra prendere un serio colpo. Mentre la maggior parte dei sessantottini-sessanteni e la ciurma di mediattivisti e la loro preziosa attrezzatura si dirigono verso le cabine dei piani alti, gli “africani”, almeno i più sprovvisti tra loro si preparano a passare la notte nel più buio e profondo dei saloni poltrone della Suprema. Ma gli immigrati non ci sembrano fare caso. Sono ancora sotto l’effetto della gioia della prima “vittoria” ottenuta all’uscita da Genova. Poco dopo la partenza, l’altoparlante annuncia una assemblea di tutti i membri della delegazione per il social forum.

CSP-02Ora17.30 ci troviamo tutti in una luminosa sala del decimo piano della nave. L’assemblea è stata convocata dalla carovana dei sans-papiers e sono loro che prendono la parola per primo. Scopriamo di avere a che fare con il “Comitato dei Sans Papier” (CSP) del 75 (Parigi e regione). Spiegano a tutti la situazione. Confermano la presenza di quindici “fratelli” senza permesso di soggiorno. Spiegano l’obiettivo simbolico della loro azione: diritto di circolazione per tutti, fine dei respingimenti, delle persecuzioni, abolizione dei campi di detenzione… Tutti obiettivi sacro santi. Ma non spiegano niente della strategia che hanno previsto per affrontare i divieti e le difficoltà burocratiche, le barriere, le leggi e gli apparati repressivi sui quali si possono fare valutazioni diverse ma che sono una realtà tangibile, anzi … inesorabile.

La gente fa domande così, per fare. Chiede da dove vengono, cosa hanno fatto prima… Le risposte sono entusiaste. I portavoce raccontano volentieri le carovane in Europa, le numerose frontiere attraversate senza documenti. “Quando si vuole si può.”- aggiungono.

Ad un certo punto qualcuno osa fare la domanda fatidica: “perché i portavoce sono degli ex-sans-papiers e non uno di quelli che lo sono ancora? Questi veri senza documenti che sono gli unici a rischiare per davvero in questa storia, hanno preso loro la decisione di fare questa azione? Sono coscienti del rischio di rimanere bloccati in Tunisia e  di non poter rientrare in Europa?”

Un’onda di sguardi imbarazzati attraversa la sala. Qualcuno balbetta un principio di risposta: no. non succederà…. ci sarà un modo… non è possibile. Uno dei veri Sans Papiers  prende finalmente  la parola, Ripete alcuni degli slogan dell’inizio e dice che sono coscienti e che lo fanno per scelta.

CSP-03Uno dei “settantotini” si altera e comincia a gridare: “invece di chiedervi se le persone sono coscienti o meno, chiedetevi cosa volete fare per sostenerci! Le cose si ottengono con la lotta non con le domande. Ad esempio potete avvertire le vostre organizzazioni rispettive perché il 1 aprile ci siano migliaia di persone ad aspettarci al porto di Genova.”

Ma il mio sguardo si sposta a pochi passi a destra di chi parla. Una signora dai capelli bianchi che sembra la responsabile della carovana, e che gli “africani” del gruppo chiamano “Maman”, sembra tranquillizzare alcuni di loro visibilmente preoccupati. All’orecchio mi giunge qualcuna delle sue parole. “…pulcini miei … non preoccupatevi… andrà tutto bene.” le ore seguenti dimostreranno presto ai pulcini che la “mamma” non ha sempre ragione.

Nelle discussioni post assemblea si scopre che ci sono altre persone che lottano accanto ai Sans-Papiers in Francia sulla nave, ma nessuna di loro era informata di questa iniziativa del CSP75.

Il giorno dopo, domenica 23 marzo. Sono le 14.30 e siamo tutti in prossimità delle scale e degli ascensori, pronti a sbarcare. Il mare a certi momenti è stato discretamente mosso e quelli che hanno dormito sulle poltrone sono marcati. La notte è stata lunga.

CSP-04Nei corridoi si approfitta per ricaricare il morale qualcuno ripete i discorsi contro frontiere e limitazioni alla libertà di circolazione. Qualcun’altro intona qualche canto di lotta e gli altri riprendono in coro. Una attivista tunisina ex-sans-papiers, regolarizzata in una procedente lotta, prende la parola e cerca di caricare i ragazzi. “non vi preoccupate ragazzi, noi siamo tutti insieme. Se respingono uno, tutti torniamo indietro. Nessuno verrà lasciato solo!”

15.00, si scende dalla nave. La confusione totale che regna nelle scale scompone il gruppo che si ricompatta soltanto nel hall del controllo passaporti. I viaggiatori ordinari fanno la coda e svolgono le loro procedure con calma. La carovana, accompagnata da altri partecipanti al forum chiede di parlare a un responsabile per trattare per l’uscita. Ci sono anche organizzatori tunisini del Forum, accompagnati da funzionari pubblici. La polizia tunisina si dimostrerà anch’essa comprensiva e accetta di far uscire tutti.  Ma dice chiaramente che non può garantire il ritorno. Le leggi internazionali sul trasporto impongono alle compagnie di trasporto di controllare i documenti. Il trasporto di passeggeri sprovvisti dei requisiti per entrare nel paese d’arrivo è sanzionato con multe molto salate. La compagnia delle Grandi Navi Veloci, attraverso i responsabili della nave confermano. Se le persone vogliono ritornare subito per loro sarebbe rimpatriare una persona partita dall’Italia ma rifiutata in Tunisia. Se invece i passeggeri escono e stanno una settimana, sarebbe portare in Italia passeggeri privi di documenti. Loro non se la sentono di rischiare. Sono una compagnia commerciale, non una agenzia di beneficenza.

La carovana si spacca. I più radicali (ma dotati di passaporto forte con lo stemma dell’esagono) spingono per uscire e tentare una mobilitazione al ritorno. I meno radicali anche perché più vulnerabili esitano, temporizzano, si consultano tra di loro. Parlano in Bambara e altre lingue africane, quelle non accessibili agli amici premurosi. I toni salgono e qualcuno si impazientisce. Nel frattempo la signora tunisina che aveva assicurato la solidarietà assoluta esce con i suoi enormi valigioni. Alcuni giornalisti locali e media-attivisti del forum la intervistano. Lei si gode il suo quarto d’ora di fama. Assicura che tutto va bene e che i ragazzi stanno bene e stanno per uscire. Poi si dirige verso la sua famiglia venuta ad aspettarla, li abbraccia e si allontana.

I videomaker aspettano ma nessuno varca la porta dell'uscita a Tunisi

I videomaker aspettano ma nessuno varca la porta dell’uscita a Tunisi

Ma il resto del gruppo decide di non uscire. Molti hanno rischiato varie volte la vita per arrivare in Europa e non vogliono ritornare alla casella di partenza solo per fare una performance politico-burlesca anche se cara alla “Maman” e ai numerosi papà che li accompagnano. Si risale tutti sulla nave.

A Genova, qualcuno dei vertici dell’Arci è stato avvertito per cercare di negoziare una soluzione politica. Ma sarà una trattativa con basso profilo, non ci saranno le migliaia di persone ad aspettarli a Genova. Perché se innegabile che la solidarietà internazionale sia una bella cosa è altrettanto sicuro che ci vuole strategia e preparazione per attivarla.

Le cose si sistemano in qualche modo nel silenzio degli uffici della polizia di Frontiera della capitale ligure.  Le autorità italiane accettano di dare un foglio di via ad ogni Sans-Papier e di rimandarli tutti verso la frontiera francese più vicina. Loro non chiedevano altro.

Una settimana di viaggio in pullman e in nave, una tensione terribile e il rischio di vedere sforzi enormi e tante fatiche annullati per un gesto folle. Una buona lezione per imparare che “Les conseil ne sont pas les payeurs” (chi consiglia -di comprare- non è quello che passa poi alla cassa) come si dice in francese.

Chi sa se i compagni francesi del CSPl 75 hanno capito che non si può fare i martiri con la pelle degli altri o se sono solo delusi per non essere riusciti a fare il loro ingresso trionfale nel Forum sociale Mondiale con 15 migranti mostrati come una reliquia sacra… per non dire fenomeni da circo.

3 thoughts on “Sans Papiers al FSM di Tunisi: come fare il martire con la pelle altrui.

  1. I migranti spesso vengono utilizzati come “materie prime” per il mercato di lavoro, il mercato dei media, per il mercato della politica , per il mercato accdemico e …

  2. strana storia…
    tutti sorpresi quando i sans papier sono arrivati al porto di genova? eppure sul loro sito l’informazione circolava almeno da una decina di giorni prima (http://www.ministere-de-la-regularisation-de-tous-les-sans-papiers.net/joomla1.5/index.php?option=com_content&view=article&id=981:la-coalizione-internazionale-dei-sans-papiers-e-migranti-cispm-chiamata-alla-manifestazione-del-16-marzo-2013&catid=3:manifes).

    “un colpo di testa” non comunicato? eppure arci a milano ha ospitato i sans papier nei giorni precedenti alla partenza da genova: milano penultima, genova ultima tappa della carovana verso tunisi… fa un po’ sorridere che nessuno si fosse posto il problema dell’arrivo in tunisia della delegazione dei sans papier…

    qui la versione del coordinamento di lotta francese: http://www.ministere-de-la-regularisation-de-tous-les-sans-papiers.net/joomla1.5/index.php?option=com_content&view=article&id=1061:chroniques-de-caravane-laventure-des-sans-papiers-qui-ont-defie-leurope-forteresse&catid=4:politique&Itemid=56

    non per gusto della polemica, ma per ragionare su una storia che comunque sia andata mi pare una storia triste…

    • Non so chi legge Il sito del “Ministére de la régularisation” tutte le mattine. Io sicuramente no. E credo nessuno di quellki che erano sulla nave.

      Non so chi sia stato avvertito, chi no. Fatto sta che ad accompagnarli alla nave c’erano 3 gatti. Ad aspettarli a Tunisi ancora meno.
      Nella storia c’erano 15 persone che rischiavano di rimanere intrappolati in Tunisia. Questi non erano quelli più decisi a sfondare la frontiera.
      Fossero 300 sans papiers et 1000 accompagnatori, i rapporti e la dinamica dell’azione sarebbero stati diversi. Ma 15 gatti accompagnati da un pugno di vecchietti. Non facevano assolutamente nessun effetto, qualche sia l’esito dell’azione.
      Dispiace dirlo ma alla fine i più ragionevoli in questa storia sono stati i poliziotti.

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