1. Le parole sono importanti!

Hara Kiri in diretta televisiva

Ovvero: come la sinistra italiana manca un nuovo appuntamento con la storia

bersani_politiche_2013Questo Sabato, 20 aprile 2013 resterà nella memoria collettiva italiana come un triste ricordo. La sinistra italiana, che aveva le carte in mano ha scelto di giocare il vecchio sistema, invece del cambiamento, e perde un nuovo appuntamento con la storia.

Io che, tutto sommato, non credo alle rivoluzioni da dentro le istituzioni ma continuo a credere che con delle spinte esterne quel che c’è di buono al loro interno possa in qualche modo far fare qualche salto qualitativo, ho imparato una nuova lezione: per far fare al sistema un qualche passo importante non basta essere buono, bisogna avere anche un po’… di palle. E quelle sono mancate crudelmente in questo fine settimana di marzo.

 Le due vie dolorose del PD.

Sin dall’annuncio dei risultati delle ultime elezioni legislative è chiaro che Il Pd si trova in difficoltà più che mai nella sua storia. Le scelte che gli si presentano sono una più dolorosa dell’altra.

La prima è quella di fare un governo detto di “larghe intese” -per usare le parole politicamente corrette- insieme al Pdl, e dire così addio a buona parte del suo elettorato, che nonostante tutti gli sforzi per dissuaderlo si considera ancora di sinistra.

La seconda sarebbe quella di costruire una maggioranza insieme al M5S intorno a temi specifici come trasparenza e riduzione dei costi della politica, beni pubblici, riorganizzazione del piano energetico e industriale e freno allo spreco di territorio e di denaro pubblico… Ma in cambio avrebbero dovuto fare pulizia interna e scontrarsi con i loro principali “partner” nella finanza e nell’industria.

Questa scelta non l’hanno voluta affrontare prima di mettere “al sicuro” almeno la prima istituzione del paese

Scontro di mentalità.

Quel che era in gioco in questi tre lunghi giorni di elezioni presidenziali non erano veramente i candidati contrapposti. Anche se provenienti da percorsi politici diversi tutti quelli proposti hanno in tasca la tessera del Pd,. La differenza era nel metodo, e soprattutto nella mentalità alla base del processo che ha generato la loro candidatura.

Il primo è stato un percorso partecipativo (con tutti i difetti e i limiti che vogliamo) basato sulla domanda: “Quali qualità deve avere il presidente di tutti per garantire un percorso politico equo per i cittadini?”

L’altro è una negoziazione tra i leader politici in base alla domanda: “Chi nel sistema è ancora abbastanza presentabile, ma può e deve essere allo stesso tempo garante della persistenza dell’ordine attuale?”

 Hara kiri per salvare il sistema.

Il Partito Democratico ha avuto una storica opportunità per dare un forte segnale di cambiamento e di rafforzare la sua ormai compromessa immagine presso il suo elettorato tradizionale. L’opportunità di dimostrare di essere dalla parte del cambiamento positivo e non della cattiva amministrazione e della corruzione. Ha preferito rischiare di perdere gran parte della base e rompere la coalizione, piuttosto che affrontare i suoi demoni interni.

Il giorno dopo l’elezione, il panorama della sinistra italiana si presenta come in “The day after”. Se SEL ne esce relativamente indenne per il sostegno a Rodotà per buona parte del corso (ma non fino a alla fine), il Partito Democratico, invece, sembra sul punto di scoppiare in mille pezzi. È evidente che, se non scomparirà per dare spazio a diversi partitini, alle prossime elezioni perderà probabilmente più della metà dei voti ottenuti nell’ultima.

La sinistra italiana ha spesso perso i suoi appuntamenti con la storia. Ma questa volta Bersani ha scelto di fare un vero e proprio Hara Kiri politico… in diretta televisiva.

 

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