5. Letture d'altrove

Recensione: Lo sguardo ferito di Hassan e del suo paese.

sguardo-feritoLa storia di Hassan e del suo paese, l’Algeria, si intrecciano fino a diventare un tutt’uno. Hassan cresce e vuole diventare adulto. Il paese si ribella contro il colonialismo. Entrambi vogliono diventare indipendenti.  Ma dal profondo delle loro origini risalgono fantasmi fatti di ignoranza e di odi atavici che bloccano il loro slancio liberatorio.

Questo è in poche parole quello che potrebbe essere il riassunto di “Uno sguardo ferito” un’opera dello scrittore algerino Rabah Belamri recentemente pubblicata dalla casa editrice Mesogea di Messina. (Edizione originale: Regard blessé, Gallimard, Paris 1987).

Hassan è un bambino nato alla fine degli anni 40, in un paese dove l’ingiustizia del sistema coloniale aveva ormai toccato il livello dell’insopportabile. Mentre cresce, il bambino Hassan vede intorno a lui il paese infiammarsi progressivamente. Persino il villaggio dove abita si divide in quattro parti. Da una parte i “fellaga”, come gli chiamano con disprezzo i Francesi, i partigiani indipendentisti con la loro organizzazione capillare che poco a poco, con un misto di seduzione e di terrore, inquadra tutta la popolazione “indigena”.  Da un’altra c’è l’esercito francese che impiega tutta la sua forza e la sua brutalità nel vano tentativo di spegnere un incendio acceso da un secolo e mezzo di disprezzo. Ci sono gli Harki, gli ausiliari indigeni, usati dai soldati per le basse manovalanze e il lavoro sporco. Poi c’è la popolazione civile europea e autoctona in balia della violenza pura e nuda.

Pur chiaramente schierato contro le ingiustizie e il disprezzo razzista di cui era profondamente impregnato il sistema coloniale, il racconto non cerca di abbellire nessuno dei campi. Tutti hanno i loro lati buoni e cattivi, eroici e meschini… E’ un racconto lucido e spietato di come se si lascia la situazione arrivare fino alla guerra, nessuno ci guadagna alla fine.

Uno sguardo innocente in bilico tra l’infanzia e la prima adolescenza guarda gli adulti distruggersi tra di loro. Francesi contro “arabi”, indipendentisti contro collaborazionisti, ricchi contro poveri, Uomini contro donne…

Ma quello stesso sguardo diventa sempre più sfocato, debole. Soffre di una malattia, che sarebbe anche curabile, se non fosse per l’accanimento dei genitori a sperimentare sugli occhi del bambino una infinità di rimedi fai-da-te: talismani, polveri e pozioni pseudo magiche che lo peggiorano irrimediabilmente.

Sette anni di guerra, terribili. Sette anni di sofferenze, massacri, terrore, torture, stupri… sette anni di follia collettiva che portano ad una rottura definitiva tra la metropoli e quello che fu per 130 anni il pezzo più goloso dell’impero coloniale. L’esercito francese si ritira sconfitto più politicamente che militarmente, lasciando dietro di sé centinaia di migliaia di morti, di invalidi, di vedove e di orfani. La popolazione europea lascia tutto quello che aveva, beni e privilegi accumulati in 3 o 4 generazioni e se ne va a mani vuote verso una “terra patria” che molti di loro non hanno mai conosciuto.  Dei Harki, pochi sono portati in salvo in Francia, la maggior parte rimane sul posto. Nel miglior dei casi umiliati e disprezzati da tutti, nel peggiore torturati, mutilati e poi uccisi. La popolazione autoctona accoglie con allegria i nuovi padroni del paese.

Con i primi anni dell’indipendenza, il paese euforico vuole crescere troppo in fretta, fa il passo più lungo della gamba. Dal passato, finito lo spirito rivoluzionario degli anni di fuoco,  rifiorano i tribalismi, i clanismi, i familismi, gli egoismi, le faide. I vincitori sono soprattutto i “maquisards” (partigiani) dell’ultima ora. Quelli che prendono il treno poco prima dell’ultima stazione.

La vista di Hassan si inabissa nel buio insieme a quella del paese. Entrambi hanno lo sguardo ferito dall’ignoranza e dal peggio delle tradizioni che non li vogliono lasciar volare verso la libertà. Chi non vede non vola. Hassan entra nel buio e il paese anche.

Il libro esce nel 1987 e 5 anni dopo, nel 1992, il paese ripiomba di nuovo nella violenza cieca. Una violenza questa volta fratricida. Un conflitto durato 15 lunghi anni e di cui gli effetti si sentono ancora oggi.

Lucido, vero, profetico… Bellissimo.

Rabah Belamri.  Uno sguardo ferito. Mesogea, Messina, Marzo 2013. Isbn: 978-88-469-2121-5

 
 
 
 
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