1. Le parole sono importanti!

Marocco: “who is afraid of Ali Anouzla?”

Quale il limite fra la responsabilità di un organo di stampa di non dare larga diffusione ai messaggi propagandistici dei fautori del terrorismo e il diritto-dovere di informare e di rendere la notizia fruibile a tutti? Perché si deve temere ciò che viene chiamato “Il quarto potere” così tanto da cercare di azzittire ogni voce libera  e non allineata al potere? Un paese può dirsi veramente democratico o impegnato in un percorso di democratizzazione se continua ad intimidire i giornalisti e a restringere lo spazio della libera informazione?

E ancora la tecnologia non ha forse reso vano e perfino ridicolo le paranoie securitarie nei confronti dell’informazione? Mahmud Darwish disse: Nerone è morto, ma Roma è sempre viva, con i suoi occhi ancora lotta.” Ali Anouzla è stato arrestato, ma quanti Anouzla ci sono ancora e quanti ne nasceranno.

Un articolo di Sara Alianelli sul giornalista Marocchino Alì Anouzla arrestato per aver pubblicato un video sul sito di informazione di cui è direttore. Leggete il seguito.

Rabii El Gamrani

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Di Sara Alianelli

Il giornalista Ali Anzoula

Il giornalista Ali Anouzla

A meno di un mese di distanza  dal “Daniel gate” il governo marocchino si ritrova al centro di una nuova bufera.

L’arresto del giornalista Alì Anouzla, direttore del sito d’informazione arabofono Lakome, ha infatti sollevato numerose proteste a livello internazionale, mentre in Marocco centinaia di persone hanno manifestato nelle strade di Casablanca e di Rabat per la sua liberazione e per la libertà di espressione.

Alcuni giornalisti di Lakome denunciano i metodi di un arresto umiliante : martedì 17 settembre, alle 7.45, Alì Anouzla è stato arrestato da una brigata anti-terrorismo e il suo domicilio perquisito, così come gli uffici della redazione, dove sono state sequestrate le unità centrali dei computers.

Il giornalista è accusato dalle autorità marocchine di “apologia del terrorismo” per aver diffuso, sul sito in questione, un video di “Al Qaida au Maghreb Islamique” (AQMI). Il video, intitolato “Marocco : il regno della corruzione e del despotismo“, attacca direttamente la monarchia e il re Mohammed VI, la ricchezza e l’affarismo del palazzo reale in contrasto con la povertà della popolazione marocchina, nonché le relazioni internazionali del governo. Fa appello alla djiad,  invitando i giovani marocchini musulmani ad “emigrare verso Allah” piuttosto che verso paesi stranieri sulle barche clandestine. Il video é direttamente accessibile dal sito in francese della testata, il cui direttore è invece Aboubakr Jamaï, non interpellato dalle autorità, mentre la versione arabofona  si era limitata a segnalare il link che rimandava al video pubblicato dal giornale spagnolo El Paìs, verso cui il governo marocchino ha dichiarato di voler sporgere denuncia.

La redazione di Lakome si definisce costernata dall’arresto e  ribadisce, in un comunicato, che entrambe le versioni del sito precisavano che si trattava di un video di propaganda,  non facendone in alcun momento una caratterizzazione positiva, e sottolineando come la diffusione dei video di questa organizzazione é una costante nei media internazionali. E aggiunge che ” se si può considerare che il video incita alla violenza, esso non presenta il carattere di pericolo imminente che farebbe della sua diffusione da parte dei media un atto criminalei cittadini hanno il diritto di sapere che un’organizzazione terrorista minaccia i suoi dirigenti“.

Il caso é sulla prima pagina dei giornali marocchini.  Alcuni partiti politici, come il “Mouvement populaire” (MP), membro della coalizione del governo,  hanno qualificato la linea di Lakome come una “pratica irresponsabile”. Ambigua é invece la posizione del PDJ (Parti du développement et de la justice) :  l’ufficio esecutivo del Forum, organo vicino al partito,  fa appello alla liberazione di quest’ultimo, in quanto considera che la pubblicazione del video non rientra nel caso di apologia del terrorismo o di incitazione a commetterlo, come previsto da una legge anti-terrorista del 2003, sulla base della quale Anouzla è stato arrestato; dall’altra parte, tuttavia, l’istruzione all’arresto del giornalista viene proprio dal ministro della Giustizia appartenente al PDJ, Mustafa Ramid.

Al mancato sostegno da parte del sindacato nazionale della stampa marocchina, il quale ha affermato che “la libertà d’espressione deve essere esercitata nel rispetto dell’etica”, hanno fatto da controparte le dichiarazioni dell’Union marocaine de la presse électronique. Voce della stampa indipendente, e delle possibilità che la nuova tecnologia apporta alla libertà d’espressione anche nei paesi arabi, essa vede nell’arresto di Anouzla una “misura grave” il cui fine è quello di ” regolare i conti con una penna che disturba numerose parti”.

Oltre alla redazione di Lakome, diversi giornalisti, personalità della società civile, e il “Mouvement  du 20 Février”, denunciano una campagna di denigrazione condotta da alcuni partiti politici e da alcuni media contro Alì Anouzla, il quale é stato spesso, in passato, perseguito dalle autorità marocchine.

Manifestazione a sostegno di Ali Anzoula

Manifestazione a sostegno di Ali Anouzla

Giornalista “irriverente”,  impegnato nel processo di democratizzazione del Marocco, verso di lui sembrano scagliarsi le azioni del Makhzen, il governo-ombra marocchino. Fondatore del quotidiano “Jarida Al Oula”, chiuso nel 2010,  era stato già accusato la scorsa estate dal tribunale di Fez per “diffusione di false informazioni”. Causa della costante pressione giudiziaria cui egli è sottoposto sarebbe l’indipendenza nell’esercitare il suo mestiere e il fatto di porre all’attualità questioni brucianti, come la violazione dei diritti umani dell’ovest del Sahara (egli stesso è di origine sahraoui), il tenore di vita della famiglia reale, le inchieste sugli affari di corruzione, la pretesa nuova costituzione. In giugno aveva  criticato “l’assenteismo” di Mohammed VI, mentre due mesi dopo é stato il primo giornalista a scrivere un editoriale sul caso del pedofilo spagnolo graziato dal re, da cui é derivato il famoso Daniel gate, che ha sollevato un’ondata di indignazione nell’opinione pubblica marocchina, mettendo la monarchia in una imbarazzante posizione a livello internazionale.

I colleghi descrivono oggi quest’uomo dal grande coraggio intellettuale, che non aveva mai voluto far appello, di fronte all’attenzione di cui era oggetto da parte del potere, alle istanze internazionali di protezione dei giornalisti e dei diritti dell’uomo e che, dalla detenzione, incoraggia i suoi colleghi a continuare il lavoro su Lakome senza fermarsi.

Dopo i casi dei vari giornalisti arrestati, tra cui  quello recente di Rachid Nini, che ha scontato un anno di prigione, si riaccende la questione della libertà di stampa e di espressione in Marocco e dei metodi di repressione. Una mobilitazione su scala mondiale, costituita da cinquanta grandi organizzazioni internazionali della rete IFEX  (The Global network defending and promoting free expression), condanna in modo unanime l’arresto e chiede al governo marocchino la liberazione immediata del giornalista, richiamando Rabat  al rispetto delle  regole internazionali cui soggiace la restrinzione della libertà d’espressione per ragioni di sicurezza nazionale, che in questo caso è stata utilizzata, secondo queste organizzazioni, come “pretesto per imporre limiti vaghi o arbitrari”.

Ali Anouzla, come tutti gli altri giornalisti nel mondo, considera che fa parte del suo lavoro coprire quel che Al Qaida e i suoi affiliati dicono e fanno”, afferma  Joe Stork, direttore Medio Oriente e Africa del Nord a “Humains rights watch”, “Quando le autorità confondono giornalismo e sostegno, fanno paura a tutti gli altri giornalisti che scrivono in tutta legittimità su tali organizzazioni“.

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