1. Le parole sono importanti!

L’integrazione servile – Un nuovo e moderno modello di integrazione

Abdeljabbar Moukrim

Abdeljabbar Moukrim

Risposta a Raimond Dassi di Abdeljabbar Moukrim

Nei Giorni scorsi, l’imprenditore milanese di origini camerunesi, Otto Bitjoka, ha rimproverato, in un post pubblicato sul blog la Città nuova, alla ministra Cécile Kyenge di non firmare e non sostenere la raccolta di firme organizzata dai Radicali per un referendum abrogativo della legge detta Bossi-Fini.

L’assessore a -niente meno che a- la qualità dell’integrazione del comune di San Lazzaro di Savena (BO), Raymond Dassi, anche lui di origini camerunesi, risponde a Bitjoka con una lettera molto dura, tirando in ballo anche una vecchia lettera in cui Igiaba Scego chiedeva a Cécile Kyenge di dare le dimissioni in segno di protesta contro gli attacchi razzisti. Dassi in quella lettera se la prende con tutta la categoria di quello che lui chiama gli intellettuali immigrati, “ritengono sia stato un errore aver un Ministro che non fossero loro stessi.”

Abdeljabbar Moukrim ci contatta per far pubblicare questa sua risposta alla lettera di Dassi. Eccola qua nella sua versione integrale.

Alma-Blog.

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Otto Bitjoka

Otto Bitjoka

Anche il sottoscritto ha letto con un po’ di preoccupazione un articolo, quello di Raymon Dassi, che rimprovera Otto Bijoka e Igiaba Scego per aver osato criticare e avere espresso una loro libera opinione sulla Ministra Cécile Kyenge. Intanto cominciamo col ricordare che ognuno ha le proprie opinioni che possono non essere condivise, ma vanno accettate nel rispetto della dialettica democratica e della libertà di espressione.

Entrando nel merito della lettera, che trovo abbastanza desolante per una persona che si occupa di politica ed è addirittura Assessore, ma soprattutto per un esperto di comunicazione quando risponde dando dell’ignorante ad altri, mentre dimostra un’enorme ignoranza politica di questo paese. Forse non ha vissuto in quella che viene definita “prima repubblica” e nemmeno nell’era del penta-partito ecc. ma sta di fatto che quella lettera è, tecnicamente parlando, sbagliata e inopportuna proprio a livello politico e anche a livello socio culturale.

“Ho letto con un po’ di preoccupazioni l’articolo di Otto Bijoka, che rimprovera Cécile Kyenge di non aver ancora firmato la petizione con la quale i radicali chiedono l’abolizione della Bossi-Fini, vera ghigliottina con la quale le destre berlusconiane e leghiste hanno tagliato la testa a tutti noi durante gli ultimi anni. “L’unica firma che manca è la Sua” tuona Otto alla Ministra.”

Al nostro amico e collega, bisognerebbe spiegare la differenza tra “Petizione” e “Referendum”, perché, se fosse stata una petizione, allora avrebbe avuto ragione, ma siccome non è di questo che si tratta, bensì di un referendum, allora il nostro autore dimostra semplicemente di fare molta confusione, sembra che per difendere una certa idea o ideologia di attaccamento alle poltrone abbraccerebbe anche il diavolo, andando addosso a chiunque, migranti compresi, per il semplice motivo che sono dei liberi pensatori e, perché no, anche sognatori, perché la vita e la quotidianità sono fatte non solo di impegni ma anche di sogni.

raimond

Raymond Dassi

“Pensavo che il vantaggio di un’importante posizione istituzionale, quale la Sua, fosse utile per sostanziare il proprio progetto di società, esprimendolo nelle battaglie che contano.[…] Guardi oltre, in una prospettiva post-ideologica. Rivolga un appello a tutto il “popolo di sinistra”, al centro-sinistra o al Suo blocco sociale di riferimento, per partecipare in massa andando a firmare per l’abrogazione della legge Bossi-Fini. Non dobbiamo mancare a questo appuntamento politico e storico.”

Però, come diceva Otto Bijoka, questo è un referendum che politicamente, se firmato dalla Ministra, avrebbe molta più forza per imporre una riforma della legge, ed avrebbe potuto dare anche una grande sponda popolare al suo percorso politico. Oltre alla confusione o incompetenza politica dell’autore, sembra che sull’argomento ci sia pure una grossa mancanza di fiuto ed esperienza della o nella vera politica della Ministra: un vero personaggio politico non perderebbe mai un’occasione simile, mi sembra sia stato questo il suggerimento fatto da Otto. Questa confusione è dimostrata dal fatto che si citano ipotetiche esperienze di PD, Sel e Arci mentre questi non hanno mai promosso alcun referendum sul tema dell’immigrazione, anche perché negli ultimi 20 anni si sono succeduti al governo di questo paese con Berlusconi che ancora sopravvive politicamente anche grazie a loro. E soprattutto il PD non ha mai avuto interesse a promuovere un referendum per l’abrogazione di tale legge, semplicemente perché legata alla “Turco-Napolitano”, legge approvata nel 1998, ma nella politica italica mentire e distorcere le cose è pratica quotidiana, e parlare senza cognizione di causa anche, come si evince anche dal fatto che l’autore, dei Radicali non conosce quasi nulla.

“La cosa che mi sconcerta è che le venga chiesto per mezzo dei media, proprio dal grande Otto Bijoka, non di agir all’interno del Governo, ma di venir fuori a firmare la petizione de Radicali, movimento politico assolutamente rispettabile, a cui è da sempre è in qualche modo collegato il fratello milanese.

Ricordiamo che i partiti raccolgono le firme per fare proposte di legge in Parlamento, quindi per interpellare in ultima istanza anche il Governo dove opera Cecile. Lo fanno in genere i partiti di Opposizione, perché i partiti della maggioranza non dovrebbero aver bisogno di raccolta firme per intraprendere l’azione parlamentare. Dovrebbero cioè agir direttamente, senza romper ulteriormente i “coglioni”,-scusate- alla cittadinanza. Così funziona la Democrazia. Se incontrassi Cecile in piazza mentre sta firmando, da Ministra membro del Governo qual’è, una petizione che interpelli il Governo, sarei davvero scioccato. Ci sarebbe da dire a Otto che Cecile è al Governo,che Cecile è il Governoche deve fare le cose e non chiederle a se stesso come si fa con le petizioni. Lei, del resto, sta facendo il proprio lavoro. Per questo, penso, lei meriti ogni tanto anche un segno di incoraggiamento da parte di coloro che vengono riconosciuti “leader” peraltro intellettuali ed imprenditoriali degli immigrati.”

Invece quando si rammarica con Otto Bijoka di non aver incitato la Ministra ad agire per cambiare la legge dall’interno del governo, dimostra ancora un’altra volta una inadeguatezza nella comprensione dei processi politici di questo paese, ma l’essere membro del PD, la dice lunga su certi personaggi che non vogliono riconoscere che questo governo non ha alcuna volontà politica di cambiare qualcosa e non solo su questo tema. Forse si dimentica che è il governo della “sinistra” che approva provvedimenti politici promossi dalla destra, come l’IMU. Senza entrare nello specifico delle allusioni dell’autore, faccio notare che se Otto si definisce liberal democratico, il sottoscritto è ancora più a sinistra, e che i migranti sono pure nella Lega di Maroni oggi e di Bossi ieri. Sarebbe comunque molto utile che ognuno potesse essere libero nell’esprimersi, come nell’autonoma scelta di appartenenza politica, mentre certe prese di posizione sono dannose per tutti noi. Fare il primo della classe per difendere posizioni discutibili non serve nemmeno da studenti. dovrebbe essere lecito criticare un ministro per il suo immobilismo, mentre quando è accerchiato è sempre lecito dargli consigli, starà poi al ministro decidere se seguirli. Mentre per lei:

“Il punto è che sento serpeggiare un malessere di alcuni “intellettuali” immigrati, che sulla base di presupposti anche fantasiosi, ritengono sia stato un errore aver un Ministro che non fossero loro stessi.”

Non riesco però a trovare nelle parole di Otto Bitjoka e di Igiaba Scego tutta l’invidia che il nostro collega sembrerebbe suggerire, nei loro testi piuttosto scorgo una richiesta di ripristino della nostra dignità.

” Io vorrei chiederti di dire anche tu un No, ovvero chiederti di lasciare l’incarico ministeriale che ti è stato assegnato.

Uff l’ho detto! L’ho scritto! Non è stato facile. Lo penso già da un po’ sai? Ma solo ora sono riuscita a visualizzare meglio questo mio pensiero. Non mi importa se diranno che questa è la “solita polemica” o che mi voglio fare pubblicità o che sono del partito di quelli controcorrente per forza. Io so solo che il mio è semplicemente un atto d’amore e un attestato di stima nei tuoi confronti. Una forma di solidarietà, a modo mio, come quella mozione del Senato votata da 260 senatori dopo le parole orrende pronunciate contro di te da Calderoli. Come tanti in questi mesi, ho amato la tua pacatezza nel rispondere agli insulti razzisti, il tuo sorriso celestiale, la cocciutaggine nel riportare a galla temi scomodi. Però, e me lo sto chiedendo in questi giorni terribili di scandali e menzogne, che senso ha la tua presenza in un governo come questo che non rispetta la nostra intelligenza? Che calpesta il diritto d’asilo come se niente fosse?”

Igiaba Scego

Questa la richiesta, fatta con grandissimo amore, da Igiaba Scego alla Ministra, di fare un atto di disobbedienza e dimettersi, mentre Otto ha chiesto alla ministra le ragioni ed i motivi che la tengono immobile, all’interno del governo, nel proporre un nuovo disegno di legge, come rientra nelle sue funzioni e prerogative da Ministra, anche questo mi sembra lecito, mentre non è accettabile sentirci tutti in dovere di abdicare oppure venerare e dare riconoscimenti al ministro semplicemente perché è di origine straniera: sono i contenuti che vanno condivisi o meno, e mai sulla base del colore della pelle.

Questo è semplicemente mancanza di stima ed è un ragionamento razzista all’incontrario, questo pessimo sentimento di inferiorità e di bramosia ci acceca e, al posto di prestare attenzione ai contenuti della critica, porta a rispondere ad essa affermando che tutti sono mossi da gelosia, bel modo di discutere, ma anche questo rientra nella distorsione della definizione di razzismo istituzionale, che oggi ha assunto significato nell’insultare un Ministro, mentre per noi il razzismo significa ben altro.

Per concludere riporterei la frase che mi ha spinto a scrivere queste righe:

“Il tutto va fatto con disciplina e onore come viene raccomandato a chi si rivolge alle autorità.”

Quando ho letto questa frase mi è venuto un brivido, non mi importa la forma grammaticale, è la sostanza che interessa: “disciplina e onore”, scritto pure in grassetto, questo a me manifesta il pensiero dell’autore e come sia incapace di distinguere certi slogan. Ci tengo ad affermare che sono un antifascista e queste invece sono parole d’ordine fasciste. Chi le pronuncia non può che avere una mentalità fascista e servile, nel raccomandare di rivolgersi con disciplina e onore alle autorità, sembra infatti suggerire quel modello di potere e autorità proprio dei fascisti, decisamente opposto a quello di antifascisti ed anche di democratici e liberali, per i quali l’autorità e il potere, infatti, non sono da servire, ma l’autorità è quella che deve essere al servizio della collettività. Il mio è un modello di autorità e potere che agisce per l’interesse di tutti divenendo così una “autorità autorevole” e non “autoritaria” alla quale invece bisogna rivolgersi con disciplina e onore; solo nelle dittature africane non si può criticare, e il potere va servito, come nell’era fascista, quindi forse lei dovrebbe cambiare appartenenza politica, mi sembra che questi non possano essere ragionamenti da membro del PD.

Abdeljabbar Moukrim

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P.S.

“Se incontrassi i banchetti dei radicali che propongono di firmare per questa petizione, non ci penserei 2 volte. Firmerei immediatamente, pur sapendo che in questo paese si firma tanto, ma alla fine non si riesce a cambiare nulla.”

Tralasciando l’ottimismo che traspare dalle sue parole, le ricordo, invece, che per i referendum se le capitasse di passare da un Comune, (è Assessore, le capiterà, no?) proprio lì, li potrebbe comunque firmare, e lo dovrebbe sapere.

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4 thoughts on “L’integrazione servile – Un nuovo e moderno modello di integrazione

  1. E’ molto interessante questa risposta di Abdeljabbar Moukrim. Ho letto con molta attenzione, e ho capito che avrei dovuto fare la differenza fra Referendum e Petizione. Abdeljabbar Moukrim dice che i Radicali non stanno facendo raccolta firme per una petizione, ma che quella raccolta firma è di per sè un Refendum. Se è così, allora auguri!
    Mi soffermo su una sola cosa, perché il resto sono dei sofismi anche ingiuriose, quando io penso di aver mantenuto la massima correttezza nei miei testi. Comunque sia, Onore e Disciplina sono parole della costituzione italiana, e se uno guarda l’art. 54 le trova scritte proprio insieme. Sono state scritte lì da antifascisti, dai padri costituenti, dai fondatori della Repubblica democratica italiana. Ne ho fatto un utilizzo “giornalistico”, ma di fatto sono parole democratiche. Capisco che la ristrettezza lessicale e semantica che caratterizza certe teste può portare allo stordimento, ma quando ti devi rivolger alle autorità, caro Abdeljabbar Moukrim, occorre farlo con Disciplina e Onore, fossero queste autorità d’origine straniera! Mi raccommando!
    Ultima cosa, davvero ultimissima. Rifletti bene a questa frase che hai scritto tu: “Questo è semplicemente mancanza di stima ed è un ragionamento razzista all’incontrario”. Caro amico e concittadino Abdeljabbar Moukrim, cosa vuole dire “razzista all’incontrario”? Ti rendi conto di ciò che scrivi?

  2. in effetti anch’io trovo interessante e puntuale la risposta di Abdeljabbar Moukrim, meno la replica di Raymon Dassi che cita la costituzione italiana invertendo i termini dell’equazione.
    Infatti nell’54 della costituzione “disciplina e onore” è una richiesta e imposta a coloro che rivestono funzioni pubbliche e non a chi si rivolge alle autorità. …
    Art. 54
    … I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.
    ops…
    Poi vorrei precisare che non è la raccolta firme ad essere, di per sé, un referendum… ma è una raccolta firme per far ammettere un referendum al fine di far esprimere la propria opinione al popolo italiano (sia esso vecchio o nuovo) su una legge, appunto, attraverso un referendum, cosa che mai e poi mai potrà essere definita “una rottura di coglioni” come indicato da Dassi nel suo iniziale articolo, ma espressione di democrazia diretta… ops!

    Marta Morabito (antifascista)

  3. Pingback: Fra i sussurri e le grida dell’integrazione | A.L.M.A.Blog

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