5. Letture d'altrove

Un cabaret clandestino nella Milano dei Navigli

Ovvero volti e voci di un dialogo fra le culture

Recensione di Mayela Barragán

( Chez Alì,  Martina Fragale, Zerounoundici Edizioni, ISBN: 978-88-6307-481-9, prezzo 15 euro.)

chez-aliE’ una storia dai toni fortemente multietnici che seguendo l’ordito di un contesto preciso va innescando situazioni paradossali con l’intenzione di superare mondi paralleli e non comunicanti: così si apre all’immaginazione del lettore la vita di un variegato mix di personaggi che mettono in risalto lo humour e l’ironia. Un libro strutturato in 32 capitoli, spalmati in 179 pagine che – costruite sulla base di un susseguirsi di dialoghi intercalati da brevi monologhi introspettivi – conducono il lettore nel sottobosco di una metropoli italiana.

L’autrice del testo è Martina Fragale: giornalista e storica, collabora da anni come freelance con diverse testate occupandosi prevalentemente dei settori arte, cultura e viaggi.

In questo suo primo romanzo la Fragale brilla nel mostrare una comunicazione sciolta fra personaggi agli antipodi, che interloquiscono quasi come in un copione radiofonico, ad eccezione di qualche capitolo costituito da un lungo monologo dove la protagonista fa il punto sul mondo intorno a lei come per esortare il “prossimo-lettore” a stare sull’attenti, perché nella leggerezza narrativa di Chez Alì si trova anche la profondità ingannevole delle acque più torbide.

 La storia è ambientata prevalentemente in un bar egiziano di Milano e la trama è narrata in prima persona dalla protagonista, Magda, una ragazza con una vita piuttosto normale, fidanzata da dieci anni con un coetaneo che lavora per una multinazionale. Il migliore amico di Magda si chiama Antonio, un calabro-milanese che lavora in un supermercato e il bar milanese Chez Alì, che dà il titolo al romanzo, è il loro punto di ritrovo: un locale gestito da Alì, appunto, un egiziano che ha imparato il dialetto milanese grazie all’amicizia con il sciur(1) Batista, un ex-partigiano che soffre di solitudine.

Quella di Alì e del sciur Batista è una di quelle amicizie strambe che possono nascere solo nel multicolore, intricato arlecchino di questi anni strani, sullo sfondo di una Milano, ancora più strana, una città fatta di universi paralleli e non comunicanti, porto di mare e dolceamara alcova di ricordi”— dice alla pagina 10 Magda, una trentenne italiana, laureata, colta che cerca a tutti i costi di raggiungere l’indipendenza e per pagare l’affitto di una casa infestata da fantasmi che parlano in francese, accetta l’unico lavoro che trova: quello di commessa nel solarium Black Sun.

Appunto! Il fatto, però, è che Magda non ha uno straccio di lavoro al momento.”

Non è vero.”

Questa volta sono io a spiazzare l’uditorio. Antonio mi fissa con aria inebetita.

Come sarebbe a dire?”

Sarebbe a dire che non è vero. Ho trovato lavoro, o così pare. Almeno… da qui a gennaio.”

Antonio mi squadra fra l’incuriosito e il sospettoso.

Garzanti? Einaudi?”

Black Sun.”

E che è? Una casa editrice satanica?”

No, un centro solarium.” (pag.11)

Pian piano il personaggio di Magda presenta al lettore un inusuale corteo di compagni di viaggio: le colleghe di lavoro del solarium, Chiara (la capa ) – secondo me il personaggio più inquietante della storia –, un ragazzo cileno, una machi(2) che irrompe in piena Milano parlando mapudungun(3), la mafia cilena, un acchiappa-fantasmi, una padrona di casa che fugge in Messico, ecc.

l'autrice Martina Fragale

l’autrice Martina Fragale

Il titolo del libro è un omaggio alla Parigi maghrebina che Martina conosce bene perché ha vissuto nella “Ville Lumière” ed effettivamente il nome del libro porta subito lontano, in luoghi dalle sonorità arabe. Chez Alì è però un locale nostrano nella Milano dei Navigli dove il gestore, nella costante ricerca dell’arte di campare, e con la complicità degli amici, raggiunge l'”illuminazione” dando il via a un cabaret clandestino. Benché non ci siano riferimenti a fatti di storia contemporanea il lettore capisce che la narrazione descrive l’attualità italiana mostrando che la convivenza fra italiani e stranieri è una convivenza dalle forti tinte surreali.

L’aspetto più luminoso che si coglie, capitolo dopo capitolo, è l’aprire e chiudere di uno stile discorsivo intercalato con incisivi e brevi periodi di introspezione che trascinano una scrittura ricca, che si distingue per la vivacità, la perspicacia, la sottigliezza e il sarcasmo.

In realtà il vero Sessantotto, la vera frattura, era arrivata in sordina , senza che nessuno se ne accorgesse. Nella vita di coppia era successo esattamente ciò che era capitato nel mondo del lavoro, paro paro. Si era passati dal contratto a tempo indeterminato al contratto a progetto. Le cose erano cambiate dal mattino alla sera e noi eravamo diventati precari in tutto. Lavoratori precari, fidanzati precari. Anzi senza saperlo, avevamo rattoppato con la nostra ignavia lo scucitissimo arlecchino dello Stivale; finalmente, alla faccia dell’annoso attrito fra nord e sud, mia madre (friulana) e la mia nonna paterna (salentina) potevano stringersi la mano e puntare l’indice di comune accordo contro l’ignominia del moderno precariato sentimentale, che metteva d’accordo tutti. I matusa che non si raccapezzavano e noi giovani, frastornati da una felicità uggiosa, che non riusciva mai a maturare in sofferenza. In fondo era questo ciò che trovavo raccapricciante, più innaturale, più blasfemo della clonazione di embrioni: questa plastificazione delle emozioni negative in un fatalismo sorridente e composto .”(pag. 43)

Il ricco susseguirsi di voci diverse che si parlano continuamente annunciano al lettore che in ogni minuto che passa accade qualcosa che fa precipitare i personaggi della storia verso il basso, in un mondo dove non regna la speranza e non ci sono appigli.

Anche se il titolo conduce a un preciso contesto geografico, il mondo arabo, a trama avviata il lettore è testimone di come sotto l’uscio di casa Magda inciampi in un altro personaggio, Manuel Rosendo Parra Gonzales, che diventerà “cooprotagonista” della storia. Manuel è un latinoamericano sans papier e con qualche chilo di cocaina come bagaglio: un personaggio che con il suo background culturale e le sue sfumature linguistiche sposta l’immaginazione del lettore in un contesto molto lontano dall’Italia, il Cile.

Oye Magda, non so come fare a fartelo capire, ma quella roba non l’ho mai venduta. Mai! Come ti dicevo…ero en el ortomercato a fare una vida de mierda, quando un giorno me capita de incontrare due del mio paese, proprio de Santa Cruz.” (pag.82)

Con Chez Alì Martina Fragale dimostra una grande abilità creativa nel miscelare lingue, culture e personaggi per appropriarsi di un tempo e di uno spazio precisi e costruire così un testo che parla in maniera molto sottile e sarcastica di convivenza multiculturale “dispari”, quel matrimonio di separati in casa fra stranieri e italiani, connivenza accomunata da un solo motto comune: precarietà; perché alla fin fine, come vuole dirci la Fragale, in un mondo convertitosi alla fede della prevaricazione sociale ed economica, siamo alla pari e ci troviamo nella stessa barca, italiani e non, tutti accomunati dallo stesso male: la sindrome dello spaesamento, il desiderio di essere in regola, di volere una casa, un lavoro, un paese e un mondo diverso.

Oye chica, credi davvero che nel tuo paese sia così difficile essere illegali? Tranquilla… te giuro che non ho ammazzato nessuno. Se te raccontassi come sono diventato illegale, potremmo anche far notte …ed è già notte! Te digo solamente che non avere documenti, qui, dipende sempre da tutto tranne che da te. E la prima cosa da cui dipende è una especie de mostro che si chiama…”

Fame”.

Mi guarda con malcelato disprezzo.

Burocrazia.”(pag. 86)

32 capitoli con un’architettura descrittiva perfetta. Un libro ricco di riferimenti linguistici: nel testo assaporiamo il coa (l’argot della mala cilena), l’itañol, il dialetto milanese, il francese e il mapudungun. Una Torre di Babele che per una saggia regia dell’autrice non si percepisce storta. La chiave di tutto, il perché questi mondi paralleli interagiscono e comunichino così bene nonostante i paradossi provocati da grosse differenze culturali, affonda le sue radici nella volontà di avvicinarsi all’altro esorcizzando i meccanismi della paura ed è per questo motivo che nella narrazione prevalgono il senso dello humour e l’ironia

Che cosa si coglie dalla lettura di un libro definito dall’ editore “sentimentale e ironico”? L’autrice mette sopratutto in evidenzia il divario nel tempo dei protagonisti. Esistono due tempi: il tempo degli stranieri che precipita da un momento all’altro in un vortice quando c’è di mezzo la burocrazia – lo scopre il lettore tramite le vicissitudine dell’egiziano Alì o le peripezie della vita di Manuel – e il tempo degli italiani, più lento, più naturale… Magda ha un fidanzato da dieci anni, un aspetto che per il cileno è completamente incomprensibile!

Inoltre, forse senza saperlo, l’autrice usando la metafora di Black Sun rimanda alla nostalgia di un sole autentico, indirettamente – forse – al sole dipinto da Cesare Pavese nei racconti del Bel Paese che invece nelle pagine di Chez Alì appare come un sole oscuro, nero, che si scioglie come nel dipinto Gli orologi molli di Salvador Dalì, nonostante il nutrimento delle creme al betacarotene.

Alla fine il lettore capisce che l’autrice non cerca di sedurlo sfoggiando una vasta cultura, citando film e opere d’arte, ma che semplicemente conosce il mondo di cui sta parlando e possiede un suo personale modo di guardare alla convivenza multiculturale. Questo si capisce anche quando Magda fa riferimento a Magritte, perché chi era Magritte se non l’artista che, per antonomasia, ha provocato un cambiamento nella percezione della pittura? Effettivamente l’autrice mira a un cambiamento di percezione verso lo straniero, le pagine del libro insegnano che deve prevalere il dialogo e non la paura: Magda, il personaggio principale, non mostra nessun timore verso Manuel, lo accoglie nonostante il suo impegnativo malloppo e arrivando alla fine al lettore non resta che godere della “salvezza” che arriva dopo la fuga. La salvezza in Chez Alì si trova proprio in questo, nel cammino che Magda e Manuel percorrono, attraversando un bosco per risolvere un grosso problema: una storia ambientata nella Milano di oggi che senza indugio porta a Dante e alla sua selva oscura.

(1). Signor in dialetto milanese.

(2).Si pronuncia maci ed è la curandera e guaritrice della cultura Mapuche.

(3). Lingua preispanica dei Mapuches, popolo amerindio del Cile.

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