L'amore ai tempi del Dragone

L’amore ai tempi del Dragone: Appunti sparsi sulla vita amorosa degli abitanti della Repubblica Popolare Cinese

Di Serena De Marchi

serena

Annunci di Matrimonio a Renmin Guangchang, (Shanghai) foto di Serena De Marchi

Seconda puntata: Doppia felicità 

La piazza principale di Shanghai, Renmin Guangchang, (Piazza del Popolo) si trova proprio nel cuore pulsante della città. È una piazza molto vasta che comprende due musei, vari negozi e bar, ed un grande parco. La particolarità di questo parco è che con il tempo è diventato la  sede di uno “scambio” particolare: ogni fine settimana qui si ritrovano decine (forse centinaia?) di genitori che cercano di combinare un buon matrimonio per il proprio figlio o figlia. Il parco pullula di annunci attaccati più o meno dappertutto di giovani uomini o giovani donne single che cercano marito/moglie.

“Donna, classe 1986, alta un metro e sessantacinque,

provenienza: Nanchino. Laureata, impiegata

in azienda straniera a Shanghai. Reddito annuo 24 mila yuan.

 Cerca uomo residente a Shanghai con lavoro e casa di proprietà.

 Differenza di età massima 10 anni”.

I testi sono più o meno tutti di questo tipo: schietti e brevi, vanno subito al punto. Sei un appassionato entomologo e collezionatore di bustine da tè? Amante dei cuccioli? Va bene, a patto che il tuo reddito annuo superi i 25 mila yuan.

Molto spesso sono i genitori a scrivere gli annunci, e vi assicuro che è molto interessante osservare gli scambi e le contrattazioni che avvengono tra due coppie di possibili futuri consuoceri.

Questo è senz’altro un esempio pittoresco, ma descrive bene come la pensa una parte della popolazione cinese rispetto al tema del matrimionio.

"Avanti pretendenti" foto Di Serena De Marchi

“Avanti pretendenti” foto Di Serena De Marchi

Il 12 febbraio mi trovavo a casa della mia amica Wenwen, che abita in un appartamento alla periferia di Shanghai, e vive con i suoi genitori ed il marito. Era il terzo giorno dei festeggiamenti del Capodanno cinese, l’atmosfera in casa era tranquilla e rilassata: si beve una tazza di tè, si chiacchiera.

Wenwen ha ventisei anni ed è incinta, e mi mostra tutti i libri che ha comprato per informarsi sulla gravidanza. Sono una coppia giovane, suo marito ha un anno più di lei, e sono sposati da un anno e mezzo circa. Mi sembrano felici.

Penso a loro due e alla scelta che hanno fatto, e in particolare penso in che misura questa scelta sia stata influenzata dai loro genitori (avranno anche loro un annuncio che se ne sta ancora lì appeso a Piazza del Popolo?), e più in generale dalla società e cultura in cui vivono.

Quella cinese, stando alle stesse parole dell’ex presidente Hu Jintao, è una “società armoniosa[1] o comunque è quel che ci si auspica che sia. Questa parola chiave è diventata un vero slogan politico da qualche anno a questa parte, e viene tirata fuori ogni volta che il potere si sente minacciato dai tumulti sociali. Per capirlo, questo concetto deve essere messo in relazione con la cultura cinese tradizionale, e in particolare con la dottrina confuciana, di cui rappresenta uno dei punti fondamentali. In sostanza il suo significato è: se tutti stanno al proprio posto e svolgono la funzione che a loro compete in maniera stabile e tranquilla, allora la società tutta sarà in armonia e sarà possibile il progresso. Questa rigida gerarchizzazione è dunque alla base della stabilità sociale della popolazione cinese.

Cosa c’entra il matrimonio in tutto questo? Beh, c’entra, perché il matrimonio è innanzitutto un’istituzione sociale, e in quanto tale, un modo per “controllare”, “ordinare”, “armonizzare” la società. È l’unità sociale di base (come del resto in moltissimi paesi del mondo) ed è finalizzato alla procreazione, alla costruzione di una famiglia. Tale sistematizzazione, è bene sottolinearlo, non è qualcosa di imposto dall’alto, anzi, questa volontà ordinatrice è fortemente interiorizzata e voluta dalla popolazione cinese.

Ji Le

“Sposi in Cina” Foto di Ji Le

A volte, questo retaggio millenario si pone in evidente contrasto con alcune nuove politiche sociali promosse dallo Stato. Ad esempio, l’età minima per contrarre matrimonio per legge è di 22 anni per l’uomo e 20 per la donna. Le autorità cinesi scoraggiano il contrarre matrimoni in giovane età (soprattutto nelle campagne) ed invece incoraggiano i matrimoni in età adulta. Il motivo di questo è strettamente legato al controllo delle nascite[2]: un matrimonio in età avanzata significa ridurre la possibilità di concepire più di un figlio.

Il corollario a tutto ciò è che, ad esempio, i figli avuti fuori dal matrimonio non vengono tutelati dalla legge[3], e ancora, certe usanze o pregiudizi popolari tipici di una tradizione culturale che mette al centro la famiglia sono realtà quotidiana: ancora oggi, per una donna, è considerato disdicevole avere 27 anni e non essere sposata.

Certo, rispetto al passato sono stati fatti molti passi avanti: la donna gode di molti più diritti ed è stata introdotta la possibilità del divorzio. Tuttavia, questa spinta ordinatrice è ancora fortissima nei cinesi. Gli stili di vita alternativi, che prevedano ad esempio convivenza, celibato o nubilato, unione omosessuale, praticamente non sono contemplati, o comunque considerati estremi o “eccentrici”[4].

Non nego che tutta questa stabilità, questa sostanza culturale che con la forza dei secoli indica una via e prefissa una struttura sia senz’altro rassicurante; tuttavia mi chiedo fino a che punto possa esprimersi la libertà individuale, fino a che punto il condizionamento culturale influenza le scelte personali.

"Coppie", Ji Le

“Coppie”, Ji Le

Ma questa è una faccenda che non riguarda soltanto la sinologia e che attinge, invece, più in generale all’antropologia (ah! Che fatica essere umani!).

Insomma, quando due cinesi decidono di sposarsi, lo fanno perché sono innamorati? Lo fanno per avere una stabilità economica e di vita? Quali sono le qualità che cercano le donne nella scelta dell’uomo e viceversa? I cinesi sono felici?

Quando si celebra un matrimonio, in Cina, è usanza decorare la casa degli sposi con fiori, nastri e  festoni che recano frasi beneaugurali: tra queste, mi è sempre piaciuta in modo particolare la scritta 喜喜. Il carattere xi significa “felicità” e in queste occasioni viene scritto due volte, in rosso, che è il colore della festa, come a dire: “che questo sia per voi un giorno felice, doppiamente felice”.

"Doppia Felicità"

“Doppia Felicità”

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[1]    Gli slogan politici che vengono utilizzati dai vari leader della Repubblica Popolare nel corso dei loro mandati sono filologicamente interessanti, e da diversi anni oggetto di studio da parte degli specialisti. Ogni frase ha il proprio  significato specifico, nonché una contestualizzazione determinata. In questo caso il termine “società armoniosa” (hexie shehui) è stato introdotto in occasione del sesto Plenum del Sedicesimo Congresso del PCC, che si è svolto dall’8 all’11 ottobre 2006, in cui si dava rilievo allo studio del problema dell’edificazione di una società armoniosa. Da allora è stato uno dei capisaldi della politica del governo Hu Jintao -Wen Jiabao.

[2]    La politica di controllo delle nascite (jihua shengyu zhengce) è in vigore dal 1979 e stabilisce che ogni coppia non può avere più di un figlio. Alcune eccezioni sono attuate nei confronti delle minoranze etniche, delle famiglie in cui il figlio presenti degli handicap, e altri casi specifici.

[3]    Ai bambini che nascono al di fuori del vincolo matrimoniale non viene rilasciato il famoso hukou, ovvero il permesso di residenza, un documento che in Cina ha rilevanza simile alla nostra Carta d’Identità.

[4]    A onor del vero, negli ultimi anni anche in Cina si stanno sviluppando degli stili di vita “alternativi” rispetto al concetto di famiglia tradizionale: nuove voci che vogliono essere ascoltate e che tratterò nei futuri post.  Volevo specificare, inoltre, che nella Cina rurale, esistono ancora delle oasi umane in cui la società è strutturata in maniera differente (penso ad alcune etnie minoritarie che vivono nello Yunnan o in Mongolia Interna), e che sostanzialmente sono rimaste invariate da secoli. Anche di queste mi occuperò in seguito.

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