Vite infrante sulle muraglie della fortezza Europa

Se un giorno in mezzo al mare

Una lettera scritta nel 2009 in circostanze simili a quelle di questa settimana. Da allora niente è cambiato. Si continua a morire in mare e chi sopravvive è criminalizzato.

Caro amico,

Lampedusa. Foto: Karim Metref

Lampedusa. Foto: Karim Metref

Se un giorno, in mezzo al mare, vedi una barca alla deriva e delle braccia che si agitano, fermati e rifletti.

Pensaci bene prima di offrire il tuo aiuto: assicurati che sia un qualche figlio di papà uscito in barca a vela nonostante il brutto tempo. Perché lui sì che è da salvare.

Si saranno già mobilitati in tanti per cercarlo e chi lo riporterà a casa sarà accolto come un eroe.

Noi crediamo nella sacralità della vita, caro mio. Soprattutto quella dei ricchi.

Ma se invece è solo una di quelle barche piene di disperati che viaggiano alla cieca tra il sud e il nord del mondo, non ne vale la pena. Vattene e non pensarci più.

Che saranno un centinaio di disperati che stanno per morire? Niente: solo un sacco di guai per tutti.

Meglio lasciarli crepare in mezzo al mare. Salvarli vuol dire andare incontro a un sacco di problemi. Potresti essere respinto da un porto all’altro per giorni come in una spietata partita di ping pong. Potresti essere arrestato insieme a loro all’arrivo: loro perché colpevoli di essere sopravvissuti, e tu di averli aiutati.

Se proprio non resisti, lasciagli un po’ d’acqua e qualcosa da mangiare, ma poi vattene. scappa!  Ci va di mezzo la tua tranquillità, quella del mondo ricco.

È una questione di matematica: meno sono gli affamati intorno alla torta, più grande sarà la tua fetta. Lo dicono in tv tutti i giorni: questi non sono disperati, sono solo dei parassiti che vengono qui a rubare il tuo pane.

Il giorno dopo, alcuni sognatori scriveranno delle lettere piene di belle parole: umanità, dignità, coscienza, scrupoli, solidarietà, fratellanza, compassione…

Ma non ti preoccupare, caro. Guardati intorno e vedi chi governa il mondo. Allora capirai che queste parole sono solo vento.

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One thought on “Se un giorno in mezzo al mare

  1. Anni fa mi sono studiata tutte le leggi del mare, la convenzione di Ginevra, le corti europee, i casi portati a giudizio. E’ stato terribile degli albanesi e di tutte le altre vittime.

    Ma dov’è la soluzione quando tutti i poteri sono contro? Come fare con poteri occulti capaci di fare perfino della necessità di rivoluzione occasione per fare soldi sulla vita degli altri?

    Chi annega nel mare se mi potesse sentire forse cercherebbe le forze per prendermi per il collo e mi strozzerebbe dalla rabbia per quello che sto per scrivere e cioè : se provassimo a sognare e farcele da noi le cose piano piano senza farci male?

    Sognando ad occhi aperti mi sono ricordata di quell’isola di plastica di 3 km di diametro e profonda forse di più di cui si narra.
    Quell’isola pare sia il frutto dell’intreccio fra l’imbecillità dell’ essere umano che ingolla il mare di tonnellate di plastiche e le sue misteriose maree che le hanno intelligentemente radunate in un posto solo.

    Supponiamo che i fiori possano nascere anche sulle montagne di plastica mettendoci sopra la terra: e se noi tra Europa e Africa ci legassimo una collana fatta da resistenti tiranti d’acciaio e da particolari perle fatte di isole artificiali galleggianti ?
    Senza aggiungere nulla al mare ma solo recuperando tutta la plastica che già c’è.

    Potrebbe diventare un percorso a misura artigianale e poi se proprio deve passarci di traverso una delle navi dei padroni del mondo dovrà pagare il pedaggio per il disturbo alla quiete pubblica e prima ancora ci spiegherà cosa sta trasportando e come si è procurato il materiale che ha. Se l’ha rubato o estorto con la violenza o lo sfruttamento non passa proprio.E nel caso delle navi da guerra ci si fa spiegare dove stanno andando e perché e per colpa della loro propria natura, sbagliata, dovranno tornare indietro.

    Mentre le barche della gente potranno passare, fermarsi a ristorarsi e proseguire il proprio viaggio.
    Insomma un ponte galleggiante, se si spezza si riallaccia. Come una collana di perle.
    Sarà forse anche solo un sogno balordo ma mi sembra molto più sicuro e concreto della situazione disumana e paradossale che c’è.

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