L'amore ai tempi del Dragone

L’amore ai tempi del Dragone, appunti sparsi sulla vita amorosa degli abitanti della Repubblica Popolare Cinese

Di: Serena De Marchi

Terza puntataIl vento e la pioggia

Aqaurello su carta di riso, artista anonimo, China XVIII Sc

Acquerello su carta di riso, artista anonimo, China XVIII Sc

“Sesso” in cinese si dice xing. Il carattere è formato, a sinistra, dal radicale del cuore (心 xin) e a destra dal carattere sheng, che significa “nascere”. Il sesso è dunque, se vogliamo farci trasportare da un’interpretazione sentimentalistica, un “far nascere con il cuore”. È quindi un’attività volta alla procreazione, sì, ma con un minimo di sentimento. In realtà, cos’è che si cela dietro l’etimologia così poetica di questo termine? Cos’è davvero il sesso per il popolo della Terra di Mezzo? Quanto ha a che fare con l’amore? È diverso da come lo si fa in Occidente? E quali forme assume la sessualità e in che modo viene percepita dalle persone?

Innanzitutto la letteratura: l’eros vi occupa una parte decisamente importante. Il romanzo erotico per eccellenza, quello che viene considerato il quinto dei Quattro Grandi Classici[1], è il Jin Ping Mei, risalente al sedicesimo secolo. La storia ruota intorno alla figura del mercante Ximen Qing e alle sue vicende con varie mogli, concubine e amanti. La narrazione è ricca di vivide descrizioni di atti sessuali (nonché di ingegnosi giocattoli erotici), ed il linguaggio è schietto, ricco di battute oscene e riferimenti ambigui. Il romanzo offre dunque una panoramica della società del tempo, con descrizioni psicologicamente profonde e realistiche.

E tuttavia, nonostante questo sostrato letterario, che in una certa misura legittima il nostro gioire della “giocosità” con cui viene inteso il sesso in Cina, non mi sentirei di definire quella cinese come la cultura del sesso libero e dei costumi facili.

raffigurazione del Jin Ping Mei in un'edizione del XVIII  secolo

raffigurazione del Jin Ping Mei in un’edizione del XVIII secolo

In passato la sensualità era rappresentata dall’immagine del “piedino di loto”: alle donne in tenera età venivano fasciati i piedi in modo da impedirne la crescita: l’andatura ondulante di queste fanciulle veniva considerata attraente. Un feticismo che nascondeva il maschilismo più becero: le donne “dai piedi di loto” non potevano letteralmente andare lontano, non potevano certo lavorare nelle loro condizioni, il che le rendeva ineluttabilmente dipendenti dagli uomini (padri prima e mariti dopo).  Anche la Rivoluzione Culturale fu un periodo di castigazione dei costumi; portare un indumento  che fosse di un colore più vivace del verde militare o delblue navy delle divise dei comunisti era considerato un oltraggio al pudore

La Cina odierna, infine, è, prevedibilmente, una nazione tutto sommato “pudica”, in cui viene ancora esaltato il concetto di castità e dove ci si auspica che la donna arrivi vergine al matrimonio. È un paese dove la pornografia è illegale e la televisione non bombarda gli spettatori con programmi o pubblicità particolarmente arrapanti.

L’ideale di bellezza femminile è quanto più lontano pensabile dalla nostra femme fatale: quella cinese è una bellezza delicata, aggraziata, fragile, che ha sempre bisogno della presenza dell’uomo.

Quest’ultimo, dal canto suo, incarna la forza dell’instancabile lavoratore della terra[2] e la virilità del maschio Han: fino al 1953 in Cina era legale la poligamia e l’uomo poteva avere diverse mogli.

La cosa curiosa è che questo concetto di purezza non è retaggio di chissà quali religioni monoteistiche dalla storia millenaria: in Cina non esiste il culto del sacro come concepito in Occidente; non c’è un qualche clero che più o meno palesemente cerca di imporsi sullo Stato.

Ma allora da dove deriva allora questa pruderie moraleggiante? Di nuovo, l’origine di tutto si ritrova nel Confucianesimo. Tutto è riconducibile alle già menzionate idee di ordine e di armonia, per cui nella società perfetta che aderisce ai principi di Confucio (che per altro era un misogino niente male) le donne lascive, o che frequentano più di un solo partner, sono considerate “disordinate”, e pertanto potenziali sconvolgitrici della rigida gerarchia sociale.

Wang Guangyi

Zhang Xiaogang

Le regole per l’uomo invece, come in ogni società patriarcale che si rispetti, sono molto meno rigide, anche se devo dire che raramente mi è capitato di incontrare degli uomini cinesi che definirei “latin lover” senza tema di smentita.

Ma non vorrei che pensaste che la Cina sia soltanto la nazione della moralità e della pudicizia (chissà che noia!). Per fortuna c’è sempre l’altra parte della medaglia; per fortuna ci sono persone che combattono per i propri diritti ad esprimere una diversa visione del sesso e dell’amore. Anche in modo scanzonato e leggero.

C’è un film molto carino, del 2010, che si chiama Red Light Revolution e che narra la storia di un uomo di mezza età che, perso il lavoro e la moglie, sceglie di aprire un sexy shop negli hutong di Pechino. Con molta ironia vengono affrontati temi evidentemente invisi ai grandi censori della capitale, dato che ne hanno vietato la distribuzione nelle sale. Il film, in lingua cinese, è tuttavia scaricabile da Tudou, l’omologo di Youtube, e per chi non mastica la lingua degli Han, ecco il trailer del film con i sottotitoli in inglese: https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=NFSzRjbE9HE.

Per concludere, vorrei ritornare alla letteratura classica: quando studiavo filologia cinese, ricordo che ad una lezione il professore ci disse che nelle poesie di epoca Tang[3] esistevano delle metafore ricorrenti che venivano utilizzate per alludere all’unione sessuale. Una che mi piaceva particolarmente era quella del vento e della pioggia. C’è una bellissima  poesia di Meng Haoran[4] che si chiama Alba di Primavera. Nel leggerla, indugiate pure nei pensieri più sconci che vi vengono in mente, probabilmente il poeta intendeva dire proprio quello.

A primavera, dormendo non mi accorgo dell’alba.

Tutt’intorno odo cinguettio di uccelli.

La notte scorsa, scrosci di vento e pioggia.

I fiori caddero. Sai tu quanti?[5]

 _______________________________________

[1]Quattro Grandi Classici ( Si Da Ming Zhu) sono quattro romanzi della letteratura cinese considerati i più importanti, e sono: Il Romanzo dei Tre Regni, Sul Bordo dell’Acqua, Viaggio in Occidente e Il Sogno della Camera Rossa.

[2]Non per niente 男 (nan) , il termine usato per indicare il genere maschile è formato in alto da 田 (tian, campo) e in basso da 力 (li,  forza).

[3]618 – 907 d. C.

[4]689 – 740 d. C. Meng Haoran è stato uno dei più grandi poeti vissuti durante la dinastia Tang. Amico del forse più noto Wang Wei (cui dedicò molte delle sue poesie), è famoso per la sensibilità con cui parlava della Natura.

[5]La traduzione è di Giuliano Bertuccioli, in G. Bertuccioli, Testi di letteratura cinese scelti tradotti e commentati da Giuliano Bertuccioli, Parte I – POESIA, Bagatto Libri, Roma,1983.

 

Annunci

One thought on “L’amore ai tempi del Dragone, appunti sparsi sulla vita amorosa degli abitanti della Repubblica Popolare Cinese

  1. Pingback: L’amore ai tempi del Dragone: Appunti sparsi sulla vita amorosa degli abitanti della Repubblica Popolare Cinese | A.L.M.A.Blog

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...