L'amore ai tempi del Dragone

L’amore ai tempi del Dragone: Appunti sparsi sulla vita amorosa degli abitanti della Repubblica Popolare Cinese

Di Serena De Marchi

Puntata 4: Lala love

Bacio saffico davanti al ritratto di Mao, piazza Tiananmen.

Due ragazze si baciano sotto il ritratto di Mao, Tiananmen

Nella periferia ad ovest di Pechino si trova la zona di Sihui, un’area da film post-moderno, post-industriale, post-apocalittico, che pullula di grattacieli ed è immerso nel grigiume.

Dal centro ci si impiega circa un’ora per arrivarci, un’ora e mezza e diverse ingiurie nelle ore di punta.

In questa pittoresca location, al ventiquattresimo piano di un imponente palazzo, si trova il Beijing Nü Tongzhi Zhongxin (北京女同志中心), ovvero il Beijing Lesbian Center. Nient’altro che un appartamentino, in realtà, che serviva però da punto di ritrovo per alcune ragazze della comunità LGBT di Pechino.

Ne ero venuta a conoscenza tramite un’amica tedesca che stava nel mio stesso dormitorio all’università e che faceva la volontaria una volta a settimana. Quell’ambiente poi mi piacque così tanto che, quando Carina tornò in Germania, la sostituii come volontaria.

Tenevo un incontro settimanale che si chiamava “English Corner”, poiché si parlava in inglese. Si iniziava con dei giochini che servivano a presentarsi, del tipo: se potessi scegliere di essere un animale, quale saresti? o anche: se la tua vagina potesse indossare un capo d’abbigliamento, quale sarebbe?1. Quindi si entrava nel merito dell’argomento del giorno, che poteva riguardare: dalla situazione della comunità LGBT in America alla gestione della gelosia nei rapporti di coppia; dalla definizione di queer all’organizzazione della prossima serata fund-raising in un locale di Pechino.

La cosa più interessante, al di là dei dibattiti stimolanti, era conoscere le ragazze che venivano agli incontri. Chi sono le lesbiche cinesi?

Innanzitutto le presenze (con le dovute eccezioni) erano molto discontinue, spesso si trattava di donne molto giovani e molto intelligenti, appena uscite dal liceo o al primo anno di università, con poca esperienza, molto timide e in generale poco socievoli con le loro coetanee. La maggior parte non erano lala2 dichiarate, ma ragazze dall’identità sessuale ancora confusa, che cercavano il sostegno di persone nella loro stessa situazione o soltanto un ambiente sicuro dove potersi raccontare. A volte venivano anche donne sposate con uomini, ma che provavano amori segreti verso amiche o colleghe di lavoro.

manifestazione in supporto dei matrimoni gay a Qianmen, Pechino, 2009.

manifestazione in supporto dei matrimoni gay a Qianmen, Pechino, 2009.

In uno di questi incontri parlammo di sesso.

Ero curiosa di sapere come veniva vissuto dalle donne cinesi, ma mi ero preparata un po’ di domande per stimolare la conversazione, temendo la proverbiale riservatezza dei cinesi verso certi argomenti. Con mia grande sorpresa, invece, il dibattito fu molto ricco e interessante, e la testimonianza che mi rimase impressa di più fu quella di una donna che era venuta al centro per la prima volta quel giorno (qui la chiameremo T.D.). Si presentò: aveva trent’anni, era sposata con un uomo e aveva una figlia. Non disse niente sul suo orientamento sessuale, ma ci raccontò un episodio della sua vita: qualche anno prima, al lavoro, T. D. aveva conosciuto una ragazza, e le due, dopo essersi frequentate per un po’ di tempo, avevano finito con l’innamorarsi, tanto che quest’ultima si era dichiarata a T. D. chiedendole di lasciare il marito per stare con lei.

Chiaramente T.D. non lo fece, non lasciò il marito e la figlia, e pose fine a quella relazione, perché era diventata troppo compromettente, ed aveva paura di essere scoperta.

Tuttavia, mi colpì molto quando parlò di questo episodio, perché capivo quanto fosse stata sofferta quella decisione, ma allo stesso tempo percepivo il trasporto e la tenerezza nel raccontare di quella persona.

Quando io le chiesi: “cos’è che ti piaceva del sesso con lei?”, T. D. mi rispose: “Il suo odore”.

Gao Brothers: the utopia of hugging for twenty minutes

Gao Brothers: the utopia of hugging for twenty minutes

In Cina l’omosessualità è stata ufficialmente depennata dalla lista delle malattie mentali nel 2001 (in America nel 1973) ma la parità di diritti con gli eterosessuali è lontana dall’essere raggiunta. Gli omosessuali cinesi non possono né sposarsi né adottare figli; le associazioni LGBT non sono ufficialmente riconosciute dal governo e le loro attività ostacolate, gli uomini dichiaratamente omosessuali non possono donare il sangue, le donne possono farlo solo dall’anno scorso.

La sociologa e sessuologa Li Yinhe (nonché celebre attivista per i diritti degli omosessuali in Cina), in un articolo sul suo blog ha avanzato l’ipotesi di una proposta di legge che consenta il matrimonio gay, e tra gli argomenti a sostegno della sua tesi adduce il fatto che, se agli omosessuali venisse concesso il diritto di sposarsi, si verrebbe a creare un certo numero di famiglie che non procreano, risultando in un punto a favore per il controllo delle nascite.3

(a volte il pragmatismo dei cinesi è davvero spiazzante.)

L’omosessualità non è mai stata un tabù nella storia della Cina imperiale, ed anzi per duecento anni la dinastia Han4 è stata governata da una decina di imperatori apertamente bisessuali, e ancora, gli Annali e le varie Storie Dinastiche abbondano di riferimenti agli amori dei sovrani, nonché di dettagliate descrizioni dei loro giovani favoriti.

Il poeta Bai Juyi, vissuto all’epoca della dinastia Tang5, è famoso per aver scritto dei versi molto commoventi al suo “amico” Yuan Zhen. I due erano dei letterati funzionari al servizio dell’imperatore, e, durante la loro vita, spesso furono spediti in zone distanti l’una dall’altra. Le lettere che si scrivevano (e che potevano impiegare mesi per giungere a destinazione) sono delle dichiarazioni di amore struggenti, intrise di nostalgia. I due avrebbero dovuto ritirarsi insieme in un monastero taoista, una volta concluse le loro carriere, tuttavia Yuan Zhen morì prematuramente per una malattia, e al povero Bai Juyi non restò che scrivere poesie ancor più tristi.

Questa di seguito è una delle mie preferite, perché anche se malinconica, è molto delicata; si chiama: Il fiore non è fiore.

 Il fiore non è fiore,

la pioggerellina non è pioggerellina.

Arriva nel cuore della notte,

se ne va alle prime luci dell’alba.

Arriva come un sogno di primavera – quanto durerà?

Se ne va come una nuvola mattutina, senza lasciare traccia.6

1 Questa in realtà viene da I monologhi della Vagina, opera teatrale di Eve Ensler. Davvero illuminante.

2 Lala è un termine cinese colloquiale per indicare le lesbiche.

3  Grazie al blog Caratteri Cinesi di China Files per le traduzioni degli articoli di Li Yinhe, cui ho ampiamente attinto per la stesura di quest’articolo (qui: http://carattericinesi.china-files.com/?p=84&p_a=13 ). L’originale potete trovarlo, in cinese, qui: http://blog.sina.com.cn/s/blog_473d533601017oab.html

4 206 a. C. – 220 d. C.

5 618 – 907 d. C.

6  Traduzione di Serena De Marchi.

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2 thoughts on “L’amore ai tempi del Dragone: Appunti sparsi sulla vita amorosa degli abitanti della Repubblica Popolare Cinese

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